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Sturiale: “Carriere rapide all’Atm? Vi racconto la verità”

Adesso racconto come sono andate veramente le cose. E’ la mia vita e non mi piace che si dia una visione distorta dei fatti. Ho dedicato tutta la mia vita al sindacato ed all’Atm”.

Lillo Sturiale è entrato in azienda il 20 dicembre del ’73, dove è rimasto fino alla pensione, l’1 gennaio del 2017. Per gran parte della sua carriera è stato sindacalista della Cisl, ricoprendo ruoli di vertice. Poi, nel 2016, per visioni diverse rispetto alla linea del sindacato, ha lasciato la Cisl passando alla Faisa Cisal. Nei giorni scorsi si è “riconosciuto” in una delle figure che il presidente dell’Atm Campagna ha preso ad esempio di “carriere rapide in Atm attraverso stratagemmi”. Campagna non ha fatto nomi per rispetto della privacy, indicando solo il sindacato di appartenenza e i salti di parametro,  ma lui si è riconosciuto nella scheda che riassumeva i suoi passaggi di livello in Atm (leggi qui)

Non mi vergogno affatto della mia storia in azienda. E spiego anche il perché-racconta- Sono stato assunto nel ’73 come bigliettaio. All’epoca decisi di sposarmi e lasciai l’università. Sono ancora sposato, ho una famiglia unita, figli, ho sempre cercato di essere coerente. Il barbiere l’ho cambiato solo quando è morto. Ed anche la Cisl in realtà l’ho lasciata quando certe cose non erano più quelle nelle quali avevo creduto. Ho fatto il bigliettaio fino all’88, per 15 anni. Quindi partecipai ad un concorso interno. All’epoca si facevano con grande rigore, c’era una commissione severa. Arrivai primo per un posto di segretario, ex aequo con un’altra persona”.

Trascorrono altri 9 anni e Sturiale sostiene un secondo concorso interno, superando un colloquio ed una prova di ragioneria e diventa assistente. Nessun interpello quindi, nessun ordine di servizio, ma un concorso interno nel ’97.

Passano altri anni, è il 2006 ed il presidente dell’Atm è Providenti. Per le selezioni interne viene chiamata una Commissione di Asstra (l’associazione nazionale che unisce le aziende di trasporto pubblico).

La commissione era presieduta dal dottore Malena che di fronte alla mia preparazione voleva darmi un aumento di parametro fino a 230. Ma fu l’allora dg Conte ad essere contrario, perché ero un dirigente sindacalista e non voleva si dicesse che facevo carriera per questo. Così mi fermai al parametro 205 e lo feci per evitare polemiche”.

Providenti fu l’ultimo presidente, perché dal 2008 vi furono commissari fino alla presidenza di Foti durante l’amministrazione Accorinti.

Nel 2016 ho sostenuto un nuovo concorso interno. C’erano 3 posti per capo di unità organizzativa-amministrativa-tecnica. I candidati eravamo io, Mimmo Guerrera, Ciccio Frazzica e Natale Trischitta (ndr.attuale direttore generale). In commissione c’erano Privitera, Poidomani e DeAlmagro. Per partecipare al concorso interno si dovevano seguire 5 corsi di formazione fatti dall’Atm. Io e Frazzica li abbiamo sostenuti. Paradossalmente la commissione ha scelto invece Guerrera e Trischitta, che non avevano seguito neanche un corso di formazione interno. All’esame io ero seduto al primo banco e non mi sono alzato neanche un attimo fin quando non ho consegnato il compito. Io ero preparatissimo in tutte le materie e le domande erano sui 5 corsi. Ho risposto benissimo. Dimentico di dire però che da un po’ i rapporti sindacali in azienda erano diventati conflittuali….”

Il contenzioso Sturiale l’ha avviato dopo quest’episodio. Dall’ 1 gennaio 2017 è pin pensione ma segue ancora con la Faisa Cisal i suoi ex colleghi.

I rapporti sono cambiati quando iniziai a esprimere perplessità sui conti dell’Atm. CapitaleMessina e Reset facevano comunicati dai quali si capiva che non erano tutte rose e fiori come volevano farci credere. Così chiesi un incontro a Foti ma lui non mi volle mai ricevere. Insieme a Mariano Massaro firmammo un comunicato e lui rispose dicendo che eravamo poco credibili e il nostro comportamento rovinava l’azienda. Ci definì coppia di fatto. Adesso, con Campagna speravo le cose cambiassero. Invece non ci sono segnali di cambiamento né rispetto agli uomini né rispetto ad alcuni criteri. Ci sono cose che a noi sfuggono”.

In particolare punta il dito su Natale Trischitta “entrato nel 2001 sì che ha fatto carriera lampo. Per contratto doveva fare l’operaio per 2 anni, ma 6 mesi dopo era già in ufficio. Non ha fatto concorsi interni per avanzare, ma contenziosi, e l’unico concorso è quello del 2016 con Foti. Ma non è il solo caso. Ci sono persone che assunte come autisti sono entrate in ufficio con un interpello con il quale si chiedeva soltanto il nome e la residenza. E basta. Magari dopo un mese di assunzione. Ho ripetuto a Campagna, come ho sempre detto in tutti questi anni, un’azienda trasporti deve avere 2/3 di autisti in organico. Invece all’Atm assistevamo a continui ingressi di personale che poi, in un modo o in un altro finivano in ufficio. Speravo in un cambiamento ma non c’è”.

L’ultima frecciata riguarda sempre il dossier presentato da Campagna alla stampa alla vigilia dello sciopero (poi annullato). “Da quel dossier risulta che hanno fatto carriere saltando livelli 6 iscritti alla Faisa. A me non risulta. Io ho 26 iscritti, forse Campagna ha ricevuto dati errati.”

Gli viene contestato di non essere stato presente in azienda, negli anni d’oro della Cisl, quando oltre 300 erano iscritti a quel sindacato e lui era segretario regionale.

Ho lavorato tutta la vita all’Atm e viaggiavo, non ho mai fatto interessi miei ma quelli dei lavoratori, anche quando strani movimenti hanno portato ad aumenti di organico che avrebbero appesantito l’azienda fino al fallimento. Sapevo che sarebbe finita così. E non dico altro…”.

Rosaria Brancato