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De Luca: “Messina vicina alla normalità”. La sfida: nuovo Piano di riequilibrio

Un anno fa dal comizio in piazza Unione Europea il sindaco di Messina Cateno De Luca riassumeva i primi 365 giorni di lavoro da sindaco in questa frase: «Non ho rinunciato alle mie ambizioni, ma prima devo riportare Messina alla normalità». Da allora altri 12 mesi sono trascorsi. E oggi, presentando la relazione sul secondo anno di mandato, De Luca snocciola i suoi risultati che lo portano ad affermare che quell’obiettivo ormai è alle porte.

«Adesso siamo alla vigilia della normalità, ma io mi sono messo in testa di andare oltre. Il 2021 sarà l’anno in cui nessuno avrà più alibi. Dopo il rimpasto in giunta ho una squadra che spero sia quella che mi affiancherà fino alla fine di questo mandato. E le partecipate adesso, grazie alle azioni economiche e finanziarie messe in campo, avranno tutti gli strumenti per rendere i servizi alla città. Non ci saranno più scusanti per nessuno. Avranno i soldi che mancavano e che servono, avranno gli strumenti. E’ vero che in questo momento ci sono delle cose che non funzionano bene, la città non è pulita come vorremmo, il verde pubblico e le scerbature non sono ordinarie. Adesso siamo nelle condizioni di mettere quella marcia in più che dovrà caratterizzare questa nuova fase di governo della città».

Il secondo anno

Nel Salone delle Bandiere di Palazzo Zanca, il sindaco De Luca ha presentato la sua relazione del secondo anno. Cinque tomi, 1772 pagine. Numeri, dati, azioni di un anno di lavoro. Ci sono le relazioni degli assessori, del segretario generale/direttore generale. E a proposito di direttore generale oggi è stato il giorno della nomina di Federico Basile che prende l’incarico che finora era stato nelle mani della segretaria generale Rossana Carrubba. Una scelta, ha spiegato il sindaco, necessaria per non lasciare un carico di lavoro immenso sulle spalle di una sola persona che in questi due anni ha lavorato senza sosta. «Certi ritmi non si possono sostenere soprattutto quando si apre una fase in cui l’attenzione dev’essere alta. Ci sono dirigenti che hanno lanciato polpette avvelenate. Questa scelta è una precauzione e un rafforzamento di due ruoli che adesso devono essere necessariamente distinti. Pensate che è stato indolore tagliare soldi ai dirigenti? Bisogna stare attenti alle conseguenze e capire la delicatezza di certe scelte».

Attacchi ai dirigenti

E infatti, come già era accaduto lo scorso anno e non solo, anche oggi De Luca non le ha mandate a dire a una parte di dirigenti comunali. Così come non le ha mandate a dire ai consiglieri di Palazzo Zanca. «Sono un cavaliere solitario errante in questo palazzo perché non avendo neanche un consigliere comunale ho dovuto definire una concertazione del mio programma che si è tradotta nel Salva Messina e nel Cambio di passo. Che voto do al nostro operato? 10 e lode. Perché bisogna considerare il contesto in cui ho operato.

De Luca punta l’attenzione su ciò che è stato fatto sul fronte del risanamento economico. «Questo era un Comune con 550 milioni di debiti. Oggi posso dire che finora è stato rispettato il 100% del Piano di riequilibrio. Abbiamo tagliato milioni di debiti con il mio modo di fare definito terroristico. Siamo arrivati a oltre 800 transazioni, grazie anche al consiglio comunale. Abbiamo sgonfiato il Piano di riequilibrio che oggi vale 142 milioni di euro. Ricordate che partivamo da 550 milioni».

Un nuovo Piano di riequilibrio

Numeri che per De Luca sono il trampolino di lancio per la prossima sfida: un nuovo piano di riequilibrio che presenterà a gennaio. «Non abbiamo più avuto problemi di cassa. Questa amministrazione comunale sta andando avanti accantonando 80 milioni l’anno per pagare i debiti del passato. Oggi pretendo le scuse di quella parte di consiglio comunale che ha fatto la battaglia per farmi dichiarare il dissesto. Se noi siamo quì che reggiamo con i bilanci a posto, con le partecipate che hanno risorse concrete per far funzionare i servizi, è perché abbiamo saputo far quadrare i conti. Basta leggere le prime 500 pagine della relazione per avere il quadro di quello che è stato il nostro lavoro».