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La Messina Archery Team punta sui giovani e “cerca una casa per il tiro con l’arco”

MESSINA – “Concentrazione e controllo sono alla base del tiro con l’arco. L’arco non è un’arma ma una disciplina olimpica”, racconta Daniela Potoschi, tecnica della Messina Archery Team. L’associazione, presieduta da Giuseppe Tamà, nata da meno di un anno, a gennaio 2022, vuole puntare sul settore giovanile, facendo conoscere la disciplina ai più piccoli. Inoltre, alcuni tecnici della struttura hanno in programma di frequentare un corso per allenare i disabili. L’obiettivo, in prospettiva, è coinvolgere in allenamenti e gare le persone con disabilità. Ma una priorità è risolvere il problema della sede.

La Messina Archery Team si allena presso la chiesa dei salesiani di San Matteo a Giostra e nonostante le difficoltà la realtà sta crescendo come numeri e ottenendo anche risultati di rilievo sul piano agonistico. Recentemente ricordiamo la partecipazione a livello nazionale di Antonella Comunale al Trofeo Coni dove, con la rappresentativa siciliana, si è classificata sesta. Le soddisfazioni arrivano anche da atleti che non fanno risultato ma che provano il piacere di cimentarsi nella disciplina, come successo qualche settimana fa con due settantenni in pensione.

Da sinistra Pietro Orifici, Daniela Potoschi, Emanuela Candela, Antonella Comunale, Carlo Francesco Sauta, Martina Sauta e Chiara Fucile

L’Archery Team non è l’unica realtà di Messina e provincia di tiro con l’arco. Ci sono, sempre in città, il Toxon Club e, in provincia, la Pama Polisportiva e Sikelia a Milazzo, il Baupark Archery Team di Barcellona Pozzo di Gotto, l’Arco Club Serro di Villafranca Tirrena, l’Asd Arcieri dei Nebrodi a Torrenova.

Obiettivi e difficoltà della Messina Archery Team

Daniela Potoschi, da quando aveva 9 anni, pratica tiro con l’arco e ora che ha passato i 50, ed è entrata nella categoria Master, ha deciso di allenare. “Ho avuto tante soddisfazioni, dai 15 ai 21 anni sono stata nel gruppo della nazionale, con cui ho fatto diverse gare. Crescendo – spiega Potoschi – il tiro con l’arco è sempre rimasto nella mia vita e da qualche tempo ho deciso di insegnarlo, divulgarne la pratica soprattutto ai ragazzi. Perché in Sicilia, nella zona orientale soprattutto, non c’è molta attenzione al settore giovanile”.

La Messina Archery Team si allena nel cortile di San Matteo. I religiosi hanno aperto le loro porte agli allenamenti dell’associazione, che si trova benissimo, ma il posto è limitante. Il bersaglio massimo lo si può posizionare a 50 metri, meno della distanza fissata per alcune categorie. “Per allenarci a volte ci spostiamo da altre società della provincia. Non resta che comprare un terreno”.

Il tecnico Daniela Potoschi dà le giuste indicazione ad una sua atleta

La responsabile tecnica Potoschi arriva a questa conclusione dopo aver fatto diverse richieste al Comune di Messina e all’Università per avere a disposizione un campo di allenamento. Ma allo stato attuale non si è trovata una soluzione. “La nostra disciplina è indicata per la pratica di atleti disabili, anche amputati e ciechi, e nonostante questo non abbiamo mai ricevuto risposte”. La Archery Team partecipa al progetto promosso da Sport e Salute, d’intesa con il Dipartimento per lo sport, e dal ministero dell’Istruzione, per promuovere l’attività fisica e sportiva. Il progetto permetterà ai tecnici federali delle discipline affiliate al Coni di affiancare nelle scuole i professori di educazione fisica.

La disciplina del tiro con l’arco

Il tiro con l’arco è una disciplina che si pratica tutto l’anno. Nel periodo invernale, da ottobre a febbraio, si tira indoor con bersaglio fisso per tutti a 18 metri. Dopo inizia la stagione all’aperto outdoor, che prevede bersagli a diversa distanza per le categorie in base all’età: Giovanissimi (dai 9 anni) 25 metri, Ragazzi (dai 12 anni) 40 metri, Allievi (dai 15 anni) 60 metri, Junior (dai 18 anni) e Senior (dai 21 anni) 70 metri e infine Master (dai 50 anni) 60 metri.

L’ultima arrivata, a fine agosto, in casa Messina Archery Team: Simona Quartarone

“Molto lo fa la concentrazione – racconta Daniela Potoschi – imparando i gesti tecnici (tendere l’arco, preparare il muscoli, prendere la mira), dopo diverse sedute di allenamento e automatizzandoli. Concentrazione e controllo diventano fondamentali per ripetere all’infinito sempre lo stesso gesto, ricercando la perfezione e sbagliando meno possibile”. Solitamente non si inizia prima dei nove anni, perché il tendere l’arco e i movimenti possono creare problemi nelle sviluppo dei bambini. Gli archi variano per peso, che si misura in libbre, e dimensione, misurata in pollici.

Si gareggia nelle specialità dell’Arco Olimpico, che ha degli stabilizzatori e degli smorzatori delle vibrazioni sulla corsa e il mirino. Esiste anche la specialità dell’Arco Nudo, dove non viene montato nulla, non ci sono stabilizzatori e mirino. Infine c’è il tiro con l’Arco Compound, un arco meccanico con le carrucole e sistemi di leve che permette, in base alla tensione della corda, di generare più o meno potenza. Il mirino ha una lente di ingrandimento e una bolla di livella. “Questo arco è per i maniaci della precisione” spiega il tecnico Potoschi.