Attualità

Ucraina. La Diocesi di Messina si mobilita per aiuti e accoglienza, Accolla: “La reazione emotiva non basta” INTERVISTA

di Carmelo Caspanello (riprese e montaggio Matteo Arrigo)

MESSINA – Eccellenza, anche l’Arcidiocesi di Messina si è mobilitata per l’emergenza Ucraina. Come si sta muovendo la Chiesa messinese?

“Ci sono delle reazioni di natura emotiva e delle reazioni che invece bisogna razionalizzare per pianificare e guardare avanti. Dal punto di vista emotivo – spiega l’arcivescovo della Città dello Stretto, mons. Giovanni Accolla – abbiamo notato che subito sono state avviate raccolte di viveri o altro e poi magari non si sa nemmeno dove metterli. Ciò è tuttavia  buono perché esprime senso di solidarietà ed attenzione da parte della gente. Io sono più preoccupato, però, per l’accoglienza a trecentosessanta gradi, quindi tutto ciò che è legato al sanitario, alla comunicazione, all’integrazione, all’ospitalità. E al mantenimento nel tempo. Ho desiderato espressamente che ciò avvenga attraverso la Caritas diocesana perché se non c’è una testa, c’è tanta emotività che salta fuori ma poi bisogna lavorare ed agire in modo coordinato”.

Vi state raccordando con le istituzioni civili.

“Il discorso è complesso – risponde l’Arcivescovo di Messina -. C’è un livello istituzionale attraverso il quale ci sono spazi di accoglienza e c’è un’altra accoglienza che passa dalle famiglie. Ciò eleva il livello di partecipazione dei singoli e quello delle comunità. Così, insomma, cresce la consapevolezza del valore della solidarietà.

Ma tutto questo – sottolinea mons. Accolla – va comunque fatto rispettando le regole, quindi in forte coordinamento con le autorità civili. Mi riferisco agli aspetti sanitari, a partire da vaccini e quarantene ma anche all’aspetto dell’inclusione dei ragazzini, da inserire in delle comunità, nelle scuole. Questo va coordinato, non può essere l’espressione di una onda emotiva che subito fa impietosire e poi non risolve i problemi e lascia tutti a piangere”.

Ha avuto modo di parlarne già con il Prefetto, il Questore…

“Direttamente lo abbiamo fatto attraverso la Caritas. E comunque io ho detto che il direttore della Caritas, padre Nino Basile, di concerto con gli uffici della stessa Caritas, devono occuparsi dell’organizzazione di questi momenti, che passano da due flussi: uno con le istituzioni civili, perché il tutto avvenga nella legalità ed un altro attraverso le comunità ecclesiali, affinché cresca il senso di solidarietà ordinata. Non… disordinata”.