Cultura

Real Cittadella: “Musumeci porti a termine l’impegno dell’ex assessore Tusa sulla rinascita”

Vergognoso. Un solo aggettivo per definire lo stato di degrado e abbandono in cui versa da decenni un inestimabile patrimonio storico della nostra città. Vergognoso. E’ anche il termine che ci piace affibbiare al comportamento dei nostri “uomini di potere”, ai deputati nazionali e regionali, agli amministratori locali, “distratti” forse da altri interessi… meno nobili, eletti nel tempo dai messinesi. Vergognoso. E’ quanto dovrebbero dire a sé stessi, guardandosi allo specchio, quanti, con il loro comportamento, con il loro menefreghismo da “signorotti”, senza pensare al futuro delle nuove generazioni, dei loro figli, non hanno fino ad oggi voluto affrontare nella maniera più adeguata un gravissimo problema ambientale (e non solo) che, se risolto, avrebbe fornito già da decenni un fondamentale vantaggio alla crescita socio-economica e turistica di tutta la nostra città.

La Real Cittadella realizzata dall’architetto militare fiammingo Carlo de Grunembergh (detto “Il Norimberga” in maniera semplificata), i cui lavori di edificazione iniziarono il 22 aprile 1680 e si conclusero il 31 dicembre 1686, rappresenta infatti per Messina una grande occasione perduta… Un patrimonio storico-architettonico che, se ben custodito e giustamente utilizzato, come avviene per molto meno in altri Paesi del Mondo, avrebbe potuto garantire, oltre che splendore all’intera zona falcata, un forte richiamo turistico e quindi una inesauribile fonte occupazionale per tante generazioni.

Del sito, sulla cui storia non ci soffermeremo visto che sono già stati scritti tanti volumi, restano ancora visibili e potenzialmente fruibili, molte parti di una certa importanza. Ma il tutto, ahimè, “giace” letteralmente sepolto da rifiuti, erbacce, totale incuria, pericoli, abusivismo di ogni tipo… Dall’oblìo.

Non ci sono parole, quindi, per sottolineare quali vantaggi avrebbe potuto apportare alle nostre genti, nei secoli, un giusto “sfruttamento” dei bastioni e di quella magnifica struttura “dimenticata” in riva allo Stretto, tra l’altro in una eccezionale posizione dal panorama ineguagliabile.

Per fortuna, però, c’è chi, negli ultimi 20 anni, ha cercato di tenere ancora accesi i fari (o un lumicino…) su quel “nodo”, in un certo senso “lugubre” (ama definirlo questo cronista che non accetta la morte della propria città, ndr), nella speranza che venga finalmente sciolto. Come da un “incantesimo”. Per tale ragione, sabato e domenica si è regolarmente svolto l’annuale appuntamento storico e di denunzia del vergognoso stato di abbandono della Real Cittadella.

La grandiosa fortificazione è stata al centro di una “due giorni” organizzata dall’Associazione Amici del Museo, dal Movimento Vento dello Stretto e dalla Z’da – Zona d’Arte ad Alto Rischio di Contaminazione – Zona Falcata, in occasione del 158° anniversario dell’eroica e ultima strenua difesa della fortezza bastionata. Dopo un incontro tenuto sabato sera nel Salone delle Bandiere di Palazzo Zanza (“La Real Cittadella di Messina: passato, presente e futuro”), ieri mattina è stato e offerto un omaggio floreale alla statua di Carlo di Borbone a piazza Cavallotti, prima di iniziare una visita guidata dallo storico Franz Riccobono a una parte della Real Cittadella con ulteriore deposizione di altri fiori alla memoria dei Caduti presso la lapide del generale Gennaro Fergola e al Bastione Santo Stefano.

“Ci auguriamo – ha ribadito nell’occasione Riccobono – che il Governo del Presidente Nello Musumeci possa portare a compimento quanto era stato annunciato nei mesi scorsi dall’assessore regionale dei Beni Culturali e dell’Identità Siciliana, Sebastiano Tusa, recentemente scomparso in un incidente aereo: quei lavori di recupero ambientale e storico-architettonico, cioè, che darebbero un nuovo volto e lustro alla nostra città. Intanto, però, sarebbe opportuno che, chi di competenza, intervenisse su tutta l’area in questione quantomeno per ripulirla, bonificarla ed eliminando, attraverso controlli mirati, la possibilità di realizzare ulteriori discariche a cielo aperto, oltre l’abusivismo”.

Cesare Giorgianni