“Io voglio essere libero”. A tu per tu con Dejen, 19enne eritreo ospite del PalaNebiolo

“Per arrivare in Italia ho attraversato cinque Stati ed il mare”.

Dejen ha 19 anni, è giovanissimo e sorride sempre. E’ timido ma vuole raccontare la sua storia. Lui parla, gli altri ascoltano.

Conosce l’inglese perché nel suo Paese, da una certa età in poi, tutte le scuole hanno come lingua madre l’inglese. “Vengo dall’Eritrea, esattamente da Asmara, la capitale”.

Dejen si trova in Italia da 23 giorni, era a Lampedusa, poi a Pozzallo, al Centro di Primo Soccorso e Accoglienza.

Il 9 ottobre, insieme ad altri 39 ragazzi, è salito su un pullman in direzione di Messina.

Ha la sua brandina adesso, la sua asciugamano, il suo sapone per lavare i vestiti.

“Da oggi abbiamo anche gli stendini, così si evita che il vento butti giù tutto dagli alberi. Qui si sta bene, è confortevole. A Pozzallo era terribile”.

Dajen ha cominciato il suo viaggio dalla lontana Africa subsahariana. Eritrea, Etiopia, Sudan, Egitto ed infine Libia.

“In Libia mi sono imbarcato su una nave. Eravamo duecento, il viaggio è durato 24 ore. Non è stato facile, ho avuto paura. Ma io almeno sono sbarcato sano e salvo. Stare due giorni in mare è difficile, talvolta le onde erano alte e la nave si muoveva troppo velocemente, a destra e sinistra. Sì, ho pensato spesso che non saremmo arrivati”.

Il viaggio di Dejen è costato 1.600 dollari, mentre per arrivare in Libia ne ha spesi 5.400. Ma è stato proprio in Libia che Dejen ha dovuto pagare il prezzo più alto: 40.000 dollari. “Per la protezione, per uscire sano e salvo, se no lì ti sparano”.

In Italia lui vuole rimanerci. “Non so in quale città, ma voglio stare qui. Voglio studiare, voglio iscrivermi a scuola, voglio imparare. No, in questi giorni non ho potuto sentire la mia famiglia, loro sono rimasti in Eritrea. Qui ci hanno dato una scheda telefonica, ma non ho telefono, quindi devo aspettare di poter uscire per chiamare”.

Dejen non è scappato dalla guerra, Dejen è partito alla ricerca di un futuro migliore. “No, la guerra nella mia città non c’è, ma c’è la povertà, c’è la miseria. Non c’è istruzione, non c’è futuro. Ed io un futuro lo voglio”.

L’immagine che l’Italia suscita nella sua mente è quella di un posto bello, sicuro, libero.

Freedom. Sì, cerco la libertà. Cerco una casa. So che qui staremo solo per poco, potremmo passare il pomeriggio giocando a calcio o a pallavolo. Sarebbe una bella idea, ma comunque io non vedo l’ora di poter proseguire. Io voglio essere libero”.

Veronica Crocitti

@VCrocitti