sanità

La “mamma coraggio” morta prima di un intervento chirurgico alla figlia

Ci sono storie che non possono e non devono finire nel doloroso “cassetto dei ricordi” se le stesse assomigliano tanto a una pagina mai pubblicata del libro “Cuore”. Una storia struggente, tra l’altro “archiviata” forse troppo in fretta, quella della morte improvvisa di una giovane donna, fin da subito definita come uno sfortunato “caso” che ha privato soprattutto il marito e la figlia dell’affetto di una moglie e di un’amorevole madre piena di attenzioni per tutti. Una storia finita nell’oblìo per qualche tempo solo per ragioni di “opportunità”, ma che il cronista, oggi, intende raccontare per ricordare come merita una “mamma coraggio”.

Anche la comunità di Camaro San Paolo, quel mercoledì 13 febbraio, si era stretta attorno al dolore della famiglia della 43enne scomparsa all’improvviso, lunedì 11 febbraio, nonostante le cure prestatele dai sanitari all’Ospedale “Papardo”. Pure dalle parole del parroco, durante la cerimonia funebre officiata nell’affollata Chiesa di San Paolo Apostolo, era trapelata, immediatamente, grande amarezza nel descrivere il repentino e di certo inatteso aggravamento delle condizioni di salute di Daniela, che hanno poi portato al suo decesso nel breve volgere di poche ore.

Quel calcolo renale le dava fastidio e così, per evitare di rimanere bloccata in casa da una possibile colica, aveva deciso di trovare una soluzione “temporanea” che le potesse alleviare la sofferenza. “Temporanea”, certo, perché tutta la famigliola, nonostante le difficoltà economiche, era in attesa di una “chiamata” (entro febbraio, le era stato assicurato e così poi è stato, ndr) da parte di una struttura sanitaria di una città del Nord Italia nella quale la figlia avrebbe dovuto essere sottoposta a un delicato intervento chirurgico. Quella mamma, insomma, aveva “lottato” con tutte le sue forze e con caparbietà perché l’operazione fosse effettuata in tempi brevi da un plesso ospedaliero specializzato e si era mostrata, con il marito, pronta ad affrontare ogni cosa, ad ogni costo, pur di vedere sorridere la loro dolce ragazza.

Da qui la decisione della donna, dopo un’ecografia eseguita presso uno studio privato, di sottoporsi all’applicazione di uno stent ureterale nel plesso ospedaliero. Succede, però, che la stessa, rientrata a casa, inizia ad accusare fastidi che la costringono a tornare al “Papardo”. Viene quindi ricoverata per la rimozione del calcolo renale e poi dimessa. Sembra stare meglio. Ma poi si sente ancora male e torna nel nosocomio dove, nonostante l’accurata assistenza prestata dal personale medico e paramedico, le sue condizioni si aggravano rapidamente. Muore.

Si decide di far celebrare il funerale il giorno seguente solo per dare subito l’eterno riposo (dopo la cremazione) a una mamma coraggiosa che mai si era data per vinta davanti a ogni ostacolo che la sua giovane vita le aveva riservato. Soprattutto perchè arrivasse quell’attesa “chiamata” dal Nord Italia che la donna “vedeva” come una “liberazione” per l’adorata figlia sofferente. Adesso sorriderà guardandola da lassù. Tra gli angeli…

Cesare Giorgianni