Cultura

Castel Gonzaga, dalle alte mura ai sotterranei: una “stella” sulle colline messinesi FOTO e VIDEO

di Giuseppe Fontana, riprese e montaggio Silvia De Domenico

MESSINA – Sulle colline di Montepiselli c’è una struttura antichissima che spesso in maniera non corretta viene chiamata “forte”. Si tratta, infatti, di un castello: Castel Gonzaga. Con le sue alte mura, ha resistito per centinaia di anni a terremoti e guerre, stagliandosi dall’alto su una città in costante mutamento e proteggendola. Oggi c’è ancora e sarà restaurato, con un progetto per 4,5 milioni di euro che rientra nelle complessive operazioni volute dall’amministrazione per la riqualificazione dei forti, quelli “aperti” come questo, gestito dall’Associazione Gonzaga, e quelli totalmente da recuperare, come Ogliastri o il Castellaccio.

Le mura e l’obiettivo

A raccontare la storia di Castel Gonzaga è proprio uno dei volontari dell’associazione, Gianluigi Smilare: “Aveva funzioni abitative nel ‘500 ed è questa la differenza tra castello è forte. Qui c’erano fino a 500 abitanti. Un’altra differenza che salta agli occhi è lo spessore delle mura, che vanno dai 9 metri alla base ai 5 circa alla sommità. Questo perché era una vera macchina da guerra, costruita per resistere alle artiglierie pesanti che iniziano a essere utilizzate proprio in quel secolo”. E un’altra differenza sta nella visibilità stessa. I forti erano costruiti per essere invisibili alle navi: “Gli umbertini riuscivano a colpire le navi senza essere visti. Qui parliamo di una struttura con funzioni diverse”.

Il tatuaggio di Smilare: “Ecco la forma del castello”

Poi la conformazione: “Castel Gonzaga non ha avuto nessun danno dai terremoto. Ha una forma a stella irregolare che ricorda un uccello in volo. Ferramolino, il progettista del castello, sceglie questa forma perché meglio si adatta alla conformazione della collina e a una difesa passiva”. Smilare, lo storico dell’associazione, porta con sé sulla pelle una sorta di planimetria di Gonzaga, un tatuaggio che ricalca la forma del castello e che mostra durante le visite guidate: “Vediamo il corpo, le ali e la testa dell’aquila. All’interno c’è anche un personaggio importante. Il tatuaggio? Comodissimo per le visite, così è più semplice mostrarlo”.

Da Don Diego Sosa ai “catusi”

Il personaggio è Don Diego Sosa: “Si tratta di uno dei primi castellani, che rimase al comando per 33 anni. Chiese e ottenne di essere tumulato qui e il sarcofago venne portato via successivamente. Si trova ancora oggi nei depositi del museo”. Ma le curiosità del castello sono tante, dai “catusi”, un sistema di comunicazione con le gallerie sotterranee, alle stesse gallerie di contro-mina, visitabili insieme all’associazione, fino alla “finestra del castellano”, da cui si può ammirare la città in tutta la sua incredibile bellezza: in linea d’aria i castellani vedevano alcune altre fortezze cittadine, come il Castellaccio, il Mata e Grifone, oggi Sacrario di Cristo Re, la lanterna del Montorsoli, il Palazzo Reale e l’imboccatura stessa del porto.

Fabio Traina, il presidente dell’associazione, spiega l’obiettivo dei volontari: “Volevamo re-inserirlo socialmente e farlo conoscere soprattutto alla città. Moltissimi cittadini se ne sono dimenticati o non lo conoscono completamente. Vengono anche tanti bambini, attirati anche dalle altre attività che facciamo qui all’aperto, come il tiro con l’arco. Il nostro sogno? Farlo diventare l’ammiraglia del turismo a Messina non appena ristrutturato”.