Nastri d’Argento, il racconto della 72esima edizione

Sulla 72esima edizione dei Nastri d’Argento 2018 al Teatro Antico di Taormina si è già molto scritto, anche su questa testata, in termini di oggettivo resoconto delle premiazioni, e cercherò di ripetermi il meno possibile , riportandone invece le personali impressioni (e senza far riferimento alcuno ai nastri consegnati a Roma). Il Sindacato Nazionale Giornalisti Cinematografici Italiani, capeggiato da Laura Delli Colli si è espresso per lo più in maniera convincente, particolarmente per l’aspetto concernente il trionfo di Dogman, anche a mio avviso meritevole, in particolare quale miglior film dell’anno, migliore regia, (a Matteo Garrone), ma anche per il riconoscimento quali migliori attori agli straordinari Marcello Fonte e Edoardo Pesce e per la migliore scenografia a Dimitri Capuani.

Se Dogman ha giustamente stravinto – e anche a Cannes aveva riportato una lusinghiera premiazione attraverso quella maschera sorprendente che è Fonte,nei panni del “canaro della Magliana”- rimane ingiustamente quasi a bocca asciutta Luca Guadagnino con il suo Chiamami col tuo nome, lungometraggio probabilmente eccessivamente patinato, ma che avrebbe ben potuto contare almeno sulla migliore sceneggiatura, andata invece a Paolo Sorrentino e Umberto Contarello per Loro, sicuramente sopravvalutato, tranne che per i meritati riconoscimenti alle straordinarie interpretazioni di Elena Sofia Ricci – che emozionatissima ha ricordato la madre Elena Ricci Poccetto prima scenografa italiana – nella parte di Veronica Lario, e Riccardo Scamarcio e Kasia Smutniak, quali attori non protagonisti. La commedia di Riccardo Milani Come un gatto in tangenziale, ben confezionata, sulle divaricazioni sociali che ammorbano anche i nostri tempi, era in effetti meritevole del novello riconoscimento, andato anche quali protagonisti a Paola Cortellesi e Antonio Albanese per la loro brillante resa. Anche Ammore e malavita dei Manetti Bros ha portato a casa giustamente i premi per la musica e miglior canzone, rispettivamente a Pivio e Aldo De Scalzi e Nelson, e Serena Rossi, Gianpaolo Morelli e Franco Ricciardi per Bang Bang; all’attrice presente nel cast del menzionato lungometraggio, Claudia Gerini, per la sua partecipazione anche a A casa tutti bene e Nove lune e mezza è andato il premio Nino Manfredi, consegnato dalla moglie Erminia. Ligabue è stato premiato per Made in Italy ed in particolare per il miglior soggetto ed è salito sul palco, dunque, non in qualità di rocker, ma per ritirare il riconoscimento, unitamente a quello importato da Hollywood, Hamilton Behind the camera award”. Il direttivo del sindacato ha anche pensato ad un premio per il quarantennale di carriera attoriale di Massimo Ghini e per Nome di donna, a Cristiana Mainardi per il soggetto,a Lionello Cerri per la produzione, a Marco Tullio Giordana per la regia e a Cristiana Capotondi per l’intensa interpretazione di una donna molestata sul lavoro,che riesce a rompere il muro di omertà,denunciando le violenze subite. Edoardo Leo è stato poi omaggiato per le speciali performances attoriali 2018, sia in Smetto quando voglio. Ad honorem che in Io c’è e per la sceneggiatura di quest’ultima opera ha meritatamente ricevuto il premio “Persol – Personaggio dell’anno” –. Premi tecnici sono stati poi quelli, apprezzabili, a Gianfilippo Corticelli per la fotografia per Napoli velata di Ferzan Ozpetek, quello per i costumi a Nicoletta Taranta per Agadah e per il sonoro in presa diretta a Maricetta Lombardo per A ciambra. Sembra sia stato un anno speciale per la cinematografia italiana(secondo me tale valutazione è eccessivamente entusiastica) celebrata anche con il nastro Argentovivo cinema and ragazzi a Gabriele Salvatores, quale autore de “Il ragazzo invisibile – Seconda generazione”, a Paolo Virzì per Ella and John e Vittorio Storaro per La ruota delle meraviglie. Infine, i premi “Guglielmo Biraghi” per gli esordienti ad una brillante Euridice Axen per Loro con assegnazione di borsa di formazione del “Nuovo Imaie 2018” e per la giovane sceneggiatura ai fratelli Fabio e Damiano d’Innocenzo, vincitori anche per la migliore opera prima per “La terra dell’abbastanza”; il premio Graziella Bonacchi poi è toccato a Luigi Fedele per “Quanto basta”.

Ancora, devo però segnalare di non avere potuto seguire la premiazione in modo empatico per l’infelice postazione riservata per l’evento, cioè in gradinata numerata, ad una distanza che non mi ha reso possibile una interazione. In chiusura ricordo che la serata, condotta da Carlotta Proietti senza particolare appeal, e che non sarà certo ricordata come memorabile, è stata ripresa dalla RAI e andrà in onda in differita il 6 luglio su RAI1 e in Mondovisione con RAI Italia, dopo lo speciale, il 4 luglio su RAI Movie.

Tosi Siragusa