Il “solito idiota” Fabrizio Biggio: “Una pausa per preservare la libertà espressiva”

In coda ai primi due (fiacchissimi) giorni di festival arriva a Taormina il “solito idiota” Fabrizio Biggio per risollevare le sorti di un canovaccio già divenuto particolarmente monocorde. Giunto in Sicilia senza il sodale Francesco Mandelli (bloccato da un problema alla voce), Biggio si presenta al festival annunciando un periodo di pausa per “I soliti idioti” dopo le ultime fortunate stagioni tra MTV e grande schermo: “Quel che più conta in ogni discorso artistico è la libertà di espressione, penso soprattutto al caso di Charlie Hebdo: riflettere troppo sui gusti e le tendenze del pubblico può portare a conformarsi eccessivamente. Quando abbiamo iniziato avevamo a disposizione una fascia oraria, la terza serata, perfetta per sperimentare senza alcun tipo di censura. Con Mandelli abbiamo affrontato ogni tema possibile, dall’omosessualità alla religione, con la consapevolezza di dover scrivere ed interpretare un discorso fresco ed innovativo. Fermarsi per un periodo può essere utile per ripartire con progetti liberi da mere speculazioni di carattere economico”.

Inevitabili i riferimenti ad uno dei personaggi più celebri della coppia, il perfido e qualunquista Ruggero De Ceglie: “Gli italiani sanno ridere di se stessi, Ruggero possiede tutti i difetti dei nostri connazionali. La comicità dei “Soliti idioti” deriva chiaramente dalla grande commedia italiana; scontata l’ammirazione anche per progetti comici ineguagliabili come quello degli inglesi Monty Python. Solo la libertà nella sperimentazione può condurre a qualcosa di veramente gradevole”.

Biggio non lesina anche alcune critiche al mondo del cinema italiano durante la lezione del PalaCongressi: “Il nostro progetto divide il pubblico in due opposti schieramenti: molti continuano comunque ad amarci incondizionatamente nonostante le pesantissime critiche piovuteci dal mondo degli intellettuali e dei benpensanti. Nel nostro ultimo film, “La solita commedia”, abbiamo provato ad elaborare dei costumi sofisticati per tutti i personaggi senza ricevere alcun tipo di apprezzamento da parte delle giurie dei maggiori premi nazionali. Probabilmente in Italia si è apprezzati solo con i film drammatici, la commedia è ancora un genere di serie B”.

Domenico Colosi