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Il puzzle della sanità di Calderone: Papardo e Piemonte all’Asp e Irccs al Policlinico

Il Papardo e il Piemonte accorpate all’Asp e l’Irccs Neurolesi, rimasta “orfana” del Piemonte, unita al Policlinico. Un puzzle che aprirà diversi fronti di polemiche e proteste quello disegnato dal deputato regionale di Forza Italia Tommaso Calderone e che prevede un riassetto della tabella della rete ospedaliera nella Città Metropolitana di Messina. Un rimescolamento di carte a distanza di pochi anni dalla legge regionale che ha portato alla fusione dell’Irccs con l’ospedale Piemonte e soprattutto mentre ancora si discute sui 91 milioni di euro destinati al presidio di Viale Europa e Contrada Casazza.

Calderone: risparmiare sui costi

Ancora una volta quindi I presidi ospedalieri della città finiscono al centro dell’attenzione della politica regionale. Il punto di partenza del ddl di Calderone è la necessità di risparmiare sui costi di gestione e di ridurre doppioni di strutture organizzative. “Occorre razionalizzare le aree specialistiche e i servizi, evitare duplicazioni, in particolare, in aree territoriali a facilità di accesso e a breve distanza di percorsi- scrive Calderone– Si tratta di sprechi che negli ultimi anni hanno negativamenle pesato sulle aree più marginali e disagiate della regione e, in modo particolare sui presidi ospedalieri di Lipari e dei Nebrodi”.

“Troppi doppioni”

Per quanto riguarda il Papardo, è finanziato come ogni azienda ospedaliera, ricorda Calderone, con la propria produzione (tariffazione secondo il sistema Drg) in costante calo per la riduzione delle prestazioni erogate ai cittadini. Negli altri ospedali messinesi il deputato di Forza Italia evidenzia costose duplicazioni di servizi. “Il Policlinico ha una sua ragion d’essere per la mission rivolta alla didattica ed alla ricerca- prosegue Calderone- L‘IRCSS Bonino Puleio che si occupa di ricerca e di riabilitazione di eccellenza, ha molto in commune con il Policlinico con il quale potrebbe mettere in commune risorse umane e strumentali. L’Irccs gestisce l’ospedale Piemonte con posti letto doppioni di quelli previsti al Policlinico ed al Papardo, con duplicazione di risorse mediche e infermieristiche, in un periodo di grave carenza di risorse”.

“Papardo e Piemonte all’Asp”

Calderone spiega poi che l’azienda sanitaria più grande, ovvero l’Asp 5 di Messina non ha un ospedale in città e deve gestire la sanità territorial e gli ospedali della provincia. “E’ irrazionale che il Papardo sia gestito come Azienda autonoma, è più utile che l’ASP gestisca anche l’Ospedale Papardo e l’Ospedale Piemonte con messa in comune di grandi risorse di personale sanilario ed evitando and1e i costi della mobilità passive. Si eviterebbero servizio ospedalieri duplicate con notevoli risparmi anche sulla spesa farmaceutica dal moment oche buona parte del costo dei farmaci prescritti dai medici del Papardo o del Piemonte è a carico dell’Asp”.

“L’Irccs al Policlinico”

Da qui la richiesta di modificare la tabella della legge 5 del 2009 sulle aziende sanitarie nella Città Metropolitana di Messina. La proposta di Calderone riguarda l’accorpamento del Papardo all’Asp, la divisione di Irccs Piemonte accorpando quest’utlimo all’Asp e il Neurolesi al Policlinico. L’obiettivo secondo il deputato è ridurre le aziende sanitarie da 4 a 2.

Il nodo dei 91 milioni

Va da sè che accorpare due ospedali come il Papardo e il Piemonte ad un’Asp in questo momento in grandi difficoltà gestionali e al centro della bufera per l’organizzazione della fase anti-covid è quanto meno un azzardo. Il Piemonte poi, rimasto senza l’Irccs rischierebbe di essere spogliato di ogni altro servizio e restare Pronto soccorso. L’Irccs al Policlinico mentre peraltro si discute di trasformarlo in Fondazione, aprirebbe fronti di polemiche. Infine, ed è una questione di non poco conto, ci sono I 91 milioni di euro che l’ex ministro Lorenzin destinò all’Irccs per interventi di riqualificazione e ristrutturazione. Chi dovrebbe gestire queste risorse, e come e dove?

Lo stop della Uil

Il ddl è stato presentato nei giorni scorsi e susciterà sicuramente reazioni. I primi ad alzare la bandierina di stop sono Ivan Tripodi, Pippo Calapai e Corrado Lamanna, rispettivamente segretario generale Uil, segretario generale Uil-Fpl e Coordinatore provinciale area medica che definiscono il ddl inattuabile.

“Asp incapace di gestire”

Una proposta fine a sè stessa, che intenderebbe concentrare la gestione degli ospedali cittadini in una sola azienda- scrivono- L’Asp si è dimostrata incapace di gestire l’emergenza sanitaria scatenata dal Covid-19 e non sarà mai in grado di governare, sotto il profilo economico, altri due ospedali. Piuttosto, Calderone impieghi la sua influenza e le sue capacità politiche per il potenziamento dell’Asp, e  si impegni anche affinché il Papardo divenga un Dea di Secondo livello. Tenuto conto che la medesima proposta prevede l’accorpamento dell’Irccs-Neurolesi al Policlinico, abbiamo il fondato sospetto che il tesoretto di 91 mln di euro dell’Istituto di Ricerca possa fare gola a qualcuno”.

Il no anche dell’Ugl

Protesta anche l’UglNon comprendiamo la logica di una proposta che sconvolgerebbe l’intera organizzazione della sanità della provincia di Messina. Peraltro in un momento in cui non serve fare esperimenti”. Dichiara ilsegretario di Ugl Messina, nonché segretario provinciale della federazione Sanità, Tonino Sciotto “La città ha bisogno che ogni azienda migliori nell’interesse esclusivo dei cittadini e dei suoi lavoratori. C’è da fronteggiare un’emergenza sanitaria e dobbiamo garantire il diritto alla salute a tutti, oltre che una certa serenità agli operatori sanitari”.