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De Domenico: “Messina oggi come dopo il 1908. Dobbiamo rifondarla. Ecco come”

Non c’è più tempo, Messina oggi è come nel post terremoto. Le risorse arriveranno, ma quel che manca è l’idea di città, un progetto che comunque non può che essere condiviso da tutti. E’ come se il coronavirus avesse raso al suolo la città. Ora non dobbiamo parlare semplicemente di ripartenza, ma di rifondazione di Messina”.Franco De Domenico, ha trascorso tre mesi senza soluzione di continuità, portando all’Ars e in Commissione sanità, le istanze di Messina, le emergenze, le paure, i dolori. Decine di interrogazioni, soprattutto sul fronte della sanità ma anche sulle esigenze dei piccoli e medi imprenditori, ed ancora proposte, sollecitazioni.

La sofferenza dei messinesi

Ogni giorno mi arrivavano decine di messaggi, ho sentito veramente la sofferenza dei messinesi e ho fatto di tutto per portarla all’attenzione del governo regionale e dell’Ars. Non mi sono fermato. Terribili sono stati i giorni della vicenda della casa di riposo Come d’incanto. Mi chiamavano familiari, operatori, disperati. Questa vicenda è stata gestita male ed in forte ritardo. Il numero dei morti tra i pazienti della casa di riposo è straziante. Questo focolaio, con tutte le responsabilità che ne derivano, ha fatto sì che il numero dei decessi per covid a Messina fosse più alto di quello di Palermo”.

Dalla sanità all’antimafia

Il deputato regionale ha presentato in sede di Commissione sanità numerose proposte operative di immediata e media attuazione con un occhio di riguardo alla provincia di Messina. Non è un caso se nei giorni scorsi sia subentrato a Lupo nella Commissione antimafia Ars. Dopo l’inchiesta sulla sanità dei giorni scorsi, un vero e proprio tsunami, la conoscenza e le competenze di De Domenico in ambito sanitario potranno essere utili.

Oltre il covid tutto fermo

Ora dobbiamo pensare alla sanità nella fase 2- spiega- Ma il problema è che abbiamo perso tempo a correggere il tiro. Si è continuato a pensare con il condizionamento del covid, finendo con il trascurare il resto. Si sono bloccati oncologia, interventi chirurgici, prevenzione e ancora oggi non siamo in condizione di riprendere con quello che abbiamo lasciato fermo. Lo ha detto anche Ricciardi a livello nazionale: oltre ai morti del covid dovremo fare i conti con i morti d’infarto non curato, o di chi ha avuto paura a recarsi in ospedale, ad entrare in ospedale. Non sono state usate strategie alternative, come ad esempio la medicina a domicilio o la telemedicina. Con i numeri che abbiamo dovevamo riuscire ad occuparci di covid senza però stare fermi sugli altri fronti. Anche il settore della sanità privata stenta a riprendersi. Dobbiamo avere un progetto che dia risposte e dobbiamo far sì che le persone riprendano l’abitudine a farsi curare ed a curarsi.

Gli ospedali dopo la pandemia

Il deputato dem ha tirato il bilancio di questa fase ospedale per ospedale a Messina e provincia, dandone una breve definizione. Il Papardo “senza identità”. Il Policlinico “gioca in difesa”. L’irccs- Piemonte “in difficoltà e senza malati”. Il Cutroni Zodda di Barcellona “è covid-dipendente”. L’ospedale di Patti “in disarmo”, quello di Mistretta “in agonia”, Sant’Agata di Militello “senza primari e senza futuro perché senza punto nascita”, Lipari “trascurato”. Quanto al Sirina di Taormina “è messo meglio, sarà forse perché è vicino a Catania…..?”.

E’ tempo adesso di guardare non solo alla Fase 2 ma anche alla Fase 3 e questo lo si deve fare guardando anche all’economia, perché Messina ha bisogno di un progetto che guardi ai prossimi 20 anni e sia condiviso.

In 3 anni oltre 1 miliardo

E’ come dopo il terremoto del 1908. Ma il progetto non può essere esclusiva di un’amministrazione, deve essere il più possibile condiviso. Arriveranno risorse importanti, tra quelle nazionali, regionali ed europee. Penso più di un miliardo nei prossimi 3 anni per Messina e provincia. Dobbiamo saperle utilizzare per un progetto complessivo. A mio giudizio i binari sono due: lavoro e sicurezza. Per sicurezza intendo quella sui posti di lavoro, quella medica, alimentare, dei trasporti. Se non si danno risposte si rischia tensione sociale”.

Il caos di provvedimenti

Ci sono gli imprenditori che si stanno trovando di fronte un muro di gomma. Le banche, che inizialmente avevano tentato di usare parte dei ventilati 25 mila euro per coprire i precedenti debiti dell’imprenditore, adesso che il governo ha dato lo stop al tentativo, rallentano o bocciano tutte le istanze. Anche il sistema è frutto di una sovrapposizione di strumenti che secondo De Domenico è confusionario. Secondo l’esponente del Pd dovrebbero essere strumenti diversificati: il governo nazionale concede i prestiti, il regionale pensa al fondo perduto ed i comuni ai servizi.

Riformare la burocrazia

In questo momento non è pensabile che migliaia di imprenditori in ginocchio debbano pure essere penalizzati dalla burocrazia. Dovremmo approfittare di quanto accaduto per riformare Pubblica amministrazione e burocrazia.  Ad un mese dalla Finanziaria regionale mi chiedo poi che fine abbia fatto. Finora non c’è stato alcun incontro tra governo Musumeci e governo Conte sulla trattativa che riguarda i fondi poc. Non c’è alcun decreto attuativo. Eppure è passato un mese….. Nel frattempo è tutto fermo, le imprese, il turismo, l’agricoltura, la pesca. Rischiamo di restare fuori dal mercato nazionale ed internazionale”.

Per De Domenico a Messina serve un progetto che guardi al tessuto imprenditoriale in crisi da decenni. La nostra città si è sempre basata su tre pilastri: pubblico impiego, commercio ed edilizia. Con gli anni il settore del pubblico impiego si è assottigliato, il commercio è finito in crisi e l’edilizia si è fermata.

L’edilizia motore dell’economia

Se riparte l’edilizia riparte la città. Il superbonus del 110% è una grande opportunità. Tuteli il patrimonio ed anzi lo valorizzi, riattivi l’occupazione e quindi lo sviluppo e non mi riferisco solo all’edilizia, ma ai beni culturali, al turismo. Aggiungo che devono ripartire gli uffici pubblici. Non è possibile che ancora oggi lo smart working abbia bloccato decine di uffici, dal catasto al genio civile, all’agenzia delle entrate. Nessuno risponde ai telefoni, è tutto fermo. E questo riguarda anche la Regione”.

Frecciate a Musumeci

La stoccata su Musumeci è sui 5 dirigenti nominati bypassando la Commissione Ars con la “giustificazione” di contratti a tempo determinato come dirigenti. Poi il paradosso della Cassa integrazione in deroga che ancora oggi vede migliaia di siciliani in attesa dei primi soldi. “La struttura non era adeguata, ma quando lo si è capito, un mese fa, bisognava agire subito ed intervenire con un piano B. Si è capito che serviva un fuoriclasse ma non si è fatto nulla. E questo lo stanno pagando i siciliani”