Coronavirus

“Caro Conte, a marzo ci siamo fidati. Oggi se saltano le imprese salta il Paese”

“𝙂𝙞𝙪𝙨𝙚𝙥𝙥𝙞”, scusa se mi rivolgo a te come il vecchio zio, ma credo che ormai tu sia una presenza fraterna, quasi ingombrante, più che una figura che susciti timore reverenziale.

A marzo ci siamo fidati di te

Sei stato per mesi il nostro appuntamento serale, atteso.. l’evento che ci rendeva partecipi di uno spirito collettivo, il fremito lungo la schiena, l’unico, di quelle tristi giornate. Vedi Giuseppi , a marzo ci siamo fidati di te, dei tuoi toni rassicuranti, abbiamo sacrificato tutto confidando nelle capacità del Governo, come facessi parte della nostra famiglia… “𝙥𝙞𝙪̀ 𝙡𝙤𝙣𝙩𝙖𝙣𝙞 𝙤𝙜𝙜𝙞 𝙥𝙚𝙧 𝙨𝙩𝙧𝙞𝙣𝙜𝙚𝙧𝙘𝙞 𝙥𝙞𝙪̀ 𝙛𝙤𝙧𝙩𝙚 𝙙𝙤𝙢𝙖𝙣𝙞”(bravo Rocco”!)

Abbiamo pianto, cantato, pregato

E noi ci credevamo, per i nostri genitori, per i nonni, per i medici in trincea, per il futuro dei nostri figli, perché c’è gente che, come me, ha sempre creduto nella grandezza del nostro antico, acciaccato stivale. Abbiamo pianto, abbiamo cantato dai balconi, abbiamo pregato in unione spirituale con un Papa solitario in Piazza S.Pietro.. e abbiamo anche utilizzato tutta la produzione di lievito di birra del paese.

Siamo stati a casa

Siamo stati a casa mentre guardavamo attoniti l’esercito che portava via da Bergamo i nostri connazionali caduti in questa guerra contro un virus tremendo, sconosciuto, imprevedibile. Siamo stati a casa, abbiamo stretto i denti, abbiamo fatto sacrifici, lontani gli uni dagli altri. Senza respirare l’odore del mare, perdendo tramonti, sorrisi, bellezza. Quando finalmente si sono spalancate le porte della libertà, guinzagli esclusi, eravamo storditi. Camminavamo per strada confusi, incapaci a guardare, interagire.. toccare.

Poi avete aperto i confini

𝘾𝙞 𝙚̀ 𝙢𝙖𝙣𝙘𝙖𝙩𝙤 𝙩𝙖𝙣𝙩𝙤 𝙖𝙗𝙗𝙧𝙖𝙘𝙘𝙞𝙖𝙧𝙘𝙞, 𝙂𝙞𝙪𝙨𝙚𝙥𝙥𝙞, ed in realtà non siamo più riusciti a farlo allo stesso modo. Ne siamo usciti trasformati, depressi e, purtroppo, molti di noi non sono riusciti ad uscirne, avevano già perso la speranza e 𝙦𝙪𝙖𝙡𝙘𝙝𝙚 𝙨𝙖𝙧𝙖𝙘𝙞𝙣𝙚𝙨𝙘𝙖 𝙨𝙞 𝙚̀ 𝙖𝙗𝙗𝙖𝙨𝙨𝙖𝙩𝙖 𝙨𝙪𝙜𝙡𝙞 𝙤𝙘𝙘𝙝𝙞 𝙥𝙧𝙞𝙢𝙖 𝙘𝙝𝙚 𝙨𝙪𝙡𝙡𝙚 𝙨𝙩𝙧𝙖𝙙𝙚. Poi avete aperto i confini, i porti, le discoteche, ci avete fatto ballare, mangiare, godere del sole estivo, respirare di nuovo la bellezza della vita.

Monopattino e banchi monouso

Parlavate già della seconda ondata, come una pulce nell’orecchio sempre lì , per farci stare in una latente, costante tensione. E Toninelli giocava col monopattino e la Azzolina con i banchi a rotelle faceva l’autoscontro. L’immagine di un paese che dopo 8 mesi sapeva a cosa sarebbe andato incontro ed era preparato. Invece che potenziare i mezzi pubblici, elargendo elemosina che non bastava nemmeno a coprire le spese per l’affitto di una stanza, senza potenziare in misura massiva il sistema sanitario, dimenticandovi dei nuovi imprenditori, degli occasionali, di tutti i lavoratori in nero ( che mica per scelta, sai?) .

Adesso la presa in giro

A settembre riaprite le scuole, tanto ci arrivano con le rotelle, perché le corse dei mezzi pubblici sono le stesse degli anni precedenti.. e che fai Giuseppi?? Chiudi i ristoranti e i bar alle 18? Ma perché , ll Covid ha difficoltà digestive in serata ? Ma poi dopo 3 mesi chiusi e tutte le spese affrontate per adeguarsi ai protocolli non ti pare un po’ una presa per i fondelli? E il ristoro per te sarebbe una cifra che si aggira sui 3000 euro ? Ma lo sai quali e quanti spese affronta un ristoratore? Lo sai quanti fornitori deve ancora pagare a causa del primo lockdown? Quante persone si sono indebitate per superare la già precedente crisi economica ?

Annientata la cultura

Non contento te la sconti con I teatri e i cinema? 𝘾𝙝𝙚 𝙩𝙞𝙥𝙤 𝙙𝙞 𝙋𝙖𝙚𝙨𝙚 𝙚̀ 𝙦𝙪𝙚𝙡𝙡𝙤 𝙥𝙧𝙞𝙫𝙤 𝙙𝙞 𝙪𝙣’𝙖𝙣𝙞𝙢𝙖 ??? È la cultura a formare un popolo e la nostra, invidiabile in tutto il mondo. 𝙇𝙖 𝙘𝙪𝙡𝙩𝙪𝙧𝙖 𝙫𝙖 𝙥𝙧𝙤𝙢𝙤𝙨𝙨𝙖, 𝙣𝙤𝙣 𝙖𝙣𝙣𝙞𝙚𝙣𝙩𝙖𝙩𝙖. Non quella dei social, ma quella dei concerti, quella che passa attraverso interpreti, che fa venire i brividi perché crea un circuito emozionale che solo gli spettacoli dal vivo possono comporre.

Ma siete seri?

Ristori ai teatri… quantificabili come gli introiti di una serata (siete seri?) ma agli attori? Ai musicisti? Alle maestranze? Perché no,alle figurazioni speciali che vivono di occasioni? E poi uno che già è stressato manco può andare in palestra che hai chiuso anche quelle. Che la mens non è sana quindi pure corpore pare eccessivo.

Chiuse filiere produttive

Che poi, dico , se non possiamo organizzare eventi, feste, matrimoni, chiudiamo la filiera della cultura enogastronomica… negli alberghi chi va ? I taxi chi li prende ? Se la sera è tutto chiuso… i negozi di abbigliamento convertono tutto in pigiama ? E i liberi professionisti, esattamente, da chi si dovrebbero fare pagare? Ad intuito a me pare vi siate dimenticati che attorno a tutto ciò che state chiudendo , vi siano intere filiere produttive.

Se saltano loro salta il Paese

Il motore di questo Paese. Tutta gente che non saprà come pagare non gli affitti delle botteghe, ma quelli di casa. E le tasse.. quelle che permettono di sopravvivere al mondo dei 27. 𝙑𝙚𝙙𝙞 𝙜𝙞𝙪𝙨𝙚𝙥𝙥𝙞, 𝙨𝙚 𝙨𝙖𝙡𝙩𝙖𝙣𝙤 𝙜𝙡𝙞 𝙞𝙢𝙥𝙧𝙚𝙣𝙙𝙞𝙩𝙤𝙧𝙞 , 𝙨𝙖𝙡𝙩𝙖 𝙞𝙡 𝙥𝙖𝙚𝙨𝙚. 𝙀 𝙨𝙖𝙡𝙩𝙖𝙩𝙚 𝙖𝙣𝙘𝙝𝙚 𝙫𝙤𝙞.Devi perdonare il mio sfogo, Giuseppi.. forse sono stata prolissa ma.. il punto è che stavolta no.

Vorrei costruire una famiglia

La nostra generazione giá sconta gli errori del passato. Vedi, io un giorno vorrei costruire una famiglia. Fossi già madre , Vorrei mostrare a mio figlio la bellezza e la meraviglia di questo Paese e soddisfare la sua curiosità di passeggiare per il mondo. Vorrei fargli scoprire i nostri sapori, le nostre eccellenze. Vorrei portarlo a vivere Pirandello, sognare Vivaldi, vorrei arrabbiarmi quando farà tardi ad un falò sulla spiaggia, quando darà il suo primo bacio ad una ragazza incontrata in un bar.

La paura di vivere

𝙄 𝙣𝙤𝙨𝙩𝙧𝙞 𝙜𝙞𝙤𝙫𝙖𝙣𝙞 𝙨𝙞 𝙨𝙩𝙖𝙣𝙣𝙤 𝙥𝙚𝙧𝙙𝙚𝙣𝙙𝙤 𝙩𝙪𝙩𝙩𝙤 𝙦𝙪𝙚𝙨𝙩𝙤 𝙚 𝙢𝙤𝙡𝙩𝙤 𝙙𝙞 𝙥𝙞𝙪̀. Abbiamo vissuto con la paura di contrarre il virus, io come molti soggetti a rischio. Abbiamo ancora paura di morire, Giuseppi. 𝙈𝙖 𝙘’𝙚̀ 𝙪𝙣𝙖 𝙥𝙖𝙪𝙧𝙖, 𝙘𝙝𝙚 𝙣𝙤𝙣 𝙘𝙞 𝙥𝙤𝙨𝙨𝙞𝙖𝙢𝙤 𝙥𝙚𝙧𝙢𝙚𝙩𝙩𝙚𝙧𝙚 𝙚 𝙘𝙝𝙚 𝙨𝙩𝙖𝙩𝙚 𝙘𝙚𝙧𝙘𝙖𝙣𝙙𝙤 𝙙𝙞 𝙞𝙣𝙨𝙩𝙞𝙡𝙡𝙖𝙧𝙘𝙞 𝙚 𝙧𝙖𝙙𝙞𝙘𝙖𝙧𝙚 𝙥𝙧𝙤𝙛𝙤𝙣𝙙𝙖𝙢𝙚𝙣𝙩𝙚. 𝙌𝙪𝙚𝙡𝙡𝙖 𝙙𝙞 𝙑𝙄𝙑𝙀𝙍𝙀. Io non voglio sopravvivere, semplicemente esistere, “voglio un mondo all’altezza dei sogni che ho “.

Meritiamo più di questo. Questo Paese merita più di questo. 𝙈𝙚𝙧𝙞𝙩𝙞𝙖𝙢𝙤 𝙪𝙣 𝙋𝙖𝙚𝙨𝙚 𝙘𝙝𝙚 𝙨𝙖𝙥𝙥𝙞𝙖 𝙖𝙣𝙘𝙤𝙧𝙖 𝙙𝙞 𝙚𝙨𝙨𝙚𝙧𝙡𝙤.

Francesca Andò

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