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Coronavirus, riorganizzare gli ospedali di Messina e provincia per il post emergenza

Francesca Stornante

Coronavirus, riorganizzare gli ospedali di Messina e provincia per il post emergenza

venerdì 15 Maggio 2020 - 15:43
Coronavirus, riorganizzare gli ospedali di Messina e provincia per il post emergenza

Il deputato regionale del Pd Franco De Domenico mette sul tavolo una proposta per ri-cominciare. La gente non deve avere paura di andare in ospedale

Anche la sanità siciliana deve adesso pensare a riorganizzarsi per la fase 2 dell’emergenza Coronavirus. Un sistema che dovrà essere necessariamente diverso rispetto a prima, perché il Coronavirus non è ancora stato debellato e dunque le strutture ospedaliere dovranno ancora condurre la lotta al virus. Ma bisogna anche garantire in sicurezza tutte le altre prestazioni. E i cittadini utenti non devono aver paura di recarsi in ospedale. Ecco perché il deputato regionale del Pd Franco De Domenico lancia una proposta.

Riorganizzare gli ospedali

«In Commissione Sanità abbiamo chiesto un confronto con l’assessore Razza sulle strategie da adottare per ri-cominciare con una sanità ordinaria pur nella diversità della situazione. Ritengo, infatti,  che non sia possibile accettare una moratoria di tre mesi dei servizi sanitari quotidiani, così come non sia possibile immaginare di sospendere i servizi di prevenzione. Ma non è neanche possibile che la gente abbia paura di recarsi in ospedale, né è possibile, infine, solo immaginare che il diritto alla cura sia rinunciabile o limitabile.

Alla luce della evoluzione dei casi di contagio, e ferme restando le precauzioni necessarie a non farsi trovare impreparati in caso di recrudescenza della malattia, ho chiesto all’assessore Razza una riorganizzazione della sanità nella nostra provincia che tenga conto di alcuni punti».

Gli ospedali di Messina

Secondo De Domenico la riorganizzazione potrebbe passare da alcune rimodulazioni. Per esempio per la città di Messina utilizzare solo un padiglione del Policlinico (massimo due), per garantire percorsi autonomi e la contestuale presenza delle professionalità necessarie per supportare a 360 gradi i malati covid, liberando completamente gli ospedali Piemonte e Papardo.

Barcellona e Lipari

Per l’ospedale di Barcellona riaprire subito i reparti di Nefrologia, Dermatologia, Medicina, Chirurgia, Psichiatria, Cardiologia, Neurologia, insomma, ridare al comprensorio un ospedale e si metta da parte la malsana idea di nuovi reparti senza malati (vedi il post-covid).

Uno sguardo anche alle Eolie. Per Lipari, De Domenico chiede che si dia sicurezza ai residenti e ai turisti (che si spera verranno), coprendo i vuoti di organico (anche di infermieri e ausiliari), specie quelli di cardiologia. Dotare il presidio delle apparecchiature necessarie ad uno standard di servizi adeguato. E soprattutto si immagini un progetto di prevenzione epidemiologica attraverso controlli prima che i turisti raggiungano le isole.

I Nebrodi

Per Patti la proposta è che si ritiri con immediatezza la delibera che accorpa Medicina Generale alla Geriatria e Chirurgia Generale a Chirurgia Vascolare. Restituendo serenità al territorio e centralità ad un presidio troppo trascurato negli ultimi anni.

Infine, per Sant’Agata Militello si abbandoni l’idea del covid-hospital, destinando le risorse per mettere in sicurezza i locali del punto nascita, di cui non si hanno più notizie, e quelli del pronto soccorso. Si provveda, inoltre, alla nomina delle figure apicali delle unità operative, per troppo tempo affidate a facenti funzioni, senza dimenticare le specificità dell’Ospedale di Mistretta e dei servizi territoriali che specie nelle zone disagiate vanno rafforzate.

I test sierologici

De Domenico ha posto la lente di ingrandimento anche sui test sierologici. «Ho chiesto che per i test sierologici sia fissato un prezzo più equo visto che l’attuale non copre, per i laboratori, neanche il costo vivo del kit. Senza considerare i costi del personale e dei Dpi, consentendo da un lato a chi intenda eseguirlo privatamente di poterlo fare liberamente e di implementare, altresì, i dati utili alle indagini epidemiologiche ad oggi troppo trascurate». Insomma tanta carne al fuoco per ri-cominciare a lavorare seriamente.

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