Arrestato scafista. La testimonianza di un sopravvissuto: “Pagai di più per avere un posto migliore”

Farid è nato in Marocco, a Meknes, ma ha scelto di trasferirsi in Libia perché lì c’era lavoro. Faceva il cuoco all’interno di una raffineria, ma poi la guerra lo ha costretto a lasciare anche quella terra. Allora ha iniziato a chiedere ad altri connazionali se sapevano “di una persona libica che era conosciuta, perché organizza questi viaggi”, direzione Italia. Ha pagato 1500 dinari, è stato trasferito a Zuara, in un capannone vicino al mare, insieme a tanti altri, ed è stato caricato su un’imbarcazione di fortuna. Ricorda solo di essere partito di notte, forse le 3, e che il viaggio è durato 12, forse 14 ore. Non lo sa con certezza perché non ha un orologio. “Mi regolavo con la posizione del sole”.
A Farid è andata bene perché spendendo una cifra maggiore ha ottenuto un buon posto, all’aria aperta, stipato assieme a circa 300 persone, un succo di frutta ed una merendina. Persino un giubbotto salvagente, pagato a parte al momento del saldo. Ai “migranti neri” è toccato il posto in stiva. “…Sulla spiaggia c’erano tante persone armate, che ci facevano salire su un gommone e con questo, ad una imbarcazione in legno che si trovava a largo, a circa cinquecento metri dalla costa. Ci davano dei giubbotti salvagente, ma non alle persone che si trovavano giù nella stiva dell’imbarcazione…” Sono stati loro i primi a gridare che il barcone imbarcava acqua. Tra loro c’era Frank, nigeriano. Alla morte del padre ha lasciato la Nigeria col fratello alla ricerca di fortuna in Libia, ma dopo appena quattro mesi il fratello è stato ucciso durante una guerriglia. Così non ci ha pensato su due volte e ha scelto di raggiungere l’Europa con il poco che aveva. “… mentre mi trovavo a Tripoli, ho notato che molte persone correvano tutte nella stessa direzione, quindi incuriosito ho deciso di seguirle. Seguendole mi sono ritrovato in una spiaggia dove ho notato che sulla riva vi era un’imbarcazione, dove insieme ad altre persone ci siamo imbarcati… siamo rimasti alla deriva, dopodiché si è creata una falla contemporaneamente è arrivata una nave militare che ci ha soccorso…”

Sulla barca dovevano essere circa 200 ma poi alla fine si è pensato di caricarne ancora, fino ad oltre 300. A Farid l’ha confidato il tunisino che guidava il barcone. Quello riconosciuto da Farid e da Frank, Mohamed, Driss, Said,Hait e da tanti altri presenti a bordo della nave militare islandese Tyr, arrivata a Messina nei giorni scorsi.
“Quando la barca si era riempita, partiva ed alla guida vi era un uomo di nazionalità tunisina, che era già a bordo quando ero salito io e che saprei riconoscere, anche perché si trova fra le persone soccorse e che oggi sono sbarcate con noi”.
“…”l’uomo in piedi rimaneva sempre alla guida della barca, era l’unico che si occupava della conduzione dell’imbarcazione. Ho avuto modo di vederlo bene e secondo me era esperto in tali operazioni. SI tratta di un uomo tunisino che si trova ora tra le persone sbarcate dalla nave che ci ha soccorso. Anzi, quando la nave militare ci ha soccorso, lui si era allontanato dal timone ed aveva intimato a tutti di non dire a nessuno che era stato lui a condurre l’imbarcazione sino a lì”.
“Ho visto un uomo che era in piedi al timone. Quest’uomo è rimasto sempre al timone, dalla partenza fino a quando siamo stati soccorsi dalla nave militare… E’ il tunisino che conduceva l’imbarcazione, dalla partenza fino al soccorso”.

I poliziotti della Squadra Mobile di Messina li hanno ascoltati a lungo, uno per uno, al termine delle operazioni di sbarco, le procedure di screening sanitario ed il trasferimento presso i centri di accoglienza cittadini.
Grazie ai racconti dei profughi la Polizia è riuscita così a risalire a El Ghizani Amer, 34 anni, tunisino, sottoposto a fermo i P.G. per il reato di favoreggiamento dell’immigrazione clandestina. E’ lui lo scafista alla guida del barcone soccorso dalla nave militare Tyr. I poliziotti lo hanno traferito presso la Casa Circondariale di Gazzi, a disposizione dell’Autorità Giudiziaria.
Del barcone è stato recuperato il motore fuoribordo Yamaha. L’imbarcazione, per metà già affondata al termine delle operazioni di trasferimento di uomini, donne e bambini sulla nave militare, è stata lasciata alla deriva.
I migranti sbarcati a Messina sono stati accolti presso i locali centri cittadini. Per garantire loro un’adeguata accoglienza, 180 profughi già presenti nei centri sono stati trasferiti a bordo di pullman presso strutture del Veneto, Lombardia e Toscana.
Ancora una volta, al momento dello sbarco, le procedure di sbarco, foto-segnalamento e trasferimento sono state garantite grazie al lavoro incessante e senza sosta degli operatori del locale Gabinetto di Polizia Scientifica e degli agenti dell’Ufficio Immigrazione.