Camera di commercio, il segretario generale va in pensione ma resta consulente…

Dell’ormai ex segretario generale della Camera di commercio di Messina Vincenzo Musmeci avevamo già parlato venti giorni fa a proposito degli stipendi d’oro negli Enti camerali siciliani, (vedi articolo allegato). Con i suoi 336 mila euro lordi nel 2014 Musmeci ha letteralmente scalato la vetta della classifica degli stipendi d’oro nelle Camere di Commercio dell’isola, nonché dei dirigenti regionali, ma dal 28 febbraio il segretario generale è andato in pensione. In realtà non è proprio così, perché l’Ente il cui destino è molto più incerto del tempo a marzo e la cui sorte tra accorpamenti e riforma è comunque quella di un drastico ridimensionamento, ha deciso di non poter proprio fare a meno di Musmeci, al punto di conferirgli una consulenza fino a luglio. Con delibera n°7 del 25 febbraio il commissario ad acta De Francesco, alla luce della normativa, compreso il decreto del governo Renzi che dall’estate 2014 pone il divieto per gli incarichi a quanti dipendenti pubblici vanno in pensione se non a titolo gratuito e non rinnovabili, ha assegnato una consulenza a titolo gratuito, ma con il rimborso delle spese documentate, dal 1 marzo (quindi esattamente il giorno dopo il pensionamento) fino al 1 luglio. L’incarico, si legge nella delibera, è legato “specifica e comprovata qualificazione professionale di Musmeci ed alla competenza e dimostrata flessibilità nella complessa gestione di tutte le tematiche dell’Ente” e riguarderà “uno studio relativo alle questioni di rilevante interesse istituzionale ritenute meritevoli di approfondimento da parte del commissario e del nuovo segretario generale con riferimento ai temi connessi con la revisione dell’assetto istituzionale e delle prospettive di sviluppo dell’Ente”.

A prescindere dal fatto che,dopo aver scritto fiumi di articoli sulla vicenda, la situazione non sia così rosea da parlare di “prospettive di sviluppo dell’Ente”, mentre il dibattito nazionale è scandito dai tempi di una riforma che pretende accorpamenti in tutta Italia, val la pena ricordare le polemiche anche giudiziarie che stanno caratterizzando la situazione siciliana. La Camera di commercio di Messina è tra quelle che non ha inviato all’Ars i dati dettagliati relativi, ad esempio, ai numeri ed agli stipendi, l’ultimo bilancio risale agli anni scorsi ed è al centro di diatribe e ricorsi al Tar per quel che riguarda le ben note “imprese fantasma”. La stessa Vancheri, assessore alle attività produttive, ha revocato il precedente insediamento del consiglio camerale e riavviato le procedure per verificare gli effettivi numeri delle aziende iscritte. In questo calderone c’è la guerra per l’accorpamento o l’autonomia.

Probabilmente una consulenza che prevede anche i rimborsi spese ad un ex segretario che nel solo 2014 ha incassato oltre 330 mila euro è quantomeno azzardato e, sotto il profilo dell’immagine, incomprensibile. Ci spiace poi per l’interessato che non si è potuto neanche “godere” un giorno di pensione, costretto, sin dall’1 marzo a rimettersi all’opera per predisporre una relazione che aiuti l’Ente ad uscire dalle secche nelle quali è finito, peraltro, quando proprio Musmeci era in carica. In tempi di spending review queste cose fanno male a chi legge e a chi è costretto a scriverle.

Rosaria Brancato