Politica

A Messina piacciono le regole purchè applicate agli altri

Il sindaco ha scelto una canzone di De Crescenzo (Dimmi come mi vuoi), per un video messaggio ai messinesi a poco più di un anno dal suo insediamento. Al netto di modi e forme contestabili quando diventano attacchi personali o intolleranze a qualsiasi tipo di critica, c’è un “vizio”, tutto messinese, del lamentarsi dell’inciviltà o dei comportamenti negativi degli altri, salvo poi autoassolversi dei propri.

Allergia alle regole

Ficarra e Picone hanno reso molto bene l’allergia alle regole delle comunità del sud nel film “L’ora legale”, evidenziando come siamo tutti bravi a scattare foto delle doppie file o delle discariche abusive salvo poi essere i primi ad alzare barricate se ci portano i kit per il porta a porta e non è fatto su misura come piace a noi.

De Luca sbaglia, e di molto, quando usa i social in modo spregiudicato. Ma i messinesi hanno la memoria corta e comunque se invece del sindaco proveniente da Fiumedinisi le stesse regole le avesse imposte un amministratore più simpatico, a quest’ora lo avremmo osannato.

L’applicazione delle regole

1-Ha imposto regole di pulizia e decoro ai mercati. E’ noto a tutti, soprattutto ai residenti, che il Vascone rappresentava un monumento alla vergogna. Lodiamo i mercati rionali quando siamo in vacanza nelle altre città, ma a Messina tutto deve restare com’è.

2-Ha imposto l’applicazione delle regole per gli ambulanti, così come avviene nel resto del pianeta. Chi scatta foto e manda a Tempostretto le immagini di venditori in spregio a qualsiasi regola persino del codice stradale è lo stesso che poi scrive “tutti devono lavorare, chiudiamo un occhio”. D’accordo, lavorare tutti, ma in regola.

3-Ha scoperto che su 292 vigili urbani soltanto 93 sono in servizio in strada. In nessuna città italiana avviene che due terzi dei vigili siano inidonei. Eppure, immediate sono state le levate di scudi a favore di chi, danneggiando anche chi lavora per strada, sta in ufficio.

4-Ha sanzionato e preannunciato licenziamento per  un custode dell’ex Gil che non svolgeva il suo servizio, occupava abusivamente l’alloggio e si era creato una “stanza” dove poter vedere la televisione in orari di lavoro. Lo avessi fatto io il mio editore mi avrebbe, giustamente, licenziato in tronco. Invece levata di scudi e di solidarietà verso il custode (per non parlare delle condizioni dell’ex Gil). E quando in tv vediamo inchieste sui furbetti del cartellino in altri Comuni tutti ad applaudire.

5-I dirigenti si assegnavano gli obiettivi (e la relativa premialità) a fine anno. La funzionalità ed efficienza di questo Comune è sotto gli occhi di tutti. Il sindaco ha disposto la riduzione dei dirigenti anche in virtù di risultati che sarebbero imbarazzanti per chiunque si togliesse il prosciutto davanti agli occhi. Anche qui, levata di scudi a difesa di un numero elevato di dirigenti.

6-Non so quanti messinesi conoscessero l’esistenza del vivaio comunale. De Luca scopre che c’è un vivaio che costa 120 mila euro l’anno e garantisce introiti di un decimo relativi al noleggio di kenzie. Vuole valorizzarlo. Ma finisce sott’accusa (e stavolta non ce l’aveva con gli impiegati ed è stato persino sobrio nell’invettiva).

7-Ci sono lidi che non rispettano le regole e lidi che li rispettano. Dovremmo essere lieti, come bagnanti o come imprenditori in regola, che vi siano queste verifiche. Invece no. Tutti a contestarlo.

8- L’avvio della raccolta porta a porta è stato vissuto dai messinesi come una dichiarazione di guerra piuttosto che come un piccolo passo dall’uomo verso la civiltà. Al netto della confusione e delle criticità che ancora il provvedimento contiene, la sola idea di non poter più gettare i rifiuti come ci piace è vista come un oltraggio.

9-In alcuni casi e per alcuni servizi i cimiteri erano diventati “oasi felici” per imprenditori che da mezzo secolo operavano in condizioni di semi monopolio ( a svantaggio del Comune).

Regole sì, ma…non a noi

Il problema è che a noi messinesi piacciono le regole quando si applicano agli altri. E solo se a farle applicare è un sindaco che piace a noi

Rosaria Brancato