Saranno sentiti in incidente probatorio i 13 profughi che accusano gli scafisti

Sono stati convalidati gli arresti dei tre scafisti fermati dalla Squadra Mobile il 20 luglio scorso. I tre giovani tunisini, Hicham Rjab, Mohammed Zahi, entrambi di 37 anni e Karouf Aref, 30 anni, sono rinchiusi nel carcere di Gazzi con l’accusa di essere stati al timone del peschereccio partito dalle coste libiche il 17 luglio scorso con 700 persone a bordo, e di aver causato la morte di almeno 19 persone, intossicate dal monossido di carbonio. Tra loro, anche Ahmed, il bimbo siriano annegato a Malta, mentre il peschereccio veniva soccorso dalla petroliera Torn Lotte che poi ha condotto i profughi a Messina, i cui funerali sono stati celebrati qualche giorno fa al Municipio. Ad accusare i tre ci sono i racconti di tanti profughi accalcati in quel peschereccio. Di loro, soltanto 562 sono arrivati a Messina. I tre tunisini sono stati interrogati dal gip Monica Marino che ha convalidato il loro arresto ed emesso ordinanza di custodia cautelare per favoreggiamento dell’immigrazione clandestina e omicidio colposo plurimo. Hanno tutti risposto al giudice, tranne Rjab Hichman che si è avvalso della facoltà di non rispondere. I loro difensori, gli avvocati Marcello Blanca, Giuseppe Floresta e Francesco Cardaci, hanno chiesto al Gip Marino l’incidente probatorio per sentire i 13 profughi che accusano i tunisini. Probabilmente nei giorni centrali di agosto, se il giudice accoglierà la richiesta, toccherà quindi ai testimoni ricostruire la traversata dell’orrore, affollati e stretti tra la stiva e il ponte del peschereccio, in preda all’orrore e le violenze della lotta alla sopravvivenza per conquistare un poco d’aria su una zattera in pieno mediterraneo, in preda alla sete e alla fame. Essendo stati riconosciuti come gli scafisti, ai tre viene contestata la responsabilità della morte dei 19 profughi intossicati, segnalati dall’autorità maltese. A cinque stranieri, invece, la Polizia di Messina contesta anche la morte degli altri profughi. Sono più di 60, infatti, le persone che sarebbero annegate a Malta, o quelle accoltellate o gettate a mare nel caos scoppiato sulla nave, durante la traversata. L’ennesima strage nelle acque del Mediterraneo. Pochi giorni fa un cadavere è riemerso al largo di Agrigento. Si tratterebbe proprio del corpo di una delle 700 persone a bordo del peschereccio. La procura agrigentina ha già disposto l’autopsia.