Cronaca

Coronavirus, al cimitero col cognome del capofamiglia. «Stereotipo che ci porta indietro di 40 anni»

Una lettera indirizzata al sindaco di Messina Cateno De Luca e all’assessore alle Pari Opportunità Carlotta Previti. La firma in calce è di Mariella Crisafulli, consigliera provinciale di Parità, che mette sotto la lente di ingrandimento le modalità di accesso nei cimiteri cittadini in questa fase 2 del Coronavirus. Ad attirare l’attenzione il fatto che l’ingresso in ordine alfabetico si riferisce al cognome del capofamiglia. Una regola che in realtà non è stata scritta nell’ordinanza di riapertura dei cimiteri ma che a quanto pare è utilizzata per regolare gli accessi.

La lettera

«Ho letto dalla stampa che l’accesso al cimitero di Messina è disciplinato dalla lettera del cognome del capofamiglia: una parola che ci riporta indietro di oltre 40 anni, un concetto di altri tempi, quando l’Italia rispettava ancora la norma contenuta nell’art. 144 del Codice civile, che prevedeva il ruolo di capofamiglia e lo attribuiva al marito. Come sappiamo la norma è stata abrogata dalla legge 19 maggio 1975, n. 151 con la Riforma del diritto di Famiglia. Mentre in primo tempo la qualifica di capofamiglia era stata mantenuta ai soli fini anagrafici, è stata definitivamente soppressa nel lontano 1989 con il DPR 30 maggio, n.223.

Continuare ad usare la parola capofamiglia, pertanto, attraverso i documenti ufficiali di una amministrazione, comunicandolo poi alle masse tramite i mezzi di informazione, ci mette davanti all’evidenza che, a parte i cambiamenti del codice civile, non si tiene in considerazione l’evoluzione della società.

Il capofamiglia

Come Consigliera di parità della Città Metropolitana di Messina, quale figura istituzionale di promozione delle pari opportunità, di contrasto alle discriminazioni di genere, non posso non rilevare che la parità di genere passi anche attraverso il linguaggio che deve riconoscere, ma anche creare le condizioni di un cambiamento sul piano culturale e sociale.

Pertanto, auspicherei per il futuro una maggiore attenzione nelle varie forme di comunicazione, che deve essere attenta, corretta e consapevole, utilizzando termini inclusivi che non facciano cadere negli stereotipi».