“Che cos’è l’uomo perché ti ricordi di lui?”. Chiusa la Settimana Teologica

“Valorizzare l’uomo: …perché le briciole diventino pane per tutti” è stato il tema cui hanno fatto capo le relazioni della terza e ultima serata della Settimana teologica 2015. Un duplice approccio, scientifico e storico/pedagogico, sui talenti dell’uomo che possono e devono essere valorizzati affinchè diventino ricchezza per l’umanità intera.

A introdurre i due relatori, il Prof. Carlo Cirotto, docente di Citologia e Istologia presso l’Università degli Studi di Perugia e il Prof. Fulvio De Giorgi, storico e pedagogista dell’Ateneo di Reggio Emilia e Modena, è stata la Dott.ssa Barbara Orecchio, Presidente Diocesano dell’Azione Cattolica, dopo una sintesi concettuale delle prime due serate.

Carlo Cirotto, quale uomo di scienza, nell’affrontare una questione che riguarda l’ambito religioso parte da un interrogativo proprio di ordine evangelico, le parabole, delle quali il Signore si serviva per parlare a tutte le categorie umane in modo semplice e incisivo, all’uomo moderno, di scienza, di cultura, parlerebbero allo stesso modo?

Il Signore – afferma il docente che prova a trasporre questo concetto in ambito scientifico – paragonava il Regno dei cieli al lievito che, aggiunto all’impasto di acqua e farina, da vita a una forma nuova, il pane, senza tuttavia annullare la natura originaria dei singoli componenti. Il regno – prosegue ancora – è come un chicco di senape che, seppur piccolissimo, origina una pianta sotto la quale gli uccelli possono trovare riparo”.

Non tradendo i principi di queste parabole, Cirotto propone un esempio nuovo, quello della crema che, durante la preparazione mediante ebollizione, attraversa una fase critica in cui si notano una distribuzione geometrica non casuale che aumenta in proporzione agli urti reciproci che avvengono mediante l’innalzamento della temperatura. Il fenomeno è spiegato con il concetto delle fluttuazioni, amplificazioni che compaiono all’improvviso e, se capaci di dare un ordine, allora servono da stimolo affinchè tantissime altre particelle (fatte di molecole di atomi) si aggreghino per dar vita a una forma nuova; quello che succede con l’effetto del battito delle ali di una farfalla nell’America meridionale che si pensa possa provocare un uragano in Florida.

Il senso di questa speculazione scientifica, ricondotta alla riflessione religiosa, è che non è possibile identificare una logica nei processi associativi di questi fenomeni, così come una semplice azione positiva da parte dell’uomo, possa dar vita a un miracolo (come nel caso della moltiplicazione dei pani e dei pesci).

Nel Vangelo – sostiene Cirotto – vengono descritte semplici fluttuazioni positive che, amplificate poi dal Signore, valorizzano l’uomo. La missione del cristiano, dunque, risiede nella disponibilità a compiere piccoli gesti, indipendentemente da ciò che potranno generare grazie alla grazia divina, ma che andranno a beneficio degli altri”.

In ambito diverso, invece, si è mossa la riflessione del Prof. De Giorgi il quale, attraverso un’analisi storica dei processi educativi, ha voluto metterne in luce l’utilità per ricavarne indirizzi di azione utili in tutti i contesti della vita, relativamente alla diade persona/umanità, che sta alla base del pensiero contemporaneo.

Lo storico prende come riferimento la Pontificia Costituzione Iustitia et pax per analizzare i problemi relativi all’educazione non in maniera autoreferenziale, ma etica e misurata ai problemi globali della questione sociale.

In un lungo arco temporale che va dal secondo dopoguerra fino ai giorni nostri, passando per alcune tappe fondamentali quali la costituzione dell’ONU, dell’UNESCO e secondo l’Art. 26 della Dichiarazione Universale dei Diritti dell’Uomo, De Giorgi afferma che: “Nessuno, in coscienza, può accettare lo sviluppo di alcuni paesi a discapito di altri; tutti i popoli dovrebbero attuare un’etica della solidarietà, avendo vivo il senso di appartenenza alla famiglia umana”.

In seguito alla costituzione del Welfare State, assistiamo a una diminuzione delle disuguaglianze sociali, parimenti a una crescita economica che sottende una ridistribuzione della ricchezza; la crisi delle grandi ideologie politiche porta a un’egemonia di quelle economiche che sagomano le società e il loro immaginario. L’evoluzione storica del diritto all’istruzione subisce un’importante e drastica svolta che, facendo appello alla qualità, porta a una crescita degli individui scolarizzati ma anche a un indebolimento dei diritti sociali. Gli effetti di tutto questo sull’educazione sono un’opposizione al centralismo dei sistemi scolastici, la riduzione della spesa pubblica nella scuola e la privatizzazione dell’istruzione secondaria e universitaria, incorporata nelle logiche di competizione/efficienza del mercato globale.

Secondo De Giorgi, insomma, serve essere consapevoli dello scontro globale che si è verificato e, affinchè l’umanesimo non sia uno slogan vuoto, bisogna avere chiara la direttiva di azione: “Operare in campo educativo un passaggio a un nuovo umanesimo come neo personalismo globale – afferma – vuol dire pensare all’educazione della persona relativamente ai suoi diritti, all’educazione, a tutti i valori del genere umano (pace, giustizia planetaria e biosfera) e all’educazione di tutti gli educatori”.

A conclusione dei lavori Mons. La Piana, nel ringraziare tutti – dai relatori e moderatori, alla Commissione organizzatrice, all’Ufficio Comunicazioni sociali per la diffusione della manifestazione e per gli aspetti tecnici, al Sindaco per l’ospitalità e tutti i convenuti – ha fatto riferimento al ritornello della colonna sonora del video di presentazione che recita “credo negli esseri umani che hanno coraggi di essere umani”.

In questi giorni – ha detto l’Arcivescovo – abbiamo avuto saggi significativi sugli aspetti teologico, artistico, filosofico, scientifico e pedagogico della ricchezza della persona umana, vere e proprie esortazioni a proiettarci verso ogni soggetto per valorizzarlo, cioè promuoverne la ricchezza e bellezza, in linea col programma pastorale della chiesa locale e delle Chiese d’Italia in preparazione al convegno nazionale di Firenze. È necessario avere coscienza di un’umanità che non sia autoreferenziale, ma si relazioni al Creato, alla natura e soprattutto a Dio.”