Omaggio a Modugno: un affresco musicale dell’artista e delle nostre radici

Un’opera corale e nel contempo un dipinto di una terra amara che pure solo i suoi figli possono amare disperatamente, intensamente, per sempre.

Un omaggio a Domenico Modugno come grande artista, padre della canzone d’autore italiana, ma anche come “cantastorie” di un Sud che si ribella e come voce di tematiche sociali.

Questo è stato lo spettacolo “Omaggio a Domenico Modugno” portato in scena al Teatro Vittorio Emanuele domenica sera da quasi 100 artisti ed organizzato da un inedito Nino Germanà con la direzione artistica e la regia di Alfredo Lo Faro e il patrocinio del Comune di Messina.

Sul palco, in un ritmico procedere sia storico che artistico, volto a ripercorrere le tappe della carriera di Modugno, si sono alternati, accompagnati dall’orchestra Sinfonietta Messina, artisti del calibro di Antonella Ruggiero, Lello Analfino (dei Tinturia), Francesco Buzzurro, Giuseppe Milici, Nonò Salomone, Riccardo Pirrone, Nicola Giammarinaro, Pietro Adragna. Attraverso la voce narrante di Salvatore Nocera Bracco gli spettatori hanno potuto fare un tuffo nella storia del Paese degli anni del dopoguerra, degli anni ’50, storie di emigranti, minatori, pescatori, storie di famiglie e di amori, di addii e di abbracci. La storia di una comunità che cambia e che affronta le battaglie per migliorarsi. Di grande efficacia in questo contesto le coreografie della Casa del Musical e di Marco Savatteri, che hanno portato in scena ora i giovani emigranti della Sicilia, ora gli impiegati degli anni del posto fisso, ora le scene del Vecchio Frack.

L’artista pugliese ha sposato una messinese e proprio dalle nostre terre ha tratto ispirazione per più di un brano, al punto da scrivere alcune canzoni in dialetto siciliano.

A sfilare, sul palco del Vittorio Emanuele, sono stati gli anni ed i ritratti della Sicilia, del Sud degli anni ’50, con la colonna sonora delle più belle canzoni di Modugno, quelle che hanno fatto cantare l’Italia. Il pubblico si è riconosciuto negli addii strazianti alla terra amara, ma anche nei brani che ripercorrono tragedie come quella nelle miniere di Marcinelle nella quale il sangue versato è quello del sud. A reinterpretare Modugno strappando applausi a scena aperta sono stati Antonella Ruggiero, Riccardo Pirrone, Lello Analfino Nonò Salamone. Raffinata ed impeccabile come sempre l’interpretazione della Ruggiero, ormai legatissima al pubblico messinese, mentre Lello Analfino dei Tinturia ha regalato agli spettatori un vero e proprio cameo, con l’interpretazione de Lu pisci spada e de La donna riccia. Analfino ha ricordato come, appena dodicenne, s’innamorò della musica trovandosi a seguire all’improvviso un concerto di Modugno ad Agrigento nell’ambito di alcuni spettacoli di denuncia per la chiusura dei manicomi in Italia. Anche il brano in ricordo della tragedia di Marcinelle ripercorre quello spirito d’impegno del grande artista. I 4 cantanti sono stati accompagnati da una straordinaria orchestra Sinfonietta Messina, diretta dal Maestro Domenico Riina che ha saputo coinvolgere il pubblico in un crescendo di armonie. Special guest quattro solisti siciliani noti a livello internazionale: oltre al già citato Francesco Buzzurro con la sua chitarra, l’armonista Giuseppe Milici, il clarinettista Nicola Giammarinaro e il fisarmocinista Pietro Adragna. Per loro applausi a scena aperta dagli spettatori.

Trascinante il finale dello spettacolo con tutti gli artisti sul palco per uno dei brani preferiti da Modugno “Vecchio Frack”, cantato anche dal pubblico in sala.

Unica pecca, tra i venti brani in scaletta, mancava Volare, senza ombra di dubbio la canzone che ha portato la musica italiana in tutto il mondo.

Uno spettacolo, un vero e proprio affresco collettivo, che merita di essere portato in tournèe. In fondo quelle valigie di cartone in mano ai ragazzi degli anni ’50 sono molto simili ai trolley dei nostri figli….

Rosaria Brancato