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Reggio, esercenti in ginocchio e GreenPass: Ancora Italia “chiama” Confcommercio

REGGIO CALABRIA – Ancora Italia scrive a Confcommercio: la situazione dei negozianti reggini è gravissima e adesso, rileva il soggetto politico, è in campo anche la richiesta «dell’ormai famosa ‘tessera verde’ anche per entrare nei negozi e negli uffici pubblici. Se da una parte imprenditori ed esercenti reggini devono farsi carico d’aumenti esponenziali del costo dell’energia elettrica, delle materie prime e dei tributi», a parte l’avvento di restrizioni sempre più ficcanti, dall’altra «si trovano clienti, avventori e consumatori che continuano a sentirsi vessati, inseguiti e privati del diritto d’entrare in piena libertà a spendere i propri soldi in negozi di abbigliamento, gioiellerie, negozi di mobili, ristoranti, ritenuti “non essenziali”».

Solo che , le faq (domande frequenti, ndr) che campeggiano sul sito web ufficiale del Governo centrale evidenziano che «i titolari degli esercizi commerciali non devono effettuare necessariamente i controlli sul possesso del green pass, ma possono svolgerli a campione successivamente all’ingresso della clientela nei locali». Questo passaggio fa auspicare la maggior tranquillità possibile da parte dei commercianti nei confronti della clientela, scrivono da Ancora Italia all’indirizzo di Confcommercio: «Atteggiamenti vessatori, persecutori o da sceriffo che deve trovare il criminale del momento, andrebbero soltanto ad aggravare la situazione, generando diffidenza e mortificazione e allontanerebbero ulteriormente potenziali clienti, che potrebbero vedersi costretti a spostare il proprio acquisto on-line».
Proprio l’ipotesi esecrata di recente dal presidente di Confcommercio Lorenzo Labate in un’intervista rilasciata a Tempostretto.

Ad avviso di Peppe Modafferi & c., la questione peraltro si complica perché non è pacifica la «legittimità della richiesta da parte di titolari o impiegati, perché chi richiede un “ green pass” di fatto accede a dati sensibili anche sanitari del cliente, senza fornire alcuna “liberatoria privacy” , che invece è richiesta (e la legge che la regola è tuttora in vigore) ogni qualvolta ci siano dati personali da fornire»