Cultura e spettacoli

Via alla prosa al Teatro Vittorio Emanuele. Ecco cosa aspettarci dalla stagione

Risuonano gli applausi in un teatro che, pian piano, torna e riempirsi sempre di più e in piena sicurezza. Più forte della paura è la voglia di sentirsi parte di questo magico rituale collettivo e godere della vera bellezza. Bellezza che il Teatro Vittorio Emanuele ha offerto al suo pubblico in una nuova ricchissima stagione.

Il Teatro combatte la sua battaglia contro la paura, la paura di una pandemia che sul mondo dell’arte e della cultura continua a gravare più che su ogni altro. Ma il Vittorio Emanuele, sin dal primo lockdown, non ha mai interrotto la battaglia, al fianco della sua città, e la vince.

È emozionante vedere il pubblico in fila fuori dal teatro in queste tre giornate che hanno dato il via alla prosa per la nuova stagione.

I soliti ignoti

Ad accogliere il pubblico, infatti, tra tante risate e il racconto di un’umanità sempre attuale, è un’opera unica, un vero e proprio cult: I soliti ignoti. Trasposizione teatrale, per la regia di Vinicio Marchioni e Massimo De Santis, del grandioso film di Mario Monicelli. In scena, a regalare una tra le migliori interpretazioni viste negli ultimi anni, Giuseppe Zeno e Fabio Troiano, accanto a Paolo Giovannucci e a Salvatore Caruso, Vito Facciolla, Antonio Grosso, Ivano Schiavi, Marilena Anniballi,

L’adattamento, fedelissimo, anche troppo, alla sceneggiatura di Mario Monicelli, Suso Cecchi D’Amico, Age & Scarpelli, è di Antonio Grosso e Pier Paolo Piciarelli; con scene di Luigi Ferrigno, costumi di Milena Mancini, musiche di Pino Marino, disegno luci di Giuseppe D’Alterio, produzione Gli Ipocriti Melina Balsamo.

Spaccato di umanità

Un trionfo di ironia quello delle gesta maldestre dell’iconico gruppo di ladri improvvisati dell’Italia povera del secondo dopoguerra. Ironia e riso che, però, non nascondono mai la profonda umanità dei protagonisti; nelle loro diversità, dalla parlata tipica al modo di fare; ironia e riso che non nascondono mai i loro sogni, le loro emozioni, i loro valori profondi e la grande voglia di riscatto, la determinazione nel cercare un futuro migliore. Perché “rubare è un lavoro serio, ci vuole gente preparata, voi al massimo potere andare a lavorare”.

L’uomo protagonista della stagione 2022

Per questo motivo, per quegli stessi valori, desideri e preoccupazioni, l’Italia di quel tempo, con i suoi protagonisti e la loro lotta quotidiana alla sopravvivenza, sebbene diversa, non ci appare per nulla lontana.

E per questo stesso motivo ‘I soliti ignoti’ si presentano come il perfetto biglietto da visita della stagione 2022 del Teatro.

È una stagione ricchissima, spazia dalla prosa alla musica, offrendoci infiniti colori e sfumature diverse. Tutti accomunati da un grande filo conduttore: la volontà di svelare all’essere umano se stesso, la sua bellezza e i suoi vizi, il suo stare al mondo, le sue scelte.
Offrirgli una riflessione, con profondità leggera, su uno spaccato della sua umanità e del suo tempo così complesso, in cammino tra tradizione e contemporaneità.


Di umanità, infatti, sebbene il protagonista fosse un Dio, ci hanno parlato anche le ‘Baccanti’ di Sicignano; e uno sguardo nuovo sull’uomo, in chiave totalmente diversa, dobbiamo aspettarci, con impazienza, dal prossimo Machine de Cirque Show, spettacolo di Physical Theatre.

Palcoscenico di vita

Il palcoscenico non è altro, infatti, che quadro di vita vissuta; racconto dell’uomo e della sua complicata interiorità; specchio di ciò che siamo ma, a volte, lasciamo dietro le quinte e solo un sipario che si apre ci permette di comprendere.

E questo tipo di palco vuole essere il Teatro Vittorio Emanuele, in un momento in cui, forse come mai prima, ne abbiamo di bisogno. E questo bisogno può battere la paura.

Perché andare a teatro è partecipare a quel culto sacro che, dall’Antica Grecia ad ora, è rimasto imprescindibile all’essere umano. Adesso serve solo un green pass e una mascherina ffp2, ma in piena sicurezza il Teatro di Messina offre al suo pubblico quella stessa magica ritualità, interattività attiva, capace di catarsi e di pura bellezza.

E gli applausi finali, che sempre mi emozionano, perché compimento di un percorso ogni volta nuovo, difficile, intenso, ma mai definitivo, risuonano non solo per gli attori. Gli applausi risuonano anche per chi sta dietro, per quella macchina che non smette di funzionare e offrire il meglio, e per chi ha il coraggio di unirsi in un’unica platea e continuare a sognare.