Debito da 1350 euro. L’Asp: “Deve pagare l’Università”

"Il pagamento degli operatori è subordinato alle rimesse dei relativi fondi da parte dell’Università degli Studi di Messina in favore dell'Asp. Le prestazioni sono già state fatturate e sollecitate ma ancora non è pervenuta la relativa rimessa da parte dell’Università. In sua assenza, contrariamente a quanto “rivelato” dal sindacato Nursind, essendo il relativo capitolo di bilancio del tutto incapiente, proprio in quanto finanziato con le somme pervenute dal partner Università, non è possibile procedere ad alcun pagamento".

Risponde così l'Asp di Messina al sindacato Nursind, che aveva contestato la scelta di fare ricorso contro la decisione del Tribunale del Lavoro di riconoscere a quattro lavoratori un debito totale di 1350 euro (VEDI QUI).

Le somme "sono frutto della collaborazione tra l’Asp di Messina e l’Università degli Studi di Messina di cui al protocollo d’intesa sottoscritto il 12 febbraio 2013 e concordato al fine di effettuare “uno screening sulla popolazione residente nella Valle del Mela a causa della presenza di raffinerie che lo espongono a sostanze irritanti, tossiche e nocive per la salute come i metalli pesanti che possono concentrarsi nella catena alimentare”. L’articolo 5 del protocollo d’intesa prevede che “l’Università degli Studi di Messina si impegna a rendere disponibili parte delle somme previste dall’Ufficio 2 Speciale, per la corresponsione all’Asp di quanto dovuto per le attività esercitate nell’ambito del progetto, come risulteranno definite dai responsabili scientifici”.

"La circostanza che nessuna somma poteva venire pagata se prima non versata dall’Università, se sconosciuta al sindacato – replica l'Asp -, era ben nota ai nostri dipendenti i quali, in sede di ricorso per decreto ingiuntivo, hanno richiesto che il Tribunale ordinasse il pagamento non solo all'Asp, ma anche all’Università".

L'Azienda spiega anche perché finora non è stata scelta la strada della transazione: "Richiederebbe al dipendente che ha diritto ad alcune somme, lavorate, di rinunciare a parte di esse. E l’Azienda non intende chiedere alcun sacrificio a chi ha lavorato. Se il sindacato avesse avuto cognizione del contenuto dell’opposizione, avrebbe potuto constatare che in tutte l’Asp ha dato lealmente atto della situazione, rappresentando anche al giudicante l’ammontare specifico delle ore lavorate da ciascun dipendente nel progetto in questione".