Donna Sarina ai futuri eletti: Hanno lasciato Messina in mutande, fate squadra

Più di una volta ho scritto che quella per le Regionali è stata la peggiore campagna elettorali degli ultimi anni: basata sul rancore, sugli insulti, sulle black list.

Allo stesso modo voglio pubblicamente complimentarmi con i candidati messinesi alle Politiche di domenica prossima: sia nel confronto di Tempostretto (vedi qui) che in tutte le occasioni di dibattito, sia mediatiche che nei luoghi d’incontro, hanno parlato di programmi, di cose concrete senza mai indulgere alla rissa.

Ma c’è di più ed è forse questa la novità che più mi fa sperare per il mandato che sta per cominciare. Ho notato che sia sull’Autorità portuale che sulla Corte d’Appello, come sul porto core e altre vicende analoghe, la posizione dei candidati sia unanime.

Ho notato, per la prima volta negli ultimi decenni, una “voglia” di fare squadra al di là degli steccati partitici, nelle questioni vitali che riguardano Messina.

Su flat tax, Ponte, migranti, giovani, lavoro, le idee e i programmi, giustamente, sono diversi ed opposti. Ci si può scontrare, si può essere contrari e votare contro.

Ma sulle spoglie, perché ormai è questo quello che resta, di Messina, non ci si può più dividere né essere assenti. Perché mentre la nostra ex deputazione era distratta o peggio, pensava solo ai fatti suoi e ai suoi personalissimi orticelli, Messina veniva di volta in volta scippata.

Messina, e mi scuso per la volgarità, è rimasta in mutande.

Ci sono riusciti perché nessuno ha alzato la voce o quando lo faceva restava da solo perché gli altri colleghi messinesi andavano in direzione opposta.

Così prima ci hanno tolto il cappotto. E nessuno ha fiatato. Poi la borsa (leggi Banca d’Italia). E nessuno ha fiatato. Poi il vestito, le scarpe, le calze, l’orologio eredità del nonno. Siamo rimasti nudi perché nessuno ha osato dire basta.

Ascoltando i candidati di tutti i partiti, confrontarsi su alcuni temi attuali, ho notato non solo la convergenza, ma la precisa volontà di fare squadra per non farci togliere quel poco che ci resta.

La fortuna è che, tranne Lo Monte (l’higlander dei Nebrodi) tutti i candidati sono all’esordio o al secondo mandato. Questo significa che, tranne Lo Monte, che quando viene eletto si dimentica di Messina il giorno dopo, la nostra nuova rappresentanza parlamentare potrà davvero sperimentare un metodo nuovo, sull’esempio di quanto visto all’Ars in occasione dell’Irccs-Piemonte.

FARE QUADRATO.

Se alza la voce una sola persona (lo ha fatto D’Uva per l’Autorità portuale autonoma o per la Corte d’appello) può non bastare, soprattutto se gli altri colleghi vedono in te un rivale e non un MESSINESE.

Se ad alzare la voce sono tutti i messinesi il discorso cambia.

Per questo voglio fare un APPELLO a chi dal 6 marzo approderà in Parlamento.

Non m’importa se litigate per le tasse o per l’ euro. M’importa che vestiate, almeno una settimana al mese, la stessa maglia, quella di Messina.

C’è troppo da lavorare per recuperare il tempo perduto, per togliere le macerie. Sarà impossibile farci restituire quel che ci è stato scippato. Ma se fate catenaccio almeno non ci toglieranno gli ultimi stracci che abbiamo addosso. Negli ultimi anni ci siamo ridotti a fare battaglie di retrovia e abbiamo perso pure quelle.

In queste settimane ho notato il rispetto reciproco tra tutti i candidati, e questa è una gran bella cosa. Quel che mi ha fatto sorridere è che davvero siamo migliori di come i social ci dipingono. Quanto più con pacatezza i candidati si confrontavano sui programmi tanto più strideva la violenza social dei Napalm 51. Il linguaggio dell’odio, per fortuna, stavolta è rimasto in mano alle tifoserie più accanite.

In una delle dirette facebook di Tempostretto i commentatori di due fazioni contrapposte si sono insultati per tutto il tempo ignorando quel che il politico stava dicendo. Alle tifoserie non frega niente né di leggere gli articoli né di ascoltare. Alcuni candidati mi hanno raccontato che ogni mattina devono cancellare dalle loro pagine Facebook decine e decine di insulti. Fa tristezza pensare che ogni notte ci sia qualcuno che invece di avere una vita normale trascorra ore dietro una tastiera a offendere gli altri. E’ come se qualcuno entrasse in casa nostra, non invitato, e vomitasse in tutte le stanze. E’ un peccato che ci siano queste tifoserie primitive perché ho ascoltato dibattiti molto interessanti.

Condivido quanto ha scritto Michele Serra su L’amaca di Repubblica: sarebbe bello poter votare un pezzo di ogni programma, perché non è tutto da buttare in quello che non votiamo e tutto da plaudire in quel che votiamo.

Tornando a Messina c’è un’altra figura che dovrà stare al fianco di questa squadra.

Il futuro sindaco. Abbiamo bisogno di un sindaco che non si consideri né l’allenatore di questa squadra né il bomber, ma che abbia l’umiltà di un portatore di palla pronto a segnare o a stare in porta se serve: con le antenne tese ad ogni tentativo di rapina.

Ricordo negli anni di Leonardi sindaco spesso il lunedì mattina i deputati venivano chiamati a raccolta a Palazzo Zanca per unire le forze, fare quadrato o beccarsi una strigliata.

Sarebbe bello avere una squadra come la nazionale, fatta di uomini e donne che durante il mese giocano per le loro singole squadre, la Juventus, il Milan, la Roma, ma che, quando arrivano i Lanzichenecchi a portarci via qualcosa, indossano la maglia giallorossa.

Forse è solo un sogno, ma molti di questi candidati hanno le caratteristiche giuste perché hanno trascorso gli ultimi anni vedendo andar via i figli, vedendo una città di vecchi, fiaccata, assopita sotto i suoi stessi vizi. Abbiamo finalmente l’occasione di scrivere pagine diverse. Ci sarà chi è più bravo, chi meno, ma Messina ha bisogno di voi. E ha bisogno anche di chi non ce la farà e mi auguro che resti comunque qui a sollecitare chi è a Roma per chiedere conto, per suggerire, per scrivere.

Non sono tutti bravi allo stesso modo e c’è chi a mio giudizio non è adatto per ricoprire quel ruolo, ma chiunque venga eletto ha un solo dovere: RISPETTARCI, nonostante la peggiore delle leggi elettorali, anzi proprio a dispetto del Rosatellum.

Rosaria Brancato