Politica

Il ponte copre il vuoto politico e Messina non può fare da cavia

di Marco Olivieri

MESSINA – La città e il ponte sullo Stretto: che ne sarà di Messina? Se davvero fosse stato il ponte il vero obiettivo del centrodestra, chi governa lo avrebbe sottratto alla polemica quotidiana. Avrebbe dato ai tecnici tutto il tempo necessario per valutare appieno ogni aspetto, senza frette propagandistiche. Servono anni per valutare i dettagli di un’opera così impegnativa in un territorio così fragile. Oggi, invece, il ponte sullo Stretto viene utilizzato come chimera e feticcio utili a coprire il vuoto del centrodestra di Salvini e Meloni.

L’invasività dell’opera e il preoccupante impatto ambientale, l’analisi rigorosa degli enormi costi e dei benefici e la necessità di utilizzare i Fondi sviluppo e coesione su altri versanti: per una volta non è sbagliato dire che si deve pensare ad altro, nell’immediato e in tempi brevi, in termini di programmazione di servizi e infrastrutture. Chiamiamolo piano keynesiano o in un altro modo ma occorre, su scala europea, un progetto straordinario per fare del Mezzogiorno una perla d’Europa. E non più la Cenerentola dell’Occidente.

Manca però una politica all’altezza. La risposta alle 239 richieste d’integrazione da parte del ministero dell’Ambiente, alle tante riserve delle associazioni ambientaliste, in un documento di 536 pagine, e ai rilievi tecnici dei Comuni di Messina e Villa San Giovanni avrebbe potuto essere diversa, invece di limitarsi a rassicurare. Ammettiamo che la società Stretto di Messina riesca a replicare su tutto entro 30 giorni, come dichiara, i nodi sul piano strutturale rimangono tanti e comporterebbero un quid in più di riflessione e ponderazione. In ogni caso, su questi punti parleranno gli esperti e dovranno fare chiarezza.

Ha sottolineato il sindaco: “Il progetto del ponte era quello del 2011 ed è stato riaggiornato”, facendo riferimento a una “vecchia” Messina. Evidenzia Basile: “Probabilmente il progetto aveva bisogno non di una scadenza temporale finalizzata a chissà quale altro obiettivo (politico propagandistico ma Basile preferisce non dirlo, n.d.r.). Al contrario, bisognava arrivare alla Conferenza dei servizi con un’altra preparazione. Una preparazione che probabilmente avrebbe evitato che il Comune di Messina chieda, ad esempio, perché non sono state prese in considerazione le Zps, le Zone di protezione speciale”.

Un “antico” progetto ponte in una città che intanto è cambiata

E ancora: “C’è il tema della riserva naturale, con il cambio di morfologia in una zona dall’equilibrio sottile. I punti su cui chiediamo chiarimenti specifici riguardano la progettazione e la realizzazione. Ed è impensabile che da qui a sei mesi non si sappia dove si parte e dove si arriva, anche sul tema degli espropri. Mentre un altro tema fondamentale riguarda sia le opere a terra sia le opere complementari. Dalle analisi non si è verificata una valutazione oggettiva rispetto a com’è oggi la città”.

Come ha osservato l’ingegnere Sergio De Cola (“Invece del ponte”), “un’opera così importante non si confronta con gli strumenti urbanistici vigenti”. Nei rilievi presentati dalle associazioni al ministero dell’Ambiente, tanti gli elementi che meritano approfondimenti: “Dall’analisi costi benefici a cantierizzazioni, materie, vulnerabilità, qualità dell’aria, impatto acustico, dati sul traffico e impatti sulla pericolosità e il rischio sismico”. E, certo, vanno studiate con attenzione le 239 osservazioni dello stesso ministero, ad esempio, in tema di sicurezza e di assetto idrogeologico.

Su questi ambiti, spetta ai tecnici fare chiarezza.

Messina è già abbastanza terremotata per poter sopportare il peso di lavori così invasivi

Nel frattempo, però, il vuoto politico di un centrodestra, la sua incapacità di pensare al sud in termini di sviluppo, mentre propone l’autonomia differenziata, viene colmata in parte dall’idea salvifica del ponte. Sull’altro versante, Pd e Cinquestelle non possono limitarsi al “no” alla grande opera. Ma devono elaborare uno sforzo progettuale capace di offrire una prospettiva al Meridione. I due partiti, pur con i loro limiti, potrebbero, dall’opposizione, incalzare il governo e lavorare per incarnare un’alternativa credibile in futuro. Nessuno è esente da responsabilità, se la situazione d’infrastrutture e servizi è questa: centrodestra e centrosinistra non hanno dettato l’agenda ma hanno troppo spesso seguito il vento.

Messina non può essere la vittima sacrificale

Nel contesto messinese, invece, la sensazione è che i lavori per il ponte darebbero il colpo finale a una città terremotata da una crisi economica e di vocazione almeno trentennale. Una città che ha bisogno di trovare obiettivi e respiro europeo che la tolgano dal pantano dell’eterna emergenza. L’attuale vuoto politico è colmato da Salvini e Meloni con elementi simbolici, ma non adeguatamente pensati e rielaborati. Siano il premierato, l’autonomia differenziata o il ponte. E Messina non può essere la vittima sacrificale. Una cavia per annegare ancora di più nel caos e nell’assenza di senso.

Forse un altro futuro è possibile, in termini di progetti e idee, e qualsiasi scelta deve partire dall’idea di Sud che si vuole realizzare. Al contrario, senza un’adeguata preparazione collegata alla grande opera e senza un ragionamento infrastrutturale su tutto il Meridione, Messina è solo risucchiata in un grande incertezza, che si somma ai suoi problemi strutturali. Le richieste del ministero e l’analisi delle associazioni siano l’occasione per studiare bene quale sia la strada giusta da percorrere. Il tutto senza slogan e scorciatoie mediatiche.

A volte tornare indietro è il solo modo per poi prendere la rincorsa e ripartire con più slancio. E il punto di partenza non può che essere la questione meridionale. Il grande rimosso della politica italiana.