Governo M5S-Lega, Limosani: “La nuova elite ed il futuro del Paese”

Il successo dei partiti che hanno “vinto” le elezioni del 4 marzo, la lega e i cinque stelle, si basa su due idee fondamentali. La prima, di natura politica, riguarda il carattere post-ideologico dei due movimenti. Questi partiti, infatti, ritengono ormai superata la distinzione tra destra e sinistra ed interpretano la sfera dell’agire politico come il campo di forze in cui operano attori in conflitto per il potere, lotta di gruppi per vedere difesi e accresciuti i propri benefici e per ridurre i propri costi. Anzi, secondo la vulgata populista, il conflitto più importante è tra il popolo, che loro ritengono -a torto o a ragione- di rappresentare e le élite mediatiche, economiche, finanziarie e istituzionali, che vengono percepite come oligarchie, ripiegate su se stesse, e preoccupate unicamente dei loro interessi.

La seconda idea è di natura economica. Nelle elezioni del 4 marzo hanno vinto “i partiti che hanno promesso di più”. Mille euro ai pensionati, reddito di cittadinanza per le famiglie in difficoltà, salario minimo, riduzione del carico fiscale – flat tax. Nessuno, però, si è preoccupato di dire come finanziare gli inevitabili aumenti della spesa pubblica; si è fatto solo cenno a politiche redistributive dei redditi ma poco o niente è stato detto sui fattori che possono far crescere il paese, la nostra ricchezza e quindi le entrate dello Stato.

Ora, sul primo punto il dibattito è aperto. Secondo alcuni studiosi il contrasto tra il popolo e l’élite è solo un’illusione, uno specchietto per le allodole, uno slogan efficace per una buona campagna elettorale, mentre il vero obiettivo è quello della sostituzione dell’élite, “il rimescolamento delle élite politiche” direbbe Vilfredo Pareto. A casa coloro che fino a questo momento hanno governato le diverse istituzioni, ritenuti incapaci e corrotti, per procedere al battesimo di una nuova classe dirigente. La questione vera dunque è: quale sarà la futura élite? Il tema è delicato, ma rimane il dubbio che, dal punto di vista politico, non ci sia nulla di nuovo sotto il sole.

La seconda questione è meno controversa. La gran parte degli economisti, sulla base di prove empiriche, concorda sul fatto che il problema dell’aumento del benessere della classi povere è piuttosto un problema di produzione e di conservazione della ricchezza che un problema di ripartizione. Il mezzo più sicuro di migliorare la situazione della classi povere è creare opportunità di lavoro, incentivare gli investimenti, puntare sulle nuove tecnologie, introdurre percorsi formativi innovativi.

Sulla questione economica, dunque, c’è meno da discutere e diventa necessario un cambio di rotta, una profonda revisione e integrazione delle politiche economiche annunciate in campagna elettorale se non si vuole vedere il paese imboccare la strada inevitabile del declino economico.

Michele Limosani