“Niente, più niente al mondo” rivela “Che cos’è il teatro”

Né l’una né l’altro saranno entusiasti. Personaggi estremamente singolari e “diversamente giovani” entrambi per essere accostati. Ma si stimano da tempo e sono entrambi intelligenti, capiranno.

Lei, Patrizia Baluci, attrice sanguigna di teatro da sempre e regista attuale del lavoro scritto da Massimo Carlotto “Niente, più niente al mondo” monologo per un delitto, che interpreta come da programma alla Sala Laudamo qui a Messina, ieri, oggi e domani (domenica)

Lui, Gigi Giacobbe, da un po’ prima di sempre innamorato del palcoscenico e relative rappresentazioni, che pennella su giornali e riviste raffinati articoli di critiche d’arte e di teatro contemporaneo, cedendo alla tentazione di scriverci su anche dei libri.

“Che cos’è il teatro?” (Armando Siciliano Editore), l’ultima recentissima e arguta fatica libraria di Gigi Giacobbe, è una raccolta di interviste focalizzate sulle risposte di una miriade di personaggi di teatro famosi che ne hanno respirato la polvere, alla domanda su cosa sia e rappresenti per loro il palcoscenico. Palcosceni

co da cui hanno avuto tutto, gioie e dolori, ed al quale hanno dato tutto, anima e corpo. E non solo perché “il teatro ci dà da mangiare”, come esprime cinicamente Eimuntas Nekrosius (a pag. 120 del libro-intervista) regista lituano di un Macbeth magistrale nel 1998 o perché “il teatro è una menzogna che diventa uno strumento per dire la verità”, come esprime da Parigi (nel 2008, a pag.112) il messinesissimo Nino Montalto. Non solo per questo, perché chi fa teatro, sia chiaro, resta impigliato nella rete.

Ed è proprio Patrizia Baluci, novella Medea, che si presenta in scena macchiata nelle vesti del sangue di sua figlia appena da lei uccisa, formidabile nell’interpretazione di “Niente, più niente al mondo”, che dà a Gigi Giacobbe che la intervista la risposta più completa e comprensibile al pubblico degli spettatori. E non lo fa solo nell’intervista, anch’essa del 2008 (a pag. 26 del libro). Lo fa molto più incisivamente nel suo monologo, esprimendo la sua corporeità, la propria “reale, autentica necessità a fare Teatro, la spinta a farlo”.

Nel suo pezzo di grande teatro, qui nella sua Messina, alla Laudamo. Interpretando una donna modesta con un inevitabile domani grigio mitigato dal vérmut, uguale a ieri. Con una reazione folle alla scoperta che neanche la figlia ventenne, nella quale aveva proiettato le sue speranze di riscatto, sarebbe sfuggita ai tentacoli avvolgenti di una vita ordinaria, superficiale e monotona. Incontenibile necessità di offrire al pubblico uno spettacolo da non perdere. Coinvolgente, asciutto e vibrante nell’interpretazione… se no, come esprime la stessa Patrizia Baluci in quella autentica miniera di testimonianze di addetti ai lavori che è il libro di Gigi Giacobbe, chi ci costringe a farlo?

Franco Arcovito