“Ho preso un treno. E ora ho la certezza che il prossimo che prenderò sarà per andar via…”

30 settembre- viaggio d’andata

Ho preso un treno. Ho preso da Rometta a Messina, con: un trolley, 10 quadri 50×70, una borsa-valigia.Carica come un ciuccio. Ma piena di buone intenzioni. Devo andare in Italia. Ho scoperto così che stazione marittima e stazione centrale benché comodamente collegate non mi servono a un bel nulla. Bluferries per i pedoni NON parte più per l'Italia. Solo treni passano di la. E partono dalla stazione centrale.
Soluzioni ( da chi sta seduto dietro la scrivania con la calcolatrice perché tutto deve essere produttivo, a decidere i destini altrui): Andare in taxi/autobus/ tram/a piedi alla Caronte (traghetti privati) a un km a linea d'aria, ma che poi scaricandomi a villa avrei dovuto raggiungere la stazione…

In taxi, autobus, a piedi?! Andare a prendere i mezzi veloci, aliscafi. E gli orari?
Ho una prenotazione da villa San Giovanni. E quando arrivo? Arriverò? Boh?!
Panico. Ok! Ho capito. Era una prenotazione per andare a quel paese…. Io e tutto il cucuzzaro! Ma possibile?! Al danno la beffa: ho in tasca un biglietto regionale non utilizzato e non posso prendere il treno che, per pura coincidenza, dalla stazione centrale dalla Sicilia va in Italia. Una delle soluzioni. Devo farne uno nuovo, nazionale. Ho pensato se fossi una anziana nonna che vuole andare dai nipoti costretti a vivere lontano da qui? Anziana oppure incinta oppure con le stampelle come mi è accaduto una volta e comunque senza la forza e l'energia e l'incazzatura che ho di caricarmi come un ciuccio e fare avanti e indietro?! Ecco, mi sento una idealista idiota. Il serbatoio 513(?!) incendiato a 20 km da casa inquina a vista e oggi, dover raggiungere l'Italia, con mille difficoltà sono il sigillo della sconfitta.
Ho perso. E così ho la certezza che il prossimo treno, aereo, autobus, nave, ciuccio…sarà per andar via. Senza rancore. Senza rimorsi e senza rimpianti.
Senza voltarmi indietro. #quassud me lo porterò con me, perché esiste solo dentro di me. Tranne che non mi si convinca del contrario, entro un mese.
Amen

4 ottobre- Il viaggio di ritorno- Non ho chiaro se hanno spostato la Sicilia o l'Italia. Non ho capito perché in 4 giorni non hanno risolto il problema che è occasionalmente mio ma che è come se potessi averlo tutti i giorni: l’attraversamento di chi arriva in treno dall'Italia alla stazione dei treni di Villa San Giovanni e deve raggiungere la stazione dei treni di Messina, che ne ha due, 2!!! Perché attracchi nelle invasature della prima stazione, la marittima che collega a piedi la stazione centrale per poter proseguire per una delle 9 province dell'isola. Non è che tutti vivono a piazza Cairoli. Carusi, peggio dell'andata. Per fortuna sono meno carica dell'andata poiché le 10 tavole 50×70 sono rimaste con quei meravigliosi ragazzi che ho incontrato a Paestum. Perciò: Sabato e domenica, eventualmente, non viaggiano i mezzi veloci. E oggi è sabato. Hanno tolto la "zattera" FS e questo lo sapevo mio malgrado. Il gentile personale FS a bordo mi suggerisce la soluzione i privati, la Caronte. Oppure potrei aspettare lunedì. O attraversare a nuoto... E non a stile rana! E manco stile delfino, ma bensì stile grillo! Così mi candido a imperatrice del regnodiquelcheresta delle due Sicilie fatta a brandelli giorno dopo giorno sotto i miei occhi. Oppure, perché sono tornata di sabato, anzi, perché sono partita?!? Peggio per me, restavo a casa e così non rompevo i cabasisi a destra e manca con questo pobblemadelleinfrastrutture. Non ho mai voluto e non vorrò nemmeno in futuro il ponte. Ma come avevo anticipato ribadisco e sottoscrivo, bisogna avere il coraggio di andar via anche a 44 anni, dopo aver subito il fascino, essere stata sedotta aver amato con tutta me stessa questa isola fino a restare intrappolata nella spirale del "io ti aiuterò, io ti cambierò" Questa terra è abitata e governata, seppur su delega, da noi, è a me, a noi che chiedeva aiuto in lacrime Rosaria Costa Schifani, la moglie del poliziotto ucciso fra gli altri con Giovanni Falcone. « Io, Rosaria Costa, vedova dell'agente Vito Schifani mio, a nome di tutti coloro che hanno dato la vita per lo Stato, lo Stato…, chiedo innanzitutto che venga fatta giustizia, adesso. Rivolgendomi agli uomini della mafia, perché ci sono qua dentro (e non), ma certamente non cristiani, sappiate che anche per voi c'è possibilità di perdono: io vi perdono, però vi dovete mettere in ginocchio, se avete il coraggio di cambiare… Ma loro non cambiano… […] …loro non vogliono cambiare… Vi chiediamo per la città di Palermo, Signore, che avete reso città di sangue, troppo sangue, di operare anche voi per la pace, la giustizia, la speranza e l'amore per tutti. Non c'è amore, non ce n'è amore… » (Enrico Deaglio, Patria 1978-2008, Il Saggiatore, Milano, 2009, pag. 367.) Nessuno chiede perdono. L'unica in ginocchio è la Sicilia. Non c'è amore. Ha ragione Rosaria. Ho perso. E chiedo scusa a lei, a Rosaria e alla Sicilia. Anche a lei perché rappresenta la Sicilia migliore ferita e offesa. (Tranne che non mi si convinca del contrario entro 26 giorni) Purtroppo tutti mmummuriano al bar, sui tram, dal barbiere/parrucchiere, su FB e, regolarmente, prima delle elezioni tutti chiedono e tutti si impegnano solennemente e poi il grande boh! Vige l'attendismo che ci trascina di campagna elettorale in campagna elettorale. Rimpasto dopo rimpasto che è fra le parole peggiori che potevano trovare per giustificare la loro esistenza. E per fornire a noi l'alibi per poter scaricare addosso a loro ( ) genericamente, tutti e nessuno, le responsabilità. Niente. Il nulla che è complice del peggio. Così è come se fossimo già morti giusto per non avere l'impegno di morire più avanti. Amen

di Maria Andaloro