Economia

Sacal, Confesercenti: nella crisi dello scalo dello Stretto non tutto è colpa del Covid

Sulla dolente vicenda del trasporto aereo, di Sacal e dell’Aeroporto dello Stretto fa sentire la sua voce anche Confesercenti. «Purtroppo siamo costretti ad assistere, giorno dopo giorno, alla lenta e dolorosa agonia – scrive il presidente provinciale Confesercenti Claudio Aloisio – dell’Aeroporto dello Stretto. Da quando, dopo il fallimento della Sogas, la vecchia società di gestione, la Sacal ha preso il controllo dello scalo reggino, lungi dall’essere migliorata, la situazione è degenerata fino ad arrivare al punto di avere oggi un aeroporto in stato comatoso, di fatto senza voli e senza prospettive».
Aloisio non gira attorno alla questione. «Non basta il Covid per spiegare la drammatica crisi dello scalo e le scelte, o meglio, la mancanza di scelte, dall’attuale management – punta l’indice contro Giulio De Metrio & C. -. E certamente, non è la pandemia il motivo per il quale l’ultimo aumento di capitale è stato destinato solo ai soci precludendo l’entrata nella compagine sociale della Città Metropolitana e della Camera di Commercio di Reggio Calabria, che pur avevano dichiarato la loro disponibilità».
Al contempo, argomenta il rappresentante dei commercianti, «non è colpa del virus se, a tutt’oggi, non è dato conoscere il piano industriale che detta le strategie per lo sviluppo degli aeroporti calabresi. Un documento che dovrebbe essere reso pubblico ma che rimane inspiegabilmente secretato impedendo una qualsivoglia interlocuzione tra gli enti territoriali e la Sacal, arroccata in una posizione che ormai non è più né giustificabile né tollerabile».
Inevitabile un fuoco di fila di contestazioni. Intanto, «l’Aeroporto dello Stretto, pur essendo formalmente “gestito” dalla Sacal non è di sua proprietà. È un bene prezioso e indispensabile che appartiene alla comunità dell’Area dello Stretto, a tutti noi che abbiamo il diritto di conoscere e poter dire la nostra sulle strategie che ne decideranno il futuro». E poi, che dire della pressoché totale assenza di concertazione? «Non si possono prendere in splendida solitudine e senza alcun confronto decisioni, come ad esempio quella dei 9 progetti per il riammodernamento dell’aerostazione per i quali saranno spesi 25 milioni, che oltre a non essere stati condivisi col territorio non hanno nemmeno convinto il Governo – fa notare il presidente di Confesercenti Reggio Calabria – il quale, per bocca del Vice Ministro alle infrastrutture e alla mobilità, Morelli, ha espresso forti perplessità sull’effettiva utilità degli stessi. Ed è altrettanto impensabile che, mentre l’aeroporto muore ancora non ci sia, dopo quasi tre anni in cui queste somme sono nella disponibilità della Sacal, un solo cantiere aperto».
A questo punto, occorrerebbe capire le ragioni di tutto questo. Claudio Aloisio intanto cita Giulio Andreotti: «“A pensar male si fa peccato ma spesso ci si azzecca”, diceva qualcuno». E poi esplicita i suoi tarli: «Noi speriamo sinceramente non sia questo il caso ma non possiamo, in cuor nostro, non avere qualche legittima perplessità sulla reale volontà della Sacal di voler veramente operare per la crescita dello scalo reggino. Troppe incongruenze, troppi “segreti” e risultati deludenti sotto qualsiasi punto di vista, ci portano nostro malgrado a legittimare questi dubbi che, anzi, col passare del tempo si stanno trasformando sempre più in certezze. Ecco perché siamo convintamente al fianco della Città Metropolitana che ha inteso interrompere qualsiasi dialogo con la società di gestione per l’evidente impossibilità di raggiungere risultati concreti che vadano al di là delle mere dichiarazioni di facciata, peraltro anch’esse puntualmente disattese».
Di qui, una disponibilità di fondo di Confesercenti Reggio Calabria. Ad attivarsi, in modalità «che potranno essere definite in un eventuale tavolo di concertazione, per tutelare l’interesse del nostro aeroporto e dell’area metropolitana reggina accanto agli enti, alle associazioni e ai cittadini che non intendono più chinare la testa assistendo al sistematico smantellamento di una fondamentale e strategica infrastruttura, prodromica a qualsiasi piano di sviluppo del nostro territorio».