Cronaca

Esplosione a Barcellona, ci sono due indagati

Va avanti l’indagine della Procura di Barcellona per chiarire tutti gli aspetti legati alla tragica vicenda avvenuta mercoledì scorso, l’esplosione nella fabbrica di fuochi d’artificio della ditta Costa, in contrada Femminamorta, costata la vita a cinque persone.

Dopo i primi rilievi effettuati dai Ris dei Carabinieri su posto e l’acquisizione di atti effettuata dalla Polizia, il procuratore capo Emanuele Crescenti ed il sostituto Matteo De Micheli hanno deciso di effettuare esami scientifici più approfonditi.

Inizialmente si era quindi ipotizzato di poter restituire in fretta i resti delle vittime alle loro famiglie. Adesso, invece, la Procura ha deciso di non limitarsi all’esame esterno ma effettuare l’autopsia sui corpi di alcuni di loro.

C’è inoltre da effettuare l’esame del Dna per consentire l’esatta identificazione delle vittime stesse. Il fuoco e la potenza della deflagrazione, infatti, nel caso di alcuni di loro non ha proprio avuto pietà.

In vista di questi che sono accertamenti tecnici irripetibili, la Procura ha quindi effettuato le prime iscrizioni nel registro degli indagati. Si tratta dei due responsabili delle ditte impegnate nei lavori, Vito Costa e Corrado Bagnato. Un atto dovuto, per permettere loro di partecipare, con le garanzie previste dalla legge, alle fasi più delicate degli accertamenti.

I magistrati, oltre che per omicidio colposo plurimo e incendio, stanno verificando anche il profilo della sicurezza sul lavoro, a cominciare dalla regolarità dei lavoratori impegnati e le loro dotazioni.

Slittano, quindi, i funerali di Venera Mazzeo, Vito Mazzeo, Giovanni Testaverde e Fortunato Porcino. L’intenzione è infatti quella di celebrare le esequie funebri insieme, nella cattedrale di San Sebastiano a Barcellona.

I familiari di Moahmed Taeher Mannai, invece, vorrebbero riportare il suo corpo in patria, per seppellirlo insieme alla sua famiglia d’origine. Il tunisino di 39 anni è morto in ospedale a Milazzo, poco dopo il ricovero.

Al Fogliani c’è ancora ricoverato Antonio Bagnato. Le sue condizioni generali migliorano lentamente, non è più in prognosi riservata ed adesso le preoccupazioni della sua famiglia riguardano soprattutto il suo stato d’animo, e quello che dovrà affrontare, una volta uscito dall’ospedale.

Il figlio del titolare della ditta che stava effettuando i lavori di messa in sicurezza del caseggiato di contrada Femminamorta sarà presto sentito dai magistrati. Malgrado lo scompenso creato dalla fortissima esplosione e il trauma della strage, sostiene di ricordare distintamente che al momento del “cataclisma” avevano già terminato i lavori e stavano riponendo gli attrezzi.

Per la magistratura, invece, l’ipotesi più accreditata è che a causare lo scoppio della polvere pirica è stato l’incendio acceso da una scintilla di una saldatrice finita in un barattolo di vernice.

Sta meglio anche Nino Costa, figli di Venera Mazzeo e di Vito Costa, titolare dell’impresa. Ha ustioni profonde agli arti e al viso, che si è procurato cercando di salvare la madre. I medici palermitani che lo hanno ancora in cura parlando di ustioni sul 40% del corpo e per il momento preferiscono comunque tenerlo sotto osservazione per scongiurare effetti delle inalazioni dei fumi dell’incendio. Già giovedì Nino Costa, che è rimasto sempre cosciente, ha parlato con la moglie e al telefono con la sorella, e sta gradatamente migliorando.