Giò Interdonato: “Vi racconto la magia della putìa delle anticaglie”

Accade spesso che tra passato e presente si crei una frattura che porti a pensare come se si fosse ripetutamente nell’oggi.

Con l’aspirazione ad un’illusoria immortalità, ogni epoca sfida il tempo con la consistenza degli oggetti che, se a livello personale rispecchiano individualità, in senso più generale sono portatori di informazioni storiche: eredità vivente di patrimoni vissuti.

Diventando collezioni le cose, in quanto parti di un mondo a sé, si caricano di qualità supplementari; e nel diverso posizionamento nello spazio, con buono o cattivo gusto, diventano lo sfondo da cui prendono vita le emozioni.

Come in un processo di animazione, quanto più aumentano gli sguardi che vi si posano, tanto più i loro contenuti appaiono vivi e vibranti.

Così è per la putia.

Il signor Curcuruto è uno di quelli che se lo chiami collezionista, non hai proprio capito chi sia… è un raccoglitore: gode dei suoi oggetti e non ne fa mistero!

Un appassionato e curioso che ha stipato una serie incredibile di arnesi acquistati, trovati e ricevuti; antichi attrezzi agricoli ed artigianali, strumenti di arti e mestieri, attrezzature domestiche per la cucina, l’illuminazione, quadri, oggetti di culto, articoli rari e preziosi quanto comuni e dozzinali di ogni angolo del mondo che ha avuto il piacere di visitare; un accumulo di tanti pezzi omogenei, slegati e confusi: sono vasi, brocche, strumenti bellici, frammenti e reperti d’ogni tipo…

La bottega è concepita perché riporti alla concretezza della realtà domestica; l’acre afrore tipico delle cantine, i mattoni a vista con chiodi sparsi a sostegno di improvvisati ripiani… é l’atmosfera delle migliori cucine storiche!

Il movente di tutto ciò? La polemica si insinua ed è legittima!

I beni non soddisfano solo i bisogni.

Il Feng Shui sostiene che la stessa disposizione sia rivelatrice della personalità, parli simbolicamente e segretamente di ansie e desideri, di mancanze e di ossessioni…

Eppure, a ben vedere, il fervore che si cela è un impulso che riflette più di una semplice passione…

Tanto l’avaro quanto il collezionista sottraggono alla circolazione l’oggetto del loro desiderio; ma se davvero il desiderio è l’essenza dell’uomo, l’energia vitale che lo anima, lo stato insaturabile e insaziabile, allora ogni raccolta che si rispetti è destinata per sua natura alla stessa inesauribilità; e se desiderare significa sentire la mancanza delle stelle, e le stelle, non si possono né toccare né tanto meno possedere, qual è allora il senso del desiderare?

Che incanto c’è nel collezionare!

Giò Interdonato

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