Cultura

Santo Stefano di Briga, la chiesa dell’Immacolatella torna alla parrocchia -VIDEO

Santo Stefano di Briga, un villaggio dalle origini lontane, le cui tracce a ritroso si pèrdono tra il periodo musulmano e quello della dinastia Altavilla, pur facendo sospettare più longeva età. In successione sede di monastero basiliano, [appartenenza] della Camera Reginale, feudo di numerose tra le più importanti casate del nostro territorio, infine primo tra i casali di Messina a divenire comune autonomo tra XIX e XX secolo, oggi si erge nella modernità pur conservando un’atmosfera d’altri tempi.

È un luogo di prestigio della nostra terra, e cela tutt’oggi dei monumenti di grande bellezza, tra i quali uno in particolare recentemente è tornato a fare parlare di sé: si tratta dell’antica Chiesa dell’Immacolata, detta l’Immacolatella. Essa, divenuta nel secondo dopoguerra di proprietà privata, è stata donata recentemente alla Parrocchia di Santo Stefano dalla famiglia Bella alla quale negli ultimi tempi è appartenuta, un gesto per il quale le parole di apprezzamento non sono mai abbastanza.

Nel video di Matteo Arrigo potete ascoltare la storia del ritrovamento narrata da Franz Riccobono che fu tra i suoi riscopritori, e quella dell’acquisizione e i progetti futuri prospettati da padre Lino Grillo, Parroco di Santo Stefano, insieme a varie importanti nozioni storiche e artistiche.

Le parole di Franz Riccobono

Il ritrovamento fu sùbito segnalato alle autorità competenti. Fu fatto un sopralluogo anche con professor Alessandro Marabottini Marabotti, allora docente di Storia dell’Arte presso la facoltà di Lettere dell’Università di Messina. L’importante ritrovamento ebbe eco sui mass media nazionali: fu pure organizzato un servizio Rai predisposto da Roma, sempre su iniziativa dei giovani scopritori, non esistendo al tempo corrispondenti studî in Sicilia. Ciononostante bisognò aspettare circa vent’anni per un intervento della competente Soprintendenza di Messina. Tale intervento si rivelò successivamente nefasto per varî motivi: sia per la metodica nel consolidamento della struttura e dell’apparato decorativo attuato con estrema rozzezza, ma soprattutto, per le conseguenze derivate dalla mancata copertura del monumento, infatti il tetto che era pericolante fu smontato in previsione di un rifacimento e non fu più rifatto, lasciando per quasi trent’anni il prezioso affresco normanno, pressoché unico in Sicilia, esposto alle intemperie. Curioso osservare come l’intonaco originale che fa da supporto agli affreschi appare ancor oggi integro, al contrario dei rifacimenti effettuati con il maldestro restauro che si presentano gonfî e in parte caduti. In quell’occasione si provvide anche allo strappo di alcuni lacerti residuali che decoravano il tempio, reperti oggi conservati presso la Soprintendenza di Messina. Tali reperti, in occasione di una mostra sull’attività svolta vennero esposti al pubblico, per ritornare quindi nei depositi. Varie volte si tentò da parte dei parroci di pertinenza l’acquisizione della importante chiesetta, ma invano; solo di recente padre Lino Grillo, l’attuale Parroco, ha ottenuto la donazione dell’immobile da parte dei proprietarî. Divenuta oggi patrimonio della Parrocchia, è auspicabile che si trovi il modo per procedere alla copertura dell’edificio come pure alla restituzione degli affreschi oggi depositati presso la Soprintendenza di Messina.

dettaglio degli affreschi

Considerazioni finali

Stupisce, anzi sconvolge, come possa essersi per così tanto tempo trascurato un bene che per lo studio della nostra storia e per l’arte è di grande importanza – inversamente proporzionale alle dimensioni dell’edificio! Simili disattenzioni da parte degli organi competenti rischiano di mettere a repentaglio il nostro patrimonio e, a lungo andare, la nostra stessa storia; non sono più accettabili.

Quello di chi preserva le antichità e qualunque vestigio del passato è un compito sacro, che non esito a definire sacerdotale: in un tempo lontano vi si assolveva con le parole, narrando i fatti che furono, oggi va compiuto proteggendo la monumentalità fisica. Per distruggerla, non è necessario agire attivamente: basta disinteressarsene. Tra l’altro, certe operazioni possono essere fatte anche senza chissà quali stanziamenti.

Non perché questo tempio è piccolissimo allora non è importante; anche se non fosse oggetto di visite, il suo valore sarebbe comunque per la comunità di Briga, giacché come una persona può collezionare arte allo stesso modo è giusto e legittimo che una cittadinanza possa conservare la propria memoria fisica.

Ma tutto è bene quello che finisce bene, e il monumento potrebbe vedere nuova vita nei prossimi tempi, presto, con le dovute accortezze. Un plauso va al Parroco, padre Grillo, per la sua volontà di rilanciare questo bene culturale, ritraendo l’immagine di una Chiesa attenta alla storia e alla tradizione; è la Chiesa dedita alla cultura quella che possiamo e dobbiamo amare.

Daniele Ferrara