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114 anni dopo il terremoto, Messina ha bisogno di credere nel futuro

MESSINA – 1908-1922. 114 anni dopo il terremoto di Messina e Reggio Calabria, risulta fondamentale alimentare la memoria. Rievocare, ricordare, ricostruire. Riannodare un filo con il passato e tenere insieme passato, presente e un’idea di futuro. A questo può servire la memoria e la tre giorni messinese dedicata al sisma deve contribuire a ripensare l’idea di comunità. Anzi, a far tornare Messina, e se vogliamo pensare a un sud da rianimare anche Reggio Calabria e in generale il Meridione, a ragionare in termini di “noi”. E non solo di tanti di “io”, in cerca spesso di uno sfogo ma privi di una dimensione comunitaria.

Dobbiamo essere sinceri: Messina andrebbe studiata come caso quasi unico, seppure in un’Italia meridionale problematica, di città terremotata in senso economico, politico, architettonico, edilizio, esistenziale, psicologico. Un caso antropologico e sociale.

Tutto a Messina risente di questo terremoto sotterraneo ma non meno radicale del sisma. I negozi con gli affittasi in bella vista, la tendenza a sporcare la propria città e non a prendersene cura, la continua fuga dal territorio a causa di inesistenti prospettive di lavoro, l’assenza di spazi e luoghi dove il verde domini. E ancora: le periferie lasciate ai margini, il traffico costante in un caos senza regole, la presenza di una borghesia e classe dirigente spesso chiusa in circoli autoreferenziali, parassitaria.

Da qui una città dove manca “l’aria” ai giovani di talento. Né possiamo accontentarci di una bellezza dello Stretto sganciata da alcun progetto di rinascita. Mera consolazione al pari di chi si nutre di discorsi sul passato solo per dimenticare il presente.

Ma Messina è anche altro rispetto all’eterna crisi: artisti e possibili prospettive economiche e culturali

Ma Messina è anche altro: progetti, idee, tantissimi artisti, possibili prospettive economiche e culturali. Messina come potenziale cuore di un Mediterraneo da valorizzare, se prevarranno elementi dinamici e non le pulsioni di morte. Così ricordare il terremoto del 1908 significa fare della memoria un potente strumento di ricostruzione che dia centralità al futuro di questa città. Che unisca passato e presente per credere in una possibilità non remota di riscatto e cambiamento.

Romanzi come “L’alba nera” di Mario Falcone e “Trema la notte” di Nadia Terranova, per citare due scrittori messinesi, possono aiutare a riannodare questo filo della memoria e a credere che sia possibile concepire una nuova alba per questa città. Cultura e imprenditoria, arte ed economia possono aiutare a emancipare Messina da un infinito provincialismo. Dal parlarsi addosso senza concludere nulla.

La scrittrice Terranova indica una possibile ricostruzione per le città di Messina e Reggio

“Innocente e disperata, un’altra luna è sorta sullo Stretto”: questo è l’incipit del romanzo “Trema la notte”. Terranova fa rivivere le ore prima del sisma, unisce le sponde di Messina e Reggio in un insieme narrativo emozionante. Racconta e rielabora la vita e la morte, la storia e la finzione, la memoria e la luce su vite anonime e condannate all’oblio. L’autrice narra la distruzione e la difficilissima ripresa attraverso due personaggi, una donna e un bambino, simboli di una ricostruzione prima di tutto esistenziale. E indica una strada simbolica nella quale le due città possono evolversi. E non diventare prigioniere di un continuo ricordare per rimanere incatenate al passato.

Nel romanzo la memoria si fa dinamica e indica una strada concreta di ricostruzione. Così deve avvenire anche per il sud d’Italia e per le città dello Stretto. Se non ora, quando? Aspettare ancora equivale a soccombere, data la situazione economica e sociale dei nostri territori.

Se le istituzioni sono a volte chiuse e sorde alle istanze delle nuove generazioni e dei talenti, figure come il fumettista Lelio Bonaccorso indicano una strada alternativa di intellettuale che si contamina positivamente con la realtà e crea alleanze e scambi culturali. Di recente, anche Rocco Finocchiaro, tornando nella sua città per investire e acquistando la Madonna con Bambino e San Giovannino del messinese Girolamo Alibrandi, ha rappresentato un esempio d’imprenditoria che immagina un futuro per questa realtà. Nel segno della condivisione e di una dimensione comunitaria e non individualistica, con la possibilità per i messinesi di accostarsi, gratuitamente, al quadro ritrovato in uno spazio finalmente riaperto come il Monte di Pietà.

Accostiamoci al ricordo del passato non per rimpiangere la bellezza perduta ma per costruire qualcosa di nuovo

Allora, ripensiamo il passato e accostiamoci al ricordo, centrale, del terremoto non per rimpiangere la bellezza perduta per sempre di una Messina sepolta dalle macerie. Al contrario, diamoci da fare per immaginare e costruire, ognuno nel proprio ruolo, qualcosa di nuovo e fecondo. Per citare “Futura” di Lucio Dalla, “Aspettiamo che ritorni la luce Di sentire una voce Aspettiamo senza avere paura, domani”.