Cultura

Alla scoperta di Forte Cavalli, dove si “educa alla pace”. Un museo tra bunker e cannoni FOTO E VIDEO

di Giuseppe Fontana, riprese e montaggio Silvia De Domenico

MESSINA – Forte Cavalli è una delle fortificazioni più belle e importanti di tutta la città. Attualmente è una di quelle “attive”, con visite guidate ogni seconda domenica del mese (ad esempio domani, domenica 12 marzo) e un museo che ripercorre la storia del Forte, tra cannoni e artiglieria di vario tipo, siluri, bombe e missili di ogni epoca e racconti tutti da scoprire. Senza dimenticare l’immancabile panorama, con vista sull’intera città, dalla vetta di Larderia fino a Torre Faro e oltre.

“Non un museo della guerra, ma della memoria”

Forte Cavalli “non è un museo della guerra, ma della memoria”, racconta Enzo Caruso, esperto di fortificazioni e assessore al Turismo e alla cultura del Comune di Messina, nonché direttore del museo stesso. Cavalli è tra le 22 fortificazioni costruite tra Sicilia e Calabria per proteggere lo Stretto, 9 su Messina e altrettante su Reggio, oltre a 4 che invece sono stati dislocati a protezione della costa tirrenica. E nella composizione “a tre a tre”, il Forte di Larderia comunicava, anche visivamente, con Dinnammare e con Forte Schiaffino.

Caruso: “Qui si educa alla pace”

“Un luogo della memoria riconosciuto a livello nazionale e internazionale – spiega Caruso parlando del Forte – dove si racconta la storia delle fortezze e della difesa dello Stretto di Messina da Garibaldi fino ai bombardamenti del 1943 durante la Seconda guerra mondiale. Questo è soprattutto un luogo didattico in cui si educa alla pace. La conoscenza storica della guerra serve ai ragazzi delle scuole a riflettere sui valori della pace: ho visto la guerra, per questo amo la pace”. E all’interno del museo c’è di tutto: dalla nascita delle fortificazioni, con armamenti e fondi e mappe. “Il sistema di fortificazioni italiano costò circa un miliardo di lire del 1880”.

Dal bunker anti-aereo alla storia di Matteotti

Particolari, poi, le sale in cui si spiega come sia stato possibile costruire strade e forti così in alto, con le tecnologie del 19esimo secolo, oltre al bunker anti-aereo in cui è possibile rivivere, quantomeno in parte attraverso effetti di luci e suoni, ciò che accadeva al passaggio degli aerei e dei bombardamenti. Presente anche una targa in ricordo di Giacomo Matteotti, che a Forte Cavalli è stato confinato per le sue posizioni contro la guerra durante la leva militare a inizio ‘900. E poi divise, torrette, cannoni e colpi di mortaio, oltre ai sistemi di comunicazione, colombi viaggatori compresi. Raccontare la storia di Forte Cavalli è un percorso complesso, ma permette di capire appieno il ruolo giocato da Messina già dai tempi del Regno d’Italia.