Coronavirus

Covid 19- Il prof. Mondello e il “protocollo M”: cure a domicilio e meno disagi

Cure domiciliari per i pazienti sintomatici e protocolli condivisi. Questa la risposta immediata alla Covid-19, secondo il professor Lorenzo Mondello, ex primario di infettivologia dell’ospedale Papardo di Messina. Suo il cosiddetto “Protocollo M”, una terapia a base di cortisone e antibiotico, usata sin dall’inizio dell’epidemia, e che, al pari di tutte le cure domiciliari, ha il merito, oltre che di salvare vite, di sgravare gli ospedali e abbattere i costi della sanità. Nelle ultime settimane il tema delle cure domiciliari si sta facendo, purtroppo con ritardo rispetto all’inizio del dibattito, sempre più attuale e sia a livello nazionale che con le indicazioni del Cts Sicilia, si stanno finalmente avviando i primi passi.

Il protocollo M

Abbiamo atteso nove mesi per conoscere una strategia nazionale o delle regioni per le cure extraospedaliere- ci spiega Mondello– Nel frattempo i contagi di questa fase autunnale aumentavano e si propagavano a tutti i contesti della società. Ricordo che essendo in stato di emergenza, dopo oltre 41mila morti, siamo anche in stato di necessità di difenderci rispetto a una pandemia che se non contrastata farmacologicamente in attesa del vaccino, è gravata da notevole mortalità. Il “Protocollo M”, da me elaborato e utilizzato finora con successo per le cure precoci dei pazienti sintomatici in isolamento domiciliare, in Sicilia ed anche in altre Regioni”. Si tratta quindi di un protocollo ideato dall’infettivologo e che non è inserito nelle linee guida ufficiali. Al momento a livello nazionale si stanno individuando i nuovi protocolli per le terapie domiciliari che nel frattempo in tutta Italia si stanno iniziando ad attuare secondo diversi percorsi.

Il team per le cure domiciliari

Per mesi chi parlava di cure anziché di mascherine veniva tacciato di negazionismo, come Matteo Bassetti, che invece adesso è stato messo a capo di un team chiamato proprio a elaborare terapie farmacologiche contro la Covid. Ed in tutta Italia si sta lavorando su questo fronte. In Sicilia l’ultimo documento del Cts punta proprio su queste terapie a domicilio. È la svolta attesa? “In questi mesi, il professor Matteo Bassetti si è distinto per la coerenza e la libertà di pensiero delle sue comunicazioni, subendo anche attacchi dalla casta dei salotti televisivi- risponde Mondello– Ci sembra giusto che sia lui a collaborare con Agenas per l’elaborazione di protocolli terapeutici domiciliari”.

Cure precoci, meno disagi

Finora abbiamo sempre sentito parlare solo di mascherine, distanziamento, lockdown. Ma nessuno prima d’ora aveva pensato, a Roma, ad elaborare un protocollo per le cure domiciliari. Cosa ne pensa? “Curare il paziente sintomatico è importante per vari motivi fin troppo evidenti- prosegue l’infettivologo- si evita l’occupazione massiva di posti letto che rischiano di saturare presto la rete approntata, consente cure precoci nella fase iniziale, viremica, in cui non vi sono ancora scompensi funzionali respiratori, riduce il disagio di pazienti e famiglie e, per ultimo, abbatte i costi”.

Verso l’immunità di gregge?

Tanti tamponi, tanti contagi. Ma l’Iss dice che sono al 93% asintomatici o paucisintomatici. Come dice il professor Giulio Tarro, significa che si sta formando l’immunità di gregge che lei auspica da mesi? “È indubbio che di fatto si stia realizzando l’immunità di gregge, con tanti asintomatici che non hanno alcun impatto clinico dal contagio- sottolinea il professore- Il tempo poi dirà se produrranno gli anticorpi e per quanto tempo gli stessi saranno disabili nel siero dei pazienti”.

Anticorpi e plasma

Gli anticorpi monoclonali potranno servire alla causa. Lei si è detto sin da subito favorevole al plasma convalescente. “Sullo sfondo, ma col traguardo ancora distante e sbiadito, c’è la disponibilità di un vaccino efficace come misura di profilassi di massa- conclude Mondello- Anche gli anticorpi monoclonali, realizzati sulla base molecolare degli anticorpi neutralizzanti dei guariti, non sono ancora disponibili e, comunque, rappresentano una misura di terapia per i contagiati ospedalizzati”.