Dalla dipendenza dall'alcol e le botte alla moglie al percorso verso una nuova vita

Dalla dipendenza dall’alcol e le botte alla moglie al percorso verso una nuova vita

Alessandra Serio

Dalla dipendenza dall’alcol e le botte alla moglie al percorso verso una nuova vita

martedì 15 Settembre 2026 - 19:00

La storia di un messinese denunciato dalla moglie maltrattata per 20 anni che ora tenta il recupero grazie al Centro per uomini violenti

Messina – Dalle botte alla moglie, vittima di quasi 20 anni di pesanti maltrattamenti, ad un percorso di recupero per uscire dalla dipendenza dell’alcool e dai comportamenti violenti. E’ la svolta tentata da un 49enne messinese, oggi seguito dal Sert e dal Centro per uomini autori di violenza di Messina. L’uomo, impiegato come operatore domestico, sta tentando di cambiare profondamente la sua vita, supportato dagli esperti dei due centri e si sta impegnando nel percorso, ancora molto lungo. Intanto per lui è arrivato il momento di pagare il suo conto con la giustizia, che lo ha raggiunto dopo la denuncia della donna nel 2025.

Quasi 20 anni di botte alla moglie, il processo a Messina

Il giudice Nunzio De Salvo ha riconosciuto il 49enne colpevole della lunga lista di accuse, riassunte nei reati di maltrattamenti in famiglia e lesioni aggravate nei confronti della moglie ma, alla luce del percorso intrapreso, ha accettato il patteggiamento della pena concordato tra il difensore, l’avvocato Ernesto Marcianò, e il pubblico ministero titolare dell’Accusa. La pena finale per l’imputato è di due anni di reclusione, interamente sospesa se continua ad aderire al percorso terapeutico tracciato da Sert e Centro per uomini violenti.

La denuncia della moglie

La speranza di una nuova vita, lontana dalle violenze e dalle minacce, adesso si affaccia anche per la moglie e i figli del 49enne, dai quali è al momento separato. La moglie nel 2025 ha infatti raccontato di un vero e proprio matrimonio da incubo, con violenze cominciate nel 2008 e mai interrotte. Una quotidianità di terrore fatta di insulti e umiliazioni, accuse di infedeltà, percosse, tirate di capelli, controllo economico e continue videochiamate per controllarne gli spostamenti. L’uomo l’avrebbe costretta anche a subire rapporti sessuali contro la sua volontà, minacciando ritorsioni. Tra gli episodi più gravi, uno risalente al 2024 quando il marito ha colpito la 45enne alla spalla una mazza da cricket, o quando le ha quasi rotto il naso, lasciandola sanguinante dal volto.

L’aiuto di un’altra donna e il supporto del Centro anti violenza

A convincere la donna a mettere la parola fine all’incubo è stata la datrice di lavoro. Dopo un paio di volte in cui la vittima si è presentata a casa della donna presso cui prestava servizio con lividi al volto, questa ultima l’ha convinta a farsi raccontare l’accaduto, scoprendo che la malcapitata subiva costantemente le sfuriate del marito, spesso ubriaco, che l’aveva colpita al volto e alla testa con un posacenere o con una pentola da cucina. Insieme alla datrice di lavoro e alle foto dei lividi, la vittima si è a quel punto rivolta ad un centro antiviolenza e, assistita dall’avvocata Pasqualina Fossari, ha presentato denuncia.

Dal processo alla fine di un incubo?

Per l’uomo è così scattato il divieto di avvicinarsi ai luoghi frequentati dalla moglie, rispettando una distanza di almeno 500 metri, e si è visto applicare il braccialetto elettronico. Adesso il Giudice De Salvo ha disposto la “liberazione” dalla misura cautelare e, piano piano, l’uomo si sta riavvicinando ai bambini, che incontra insieme agli assistenti sociali nell’ambito di sedute programmate e in modalità protetta per i minori.

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