Le storie

Dalle profondità dello Stretto il mistero dei pesci abissali VIDEO

REGGIO CALABRIA – Lo chiamano “giorno dell’abisso” o “abyss day”. Un fenomeno straordinario che si verifica sulle coste che si affacciano lungo specchio d’acqua che ci conduce sino alla Sicilia. Da Punta Pezzo a Cannitello, durante l’anno, con una marcata copiosità concentrata in alcune giornate particolari, dalle profondità degli abissi, alcune specie faunistiche giungono sino alle rive. “Un fenomeno unico”, afferma Angelo Vazzana, medico e biologo marino che da anni studia questi avvenimenti e li documenta.

Abyss Day

Le spiegazioni che Vazzana espone sulle cause e sulle modalità dell’evento periodico sono veramente molto affascinanti tanto che lo stesso biologo ha individuato, in base ai suoi studi, il giorno in cui l’evento si caratterizza in modo più massiccio istituendo l’Abyss Day. La luna, la forza di attrazione, le maree e le correnti tra le cause di questo peculiare fenomeno che porta all’emersione di specie di pesci che vivono a 2000 metri sott’acqua. Così, il mare dello stretto di Messina ci mostra i tesori delle sue profondità.

Un mondo sommerso

“La particolarità di quest’area marina è la conformazione dello spazio sommerso – prosegue Vazzana – sott’acqua c’è una cresta di montagna a 76 metri. Si tratta come di una catena rocciosa che va da punta Pezzo verso Ganzirri, alla quale corrispondono vallate, a nord e a sud, la cui profondità raggiunge proprio i 2000 metri”.

E poi l’idrodinamismo dello Stretto e, ancora, quel movimento che comunemente chiamiamo corrente e che si genera soprattutto per le forze esercitate dai pianeti e dalla luna. Sono tutti elementi e circostanze peculiari che caratterizzano l’area e generano fenomeni straordinari.

“Quando la terra gira, si espone a distanze differenti dal nostro satellite – prosegue Vazzana – subendone un’attrazione maggiore o minore. Questo si traduce nel dislivello di acque che si equilibra nella struttura dello Stretto”.

La fauna marina

Nelle acque di profondità vivono organismi dotati di ghiandole fotofore, necessarie ad illuminare, nelle tenebre marine, l’ambiente circostante. “Durante le notti di plenilunio – spiega il biologo marino – questi organismi migrano verso l’alto della colonna d’acqua per catturare fotoni. In questa migrazione vengono inseguiti dai pesci carnivori, così, tutte queste specie si trovano ad andare verso la superficie. Ancora, nei giorni di novilunio o plenilunio si verificano le massime velocità di scorrimento delle correnti e così la fauna viene trascinata, superando la sella e arrivando in superficie”. A punta Pezzo, infine, c’è una spiaggia sulla quale batte un’onda particolare che trasporta tutta questa fauna abissale sin sulla spiaggia.

E il dottore Vazzana, in possesso di un’applicazione che fornisce gli orari del fenomeno, organizza delle passeggiate su quel tratto di costa portando con sé studiosi e studenti ad osservare il fenomeno.

I vortici dello Stretto

“Altro evento interessante è quello dei vortici dovuti all’incontro incidentale delle acque che non si scontrano frontalmente ma incidentalmente – aggiunge Vazzana – producendo un effetto molto interessante che si può ammirare dall’osservatorio di punta Pezzo.

Uno scrigno di tesori

Insomma, l’area dello Stretto che unisce le dirimpettaie Reggio e Messina non costituisce uno spettacolo unico solo dal punto di vista paesaggistico ma anche uno scrigno di biodiversità, e di fenomeni naturalistici eccezionali che andrebbero valorizzati costituendo, potenzialmente, degli attrattori turistici da inserire nel contesto di una proposta sempre più ricca e variegata.