"Tunnel al posto del Ponte, l'ennesima beffa del governo" - Tempo Stretto - Ultime notizie da Messina e Reggio Calabria

“Tunnel al posto del Ponte, l’ennesima beffa del governo”

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“Tunnel al posto del Ponte, l’ennesima beffa del governo”

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lunedì 17 Agosto 2020 - 08:41

La riflessione dell'ingegner Roberto Di Maria dopo le dichiarazioni del premier sull'ipotesi tunnel nello Stretto di Messina

In una lunghissima intervista mandata in onda il 9 agosto scorso, il premier Conte ha dichiarato che per il Ponte sullo Stretto “non ci sono i presupposti”. D’altronde, non stiamo mica parlando di un’isola con 5,5 milioni di abitanti collegati alla terraferma da una vecchia flotta di traghetti… Impossibilitata a far crescere la sua portualità per mancanza di continuità infrastrutturale con il continente. O che, più banalmente, vede in questi giorni arrivare i pochi stoici turisti che vogliono visitarla dopo 4 ore di coda al sole… Niente di tutto ciò!

Conte: il Ponte può attendere

Il Ponte, può quindi attendere: secondo il Presidente del Consiglio, prima del collegamento stabile occorre completare la rete ad alta velocità in tutto il sud. Solo dopo si penserà al collegamento stabile non tramite un Ponte, bensì con un tunnel sottomarino. Una novità, quest’ultima, bocciata alla fine degli anni ’90 proprio a favore del Ponte, per motivi di costi e di sicurezza. Ma forse questo al Premier non l’hanno raccontato… Probabile, se è vero, come è vero, che l’avvocato foggiano deve affidarsi alle informazioni provenienti dal MIT di De Micheli, donna dalle mille analisi costi/benefici, e Cancelleri, uomo dai mille tunnels.

l’Alta velocità tra 35 anni

Anche prendendo per buono un programma di tal fatta, significherebbe, al meglio, avere l’alta velocità in Sicilia fra 35 anni. Perchè ne occorrerebbero 20 per completare la rete AV (ottimisticamente: per la sola ME-CT, 40 km non AV, ci vogliono 10 anni di soli lavori!), poi almeno altri 15 per il (i) tunnel(s), tra progettazione, studi geologici ed esecuzione.

…e i treni…

Nel frattempo, dal momento che nè i Frecciarossa nè Italo volano, nel quindicennio ottimisticamente compreso tra il completamento delle linee AV siciliane e la messa in esercizio del Ponte, nella Trinacria ci troveremmo a far viaggiare treni “normalmente veloci” come gli attuali Intercity a composizione variabile (locomotore più vagoni, altrimenti non si può traghettare) su una rete ad Alta Velocità.

La memoria corta degli italiani

Alla faccia dell’urgenza di far ripartire il sud e con buona pace di chi chiede l’utilizzo per queste opere nell’ambito del Recovery Plan. A proposito, qualcuno ricordi a Conte che è impensabile arrivare alla progettazione di tunnels di siffatta difficoltà in tempi compatibili con le scadenze fissate dall’Europa, ovvero entro il 15 ottobre. Cosa che in una nazione men che seria suggerirebbe di valorizzare i progetti esistenti, peraltro definitivi, come quello del Ponte, anziché metterli così ridicolmente in discussione. Ma siamo in Italia, paese dalla memoria corta, dove molti si sono dimenticati (altri fanno semplicemente finta) che il Ponte era già progettato ed appaltato nel 2013 e che basterebbe un minimo di volontà politica per avviare i cantieri entro soli sei mesi; disinnescando, peraltro, la “bomba” del contenzioso da un miliardo pendente con il raggruppamento di imprese aggiudicatario dell’opera.

Il tunnel di Cancelleri

Strano che nessuno lo ricordi, tra le tante autorevoli voci che si sono espresse, spesso a sproposito, su quest’opera. Fra le quali nessuna ha rammentato la granitica contrarietà della principale forza di governo a qualsiasi opera pubblica, soprattutto se sottoterra: per informazioni, chiedere in Val di Susa. Stranamente, invece, è proprio un esponente dei Cinque Stelle, il viceministro Cancelleri, a sponsorizzare, più di tutti, l’ipotesi del tunnel.

Il sì della ministra De Micheli

La quale, mentre scriviamo, è passata magicamente da ipotesi a proposta progettuale: la ministra De Micheli ha infatti trionfalmente annunciato di avere ricevuto la “proposta” da parte di un non meglio identificato “gruppo di ingegneri”. Il livello di approfondimento di tale “proposta”, nuova di zecca, è facilmente immaginabile, dal momento che appare improbabile l’esecuzione, negli ultimi giorni, dei numerosi sondaggi e dei complessi approfondimenti geotecnici che un progetto di tale portata richiederebbe. Tuttavia poiché la ministra tiene “in grande considerazione la progettualità spontanea” (sic!) presenterà la proposta addirittura “in sede di Recovery Fund”. Ignorando non una “proposta” ma un progetto definitivo, pronto ed approvato: quello del Ponte.

Il tunnel è un diversivo

Atteggiamenti a dir poco surreali, che sanciscono quanto già in molti pensano: il tunnel è soltanto un diversivo per non parlare mia più del Ponte, opera di concreta realizzabilità ma per nulla amata al governo. E di ben altra attrattività, di ben altro valore simbolico rispetto ad un tenebroso tunnel. Basti pensare a ponti meno impegnativi presenti in ogni parte del mondo, dal Golden Gate al viadotto di Millau, mete ogni anno di decine di migliaia di turisti disposti ad un lungo viaggio solo per vederli. Il Ponte sullo Stretto sarebbe la più grande opera del genere mai realizzata al mondo, ed una sosta al centro direzionale previsto a Piale, insieme al Caravaggio di Messina o ai Bronzi di Reggio Calabria, costituirebbe un “pacchetto” turistico che si venderebbe in ogni parte del globo.

Quest’ultimo aspetto, di non secondaria importanza in un Paese tanto legato all’immagine, viene incredibilmente ignorato da parte di chi, pochi giorni or sono, si è esibito in lodi sperticate all’italico ingegno di fronte al Ponte S. Giorgio di Genova. Opera molto meno impegnativa, dal punto di vista tecnico, del Ponte sullo Stretto, ma anche molto più amata e meno “divisiva” per l’opinione pubblica… Nonché  per le forze politiche che sostengono il governo

Ing. Roberto Di Maria

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2 commenti

  1. Analisi perfetta.
    Complimenti

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  2. cialtroni che, per paura, non vogliono “toccare” il gruppo Caronte Tourist. Non si sa mai

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