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Messina. Rampe Giostra – Annunziata mai aperte, ora serve un milione e mezzo

“Nessuno per oltre dieci anni si è chiesto il perché i viadotti Giostra-Annunziata non sono stati ancora aperti nonostante ultimati e collaudati nel 2009? Roba da autorità giudiziaria, una vicenda surreale” – dice il sindaco Cateno De Luca.

Non si tratta, però, di un vulnus di undici anni, ma di tre, di cui due sotto la sua amministrazione. Perché, fino al 2017, il viadotto in uscita dalla tangenziale, se anche vero che collaudato dal 2009, non poteva aprire, per il semplice fatto che era collegato… al nulla. Cioè era ed è collegato allo svincolo di Giostra, che ha aperto il 31 luglio 2017. Poteva aprire l’altro, quello collegato alla parte aperta nel 2013, ma non era conveniente perché avrebbe comportato già da allora l’intera chiusura del collegamento tra il viale Giostra e la galleria San Jachiddu.

Proprio in coincidenza di quell’apertura del luglio 2017, ne avevamo chiesto conto all’amministrazione Accorinti, ottenendo risposte evasive, così come quelle successive dell’amministrazione De Luca che, dopo alcuni sopralluoghi senza seguito concreto, ha finalmente affrontato la questione di petto solo a partire dal 9 gennaio 2020, come confermato dal sindaco De Luca, cioè un anno e mezzo dopo il proprio insediamento. Con nota protocollo numero 5224 del 9 gennaio 2020, appunto, “ha disposto di verificare la possibilità di aprire al transito i viadotti O e P al fine di migliorare la viabilità notevolmente compromessa dalle limitazioni imposte dai lavori sul viadotto Ritiro”. Ma quei due viadotti andavano aperti molto prima del caos sul viadotto Ritiro, anche per evitarlo, tanto che a un certo punto si era pensato di aspettare di istituire l’uscita obbligatoria a Giostra e di farlo in contemporanea all’apertura dei due viadotti.

Cos’è successo quest’anno? “Il Dipartimento Servizi Tecnici, dopo avere effettuato un sopralluogo – racconta De Luca -, ha ritenuto opportuno affidare ad una ditta specializzata un’ispezione della struttura, in particolare agli appoggi e ai giunti, per accertare l’eventuale necessità di interventi di manutenzione, in considerazione del lungo lasso di tempo trascorso dalla ultimazione delle opere. I risultati delle ispezioni hanno messo in evidenza una serie di problemi in corrispondenza degli appoggi, di cui solo alcuni di questi sono riconducibili ad un normale deterioramento e quindi risolvibili con interventi di ordinaria e straordinaria manutenzione. Altri denotano un non corretto funzionamento della struttura, con la necessità di maggiori approfondimenti per valutare quali interventi devono essere eseguiti per rendere il viadotto in grado di sopportare i carichi da traffico e le azioni sismiche. Una volta superato il periodo di blocco delle attività, per l’emergenza sanitaria da Covid 19, si è proceduto ad effettuare ulteriori visite ed ispezioni sulle strutture, potendo giungere alla conclusione che le condizioni degli appoggi, per le criticità riscontrate, non consentono un’immediata apertura al transito dei viadotti. In considerazione del fatto che lo studio e la soluzione delle problematiche rilevate richiedono l’utilizzo di professionalità altamente qualificate e specializzate, è stata richiesta la collaborazione del Dipartimento di Ingegneria dell’Università di Messina”.

In poche parole: “Non corretto funzionamento della struttura, non riconducibile a normale deterioramento”. Per questo, “si è dato mandato al responsabile unico del procedimento di segnalare alle Autorità competenti eventuali responsabilità che dovessero emergere da parte dei soggetti che hanno condotto, eseguito e collaudato le opere, in merito ai problemi riscontrati sulle strutture”. Viene così confermato quanto emerso due settimane fa in commissione comunale.

Questioni giudiziarie a parte, cosa fare adesso per rimediare e aprire finalmente i due viadotti? “Oggi è stato deliberato il Dip (Documento di indirizzo alla progettazione) sull’analisi delle condizioni dei viadotti, che consente di proseguire gli studi e le attività progettuali di carattere specialistico con la redazione di un progetto che possa mettere in evidenza i vantaggi e gli svantaggi che si determinano con le due linee d’intervento che oggi è possibile ipotizzare”.

In pratica si dovrà scegliere se “procedere al semplice ripristino delle condizioni di progetto approvato a suo tempo dal Genio Civile” o se “adeguare i viadotti alla normativa sismica vigente”.

Nel documento, è contenuta la stima per la linea di intervento 1, indispensabile per l’apertura al traffico, per poi “eventualmente modificare l’obiettivo in funzioni dei risultati in fase di progettazione”. Ora “si possono attivare tutte le procedure per l’avvio della progettazione dell’intervento. L’importo presunto è di circa 1 milione e mezzo”.

(Marco Ipsale)