Politica

Il balletto sul Ponte: il “sì ma dopo” che nasconde il no

Il Recovery Fund sta diventando terreno di scontro tra nopontisti e sìpontisti, riaccendendo un dibattito che sembrava essersi sopito nel tempo. Il botta e risposta sulle risorse e sui progetti che saranno inseriti dal governo Conte nel Recovery Fund si fa sempre più acceso. L’impressione è che per il Sud il Recovery Fund possa diventare l’ennesima opportunità perduta. Perché al di là delle parole gran parte delle risorse finiranno al nord. Tornando al Ponte sullo Stretto è probabile che non rientri nei progetti, né in forma “classica” né nelle altre forme bizzarre individuate nelle scorse settimane (il tunnel dei 5Stelle o la pista ciclopedonale della ministra De Micheli).

Ministro Provenzano: “Non ora”

Il no al Ponte è trapelato dalle dichiarazioni del ministro Provenzano che ha evidenziato la necessità di intervenire prima su altre infrastrutture necessarie al sud”I tempi del Ponte sono incompatibili con quelli del Recovery Fund”. E a replicargli oggi è l’assessore regionale ai trasporti e alle infrastrutture Marco Falcone “Con amarezza dobbiamo rispondere che, purtroppo, l‘unica ‘incompatibilità‘ che vediamo è quella fra la visione di Roma, sostenuta paradossalmente da ministri ed esponenti siciliani che ci governano, e l’orizzonte, l’obiettivo, dello sviluppo della Sicilia”.

Le indecisioni del Pd

Da giugno ormai i siciliani assistono a posizioni del Pd che oscillano tra il ni, il sì ma dopo, il sì convinto (come la risoluzione presentata dai parlamentari dem). In casa 5stelle l’asso nella manica viene considerato il tunnel, che in realtà è un modo per rinviare sine die l’opera. Il coro dalla Sicilia è comunque un utilizzo delle risorse del Recovery Fund per colmare il gap infrastrutturale tra nord e sud.

Sìpontisti e nopontisti

Frattanto si sono create nuovamente le mobilitazioni del sì e del no. Sabato scorso è stata la volta dei no ponte che chiedono un incontro con il governo. A fine luglio in piazza sono scesi i sì Ponte che stanno preparando per le prossime settimane una manifestazione di protesta a Roma (il 6 davanti Montecitorio) ed una seconda a metà ottobre a Messina.

Falcone: Balletto mediatico

“Assistiamo da mesi a un balletto mediaticoprosegue Falcone– condito di retromarce, annunci roboanti e fantasie come il tunnel dello Stretto, quando invece la doverosa responsabilità di governo imporrebbe soltanto chiarezza nei confronti dei siciliani: il Governo Conte non vuole il Ponte, non vuole recepire le aspettative di crescita dell’intero Mezzogiorno. Basterebbe ammetterlo per chiudere questo teatrino e rinviare tutto al 2023. Quando, cioè, il centrodestra finalmente al governo del Paese potrà dedicarsi, senza il freno delle tare ideologiche, alla svolta epocale del Ponte”.