Messina e i terremoti, ecco perchè la città rimane “vulnerabile”

Purtroppo servono delle “scossette” di neanche i 4 Richter per ricordarci di abitare in una delle aree a più alto rischio sismico del Mediterraneo. Era dalla mattinata del 23 dicembre del 2013, quando si verifico un sisma di 4.0 Richter con epicentro sulla scarpata della penisola di San Raineri, che sullo Stretto non si avvertiva una scossa di moderata intensità. Il terremoto avvenuto ieri sul versante nord-occidentale dell’Aspromonte ha creato solo un po' di apprensione. L’evento, davvero debole per gli standard dello Stretto di Messina, ha avuto un ampio risentimento sul territorio messinese, a causa della bassa profondità, di 19 km, e dell’alto rilascio energetico. Eppure per molti messinesi il sisma è risultato forte. Tutta colpa del fenomeno dell’Amplificazione sismica, che a Messina è molto forte, e purtroppo capace di esaltare i danneggiamenti in caso di una forte scossa, oltre la soglia del danno (magnitudo > 5.5 Richter). La città poggia, in gran parte, su terreni alluvionali, ancora poco addensati, costituiti prevalentemente da sabbie, limi, ghiaie e materiale argilloso. Nei tratti finali delle vallate dei monti Peloritani, lì dove scorrono le principali fiumare, i depositi alluvionali si collegano a quelli presenti lungo la linea di costa, formando cosi una sorta di piccola piana costiera che nei punti più ampi, nel cuore della città, raggiunge una ampiezza di nemmeno 1 chilometro. Questi depositi alluvionali, dove sorgono i quartieri centrali della città di Messina, favoriscono una importante amplificazione delle onde sismiche sul terreno, rendendo il terremoto ancora più intenso. In genere, le onde sismiche, prodotte da un sisma di grande potenziale, quando incontrano dei terreni soffici, tipo i suoli alluvionali, tendono a rallentare la loro velocità di propagazione. Tale rallentamento conduce necessariamente ad un effetto di compensazione energetica, la quale si traduce in un notevole aumento dell’ampiezza, ossia una maggiore accelerazione del terreno che dà luogo al cosiddetto fenomeno dell’amplificazione sismica.

Ciò comporta un maggiore scuotimento del terreno che può produrre dei danni davvero significativi agli edifici sovrastanti, anche in presenza di un terremoto non particolarmente forte. Il fenomeno dell’amplificazione sismica spiega perché sullo stretto anche i piccoli terremoti, con una magnitudo di 3.0-3.5 Richter, vengono distintamente avvertiti dalla popolazione, specie chi abita ai piani più alti degli edifici. Durante il violento sisma del 28 Dicembre del 1908 l’effetto amplificatore del terreno ha consentito la distruzione di gran parte delle abitazioni e delle case di Messina e Reggio Calabria. Bisogna però ricordare come i terremoti siano fenomeni naturali del tutto innocui. Basta abitare in case sicure, costruite rispettando le più elementari regole previste nelle aree a rischio sismico, per vivere serenamente e dormire tranquillamente non appena si sente una scossa. Il vero problema non sono i terremoti, ma l’ipocrisia e il fatalismo di noi cittadini che solo a tragedia avvenuta ci sentiamo consapevoli del rischio concreto che bisogna affrontare, in modo razionale ed intelligente. Come da decenni sono in grado di fare in paesi come il Giappone, la Cina, Taiwan, la California, e più recentemente in Cile e Turchia, dove ormai terremoti ben più intensi di quelli che hanno colpito l’Umbria, il Lazio e le Marche non fanno più vittime.

Daniele Ingemi