Politica

“Vertenza Messina”, l’appello di De Luca alla deputazione

L’idea è quella di fare squadra in modo trasversale sulle questioni che riguardano Messina ai tavoli regionali e nazionale. Da qui l’invito del sindaco De Luca alla deputazione nazionale per un incontro stasera a Roma, volto a buttare giù le basi di quella che viene definita “Vertenza Messina”.

Difficile però che alla vigilia delle Europee e per di più con la decisione di candidare l’assessore Dafne Musolino nella lista di Forza Italia, il sindaco trovi sponda su tutta la deputazione.

I parlamentari del M5S sono al governo e non hanno alcun interesse a fare squadra con il sindaco. Più probabile potrebbe essere un avvicinamento con il leghista Lo Monte, che però, da un lato è in freddo con il partito di Salvini, dall’altro non è mai stato in questi decenni, particolarmente attento alle vicende messinesi.

Il Pd, dopo le primarie e la vittoria di Zingaretti è ringalluzzito e difficilmente darà una man forte all’amministrazione comunale per le questioni messinese di competenza romana. Restano i parlamentari di centro destra con i quali già da tempo De Luca tesse rapporti.

Certo è difficile alzare muri contro la proposta di un sindaco sulla vertenza Messina, che è questione che dovrebbe interessare tutti senza bandiere, a maggior ragione se, guardandoci indietro, ci rendiamo conto che in passato l’interesse del territorio non è stato in cima ai pensieri di chi veniva eletto.

Messina è la Cenerentola della Sicilia ed è in una posizione defilata. Con il trascorrere degli anni e delle legislature siamo stati scippati di tutto ed anche quando Catania o Palermo “incassavano” aiuti dai governi amici, Messina restava fuori.

Sia coi governi amici che con quelli non amici non cambiava nulla per le sorti di una città definita “scartata”.

De Luca la chiama quindi “vertenza Messina” e insieme ai deputati vuol tracciare l’elenco delle priorità e delle battaglie da portare avanti, stilando anche un cronoprogramma per vedere periodicamente cosa è stato fatto e cosa no.

La battaglia unitaria in linea di principio ci sta tutta, ma alla vigilia delle Europee è impresa ardua, a maggior ragione se si deve cominciare da zero.