“Sono nata il ventitré”, Teresa Mannino e la linea della palma

Il mai dismesso provincialismo da boom economico quiescente in tanti italiani porta a rievocare sempre con piacere la laurea in Filosofia conseguita dalla comica palermitana Teresa Mannino prima del suo approdo al cabaret: elegante giustificazione, probabilmente, per poter assistere a cuor sereno allo spettacolo di uno dei volti più popolari del piccolo schermo senza incresciosi sensi di colpa. Premessa forse inutile, come lo è, del resto, lo sproloquio incessante sui titoli di studio dei comici (discorsi simili vengono ripetuti spesso anche nei confronti di Checco Zalone): “Sono nata il ventitré” è un dialogo garbato e coinvolgente di una delle più brillanti cabarettiste italiane con un pubblico chiamato a confrontarsi senza remore sui piccoli fatti della vita quotidiana, dai rapporti di coppia alle vacanze estive passando per i numerosi tasselli che rendono sovente un’esperienza personale un discorso plurale.

Un torvo Sandro Mazzola messo a confronto con gli spensierati eroi moderni del rettangolo verde, la foto della prima comunione, una riproduzione della palermitana Porta Felice: Teresa Mannino percorre tutto il palcoscenico con passo lieve, pronta ad interagire con una platea in grado di scatenare inconsapevole comicità e brillanti fuori programmi. Inutile in questa sede riportare le battute più riuscite di uno spettacolo abile nel coniugare l’interminabile viaggio di Odisseo con le mattinate palermitane a bordo di una moto Ape (“a lapa”). Nessuna banalità all’orizzonte, tanto mestiere e l’impressione di poter ancora sviluppare in autonomia un discorso comico originale fin nel più insignificante dei dettagli.

In Sicilia tutto è difficile immotivatamente”, ha dichiarato Teresa Mannino ai nostri microfoni prima dello spettacolo del Vittorio Emanuele, “Vecchioni ha utilizzato sicuramente delle parole forti, ma la mancanza di amore nei confronti della nostra terra e la puntuale infrazione delle leggi hanno radici lontane, inutile interrogarci su chi abbia il diritto di pronunciare certe frasi. Probabilmente, in questo senso, dobbiamo prendere spunto da altri per conquistarci giorno per giorno una serena normalità. Ho lasciato la Sicilia per amore, a Milano mi sono resa conto di come gli stereotipi legati alla differenze tra Nord e Sud siano sostanzialmente veritieri, in fondo la sottolineatura di certe dinamiche sta alla base del discorso comico. Da qualche tempo, comunque, le differenze sono diminuite, la famosa linea della palma di Sciascia ha ormai raggiunto anche il Settentrione”. Il cabaret, dunque, come punto di svolta: “La mia unica vera fonte di ispirazione è stata la mia famiglia: ho scoperto un certo tipo di comicità solo una volta arrivata a Milano, prima di allora non apprezzavo particolarmente il cabaret. Ho sempre amato la comicità classica, da Totò ad Aldo Fabrizi, una passione profondamente condivisa con mio padre; nel panorama attuale italiano ammiro soprattutto la verve di Geppi Cucciari. In futuro mi piacerebbe realizzare un documentario sulla Sicilia”.

Domenico Colosi