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Terzo Livello, motivazioni sentenza Barrile: il telefono la mia condanna

Alessandra Serio

Terzo Livello, motivazioni sentenza Barrile: il telefono la mia condanna

martedì 28 Gennaio 2020 - 07:30
Terzo Livello, motivazioni sentenza Barrile: il telefono la mia condanna

I giudici: prova dei reati nelle intercettazioni. Quando Ardizzone la rimproverava per i dialoghi in libertà e il pescestocco- Genovese

“Sì ho capito Emilia, ricordati sempre su quale cazzo di telefono hai in mano! Perché se lo fai con me lo fai pure peggio con gli altri! Così chi deve sentire sente.” Così Marco Ardizzone redarguiva Emilia Barrile, al telefono, facendole notare che forse stava “parlando troppo”. Non è l’unica volta che l’uomo, condannato insieme all’ex presidente del consiglio comunale di Messina alla fine del processo Terzo Livello e ritenuto la vera “mente” del “sistema Barrile”, redarguisce la lady di Palazzo Zanca. “Ma puoi evitare di fare nomi visto che ancora sei al Comune, visto che vi misiru i cimici, cazzi e mazzi”, le dice un’altra volta.

Ardizzone aveva ragione, e la Barrile pare non averlo ascoltato abbastanza. Perché a costare a entrambi la condanna, dicono i giudici del Tribunale di Messina, sono proprio le conversazioni di Emilia, intercettate dagli agenti della DIA che il 2 agosto 2018 l’hanno messa ai domiciliari. La I sezione Penale, nelle quasi 300 pagine in cui motivano la sentenza emessa il 22 ottobre 2019, spiega chiaramente che la gran parte delle prove delle accuse si trova proprio nelle parole della stessa Barrile. In questo la Corte presieduta dalla dottoressa Silipigni è d’accordo con la Procura, che proprio nelle intercettazioni aveva trovato la prova dei propri sospetti.

Ardizzone e la Barrile per meglio discutere dei propri affari, visto che lui opera a Subiaco, nei dintorni di Roma, adoperavano una coppia di sim intestata ad una terza persona. Anche quella una precauzione che non è bastata. Perché gli investigatori dell’Antimafia sono riusciti ad intercettare anche quelle conversazioni, svelando la complessa trama di rapporti che si muovevano intorno la più eletta alle penultime elezioni amministrative (alle ultime, pochi mesi prima degli arresti, la Barrile rimase fuori dal consiglio per una manciata di preferenze).

Era per telefono che la Barrile raccoglieva le richieste che le arrivavano da tanti suoi elettori, era per telefono che intesseva rapporti con personalità del mondo degli affari che avrebbero potuto accrescere ancor più il suo peso politico.

Come con Sergio Bommarito, patron della Fire, che si rivolge alla Barrile per ottenere il pagamento del credito vantato nei confronti dell’Amam e per una pratica edilizia relativa alla propria villa. In cambio la Barrile, scrivono i giudici, ha chiesto altri favori. Come l’assunzione della figlia: prima in banca (operazione che non riesce malgrado abbia anche l’appoggio di Francantonio Genovese). Poi alla stessa Fire. E’ lo stesso Bommarito a proporlo all’esponente politica “Tagliamo la testa al toro, provvedo io, e ce ne fottiamo anche dell’amico”, gli dice in sostanza il patron dell’azienda di recupero crediti.

E’ per telefono, ancora, che la Barrile parla, in più di una occasione, con gli imprenditori Angelo e Giuseppe Pernicone, padre e figlio, condannati perché troppo vicini al clan di Santa Lucia sopra Contesse. O con Stracuzzi, all’epoca impegnato nelle note vicende del Messina calcio. Stracuzzi, spiegano i giudici, vuole un convengo con Genovese.

Ed è il “solito” Marco Ardizzone a spiegare alla Barrile come deve gestire la vicenda perché il contratto tra i due venga “monetizzato” in termini di consenso.

“Noo…così velocemente no! Gli hai dato un curriculum? Ehh…tu mi chiedi una cortesia io te ne sto chiedendo un’altra subito, il politico così deve fare…Sì, sì, ripeto, tu già una cortesia gliel’hai fatta, ora lui te ne sta chiedendo un’altra, tu prima che me lo porti là, gli fai vedere il curriculum, lui prima lo assume poi andate a parlare. Poi parli prima con pesce stocco e pesce stocco ti chiarisce che questa situazione qua della commessa e via discorrendo ci devi pizzuliare pure tu. Sì sì ricominciare, se si deve continuare io voglio la riunione con lui, i soci e pure quello là, per queste cose ci dobbiamo guardare in faccia e prima di andare da pesce stocchino poi faremo un bel contrattino al signor Stracuzzi, di un commercialista, un avvocato, al quale lui da mandato esplorativo per procacciamento di affari su contratti su navi ed altro..e dopo si fa l’incontro, dopo che già il contratto esplorativo…”. Il pesce stocco in questione, dicono i giudici, è quasi sicuramente Francantonio Genovese.

Oltre che nelle conversazioni intercettate, i giudici trovano conferma delle accuse anche nelle dichiarazioni di diversi testimoni, sentiti in aula durante il processo. Come il dipendente Amam che, davanti alla Corte, ha confermato il fatto che era noto a tutti che le coop Universo Ambiente e Peloritana Servizi erano direttamente riconducibili alla Barrile. “Lo sapevano anche i muri dell’Amam”.

Altri testimoni, invece, rischiano anche loro una indagine, visto che la Corte ha trasmesso al Pubblico Ministero gli atti della loro deposizione, perché valuti se ci sono profili di reato. Secondo i giudici avrebbero negato le pressioni della Barrile, dirette o indirette, o il suo interessamento in determinate vicende, confermato invece delle “solite” conversazioni intercettate. Sta alla Procura, quindi, valutare ora la posizione dello stesso Stracuzzi, il dirigente comunale Salvatore De Francesco, il responsabile della Temporary Orazio Giordano, ovvero la società che ha effettuato la selezione per autisti all’Atm.

De Francesco era stato contattato dalla Barrile su sollecitazione dei Pernicone, interessati a che una ditta catanese si assicurasse i servizi dello stadio e che poi avrebbe girato a loro i “sub –servizi”. C’è, more solito, da far camminare le carte in Comune, e la Barrile li invita a rivolgersi direttamente a De Francesco, che chiama preventivamente perché si renda disponibile.

Proprio mentre i Pernicone sono da lui ritelefona la Barrile, e De Francesco la rassicura sul fatto che li ha ricevuti, sull’iter, e glieli passa direttamente al telefono. Seduto al banco dei testimoni, il dirigente ha sostenuto di averli sbattuti fuori. Le telefonate raccontano tutt’altro, scrivono i giudici.

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3 commenti

  1. Bastava ascoltarla durante le interviste per comprendere che il suo potere proveniva da tutt’altra fonte che la competenza. Era imbarazzante nei contenuti e nella forma.

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  2. MARCUS TULLIUS CICERO 28 Gennaio 2020 08:52

    Ove venisse confermato con sentenza definitiva, vorrrebbe dire che la Barrile aveva delle opportunità per agire correttamente e legalmente per il bene di Messina ed invece ha scelto diversamente. Peccato.

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  3. Purtroppo il Sindaco De Luca ha ragione in tutto!!!

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