Oggi è in gran parte zona militare ma ha un enorme potenziale naturalistico, storico e paesaggistico. E si deve attendere la bonifica
MESSINA – La Zona Falcata (o Penisola di San Raineri/Braccio di San Raineri) è uno dei luoghi più iconici e suggestivi di Messina. Si tratta di una stretta penisola sabbiosa che si protende nello Stretto di Messina, formando una curva a forma di falce (da cui il nome greco Zancle, dal siculo Zanklon, falce) che protegge il porto storico della città dalle onde dello Scirocco e dell’Ostro. Oggi è in gran parte zona militare (Arsenale), ma ha un enorme potenziale naturalistico, storico e paesaggistico.
La penisola rappresenta la parte emersa di un più grande promontorio sottomarino che si allunga fino all’area della Madonnina. E’ costituita principalmente da sedimenti sabbiosi e ciottolosi di origine alluvionale, tipici delle formazioni quaternarie costiere della zona. Si tratta di una struttura di sedimenti che collega la terraferma a quello che un tempo poteva essere un isolotto (per qualcuno nota come isola di San Giacinto).
Ma come si è formata?
Questa penisoletta si è formata attraverso processi geomorfologici litorali, con accumulo di sedimenti trasportati dalle correnti dello Stretto, dalle fiumare peloritane (in particolare il Portalegni che prima del 1600 sfociava dentro il porto) e dall’azione delle onde e delle forti correnti di marea. La linea di costa messinese (da Capo San Raineri verso nord) ha subito intensi processi di deposizione e progradazione durante il Quaternario. Il substrato profondo include probabilmente rocce metamorfiche del basamento peloritano (Paleozoico), coperte da sedimenti marini terziari e quaternari. Una teoria accreditata parla di rocce metamorfiche di base sormontate da depositi più recenti.

La forma a falce è il risultato di dinamiche costiere, come l’accumulo di materiale sabbioso in un ambiente ad alta energia idrodinamica, influenzato dai forti vortici e correnti dello Stretto (Scilla e Cariddi) che entrano da Capo Peloro (scendende). Non è una struttura rocciosa rigida, ma un accumulo dinamico, soggetto a erosione e deposizione. Nel contesto più ampio dello Stretto, l’area è influenzata dalla tettonica attiva (faglie complesse tra placche africana ed eurasiatica), con scarpate sottomarine e sedimenti recenti deformati.
I fondali intorno alla penisola presentano scarpate e pendii con sedimenti sabbiosi e ciottolosi che degradano verso il centro dello Stretto, con autentici strapiombi. Le correnti forti modellano continuamente questi versanti, innescando anche frane sottomarine e depositi torbiditici. La piattaforma costiera è stretta e passa rapidamente a maggiori profondità.
Storia e insediamenti preistorici
La zona ha una frequentazione umana molto antica, anteriore alla fondazione greca di Zancle (intorno all’VIII secolo a.C., 756-757 a.C. circa da coloni calcidesi e greci). Si hanno tracce di frequentazione nel tardo Neolitico ed Eneolitico nell’area dello Stretto (dune tra Ganzirri e Capo Peloro). Nella zona della futura Falcata e centro di Messina ci sono insediamenti dall’Età del Bronzo (2500-1050 a.C. circa), con ceramica a mano, industria litica in selce e ossidiana, manufatti in osso (tra cui un flauto). Ritrovamenti significativi negli anni ’60-’70 (es. isolato 172) e necropoli con pithoi. Esistevano anche insediamenti fortificati sui rilievi vicini. Uno storico come Francesco Maurolico datava una “fondazione” pregreca intorno al 1759 a.C.

I Greci sfruttarono la forma naturale della falce per creare un porto protetto (Akte), e la penisola divenne centrale per la difesa e il controllo dello Stretto. Ma la storia di questo lembo di terra è davvero straordinaria. Nel tempo ospitò eremiti (San Raineri nel XII secolo), lazzeretti, cimiteri, fortificazioni (Cittadella spagnola, Lanterna del Montorsoli del XVI secolo, Forte del Santissimo Salvatore) e strutture militari.
Le politiche fallimentari degli anni ’60, l’inquinamento e le future bonifiche
Purtroppo la politica degli anni 60’ ha fatto tutto ciò che si poteva fare per deturpare uno dei luoghi simbolo più belli di Messina, e dell’intera Sicilia. La piccola penisola è stata fortemente antropizzata e degradata. Basti pensare che negli anni 70’ la spazzatura della città veniva scaricata in mare, in barba a ogni etica ambientale. Ma nonostante questo la penisola conserva aspetti naturalistici di pregio, con vegetazione costiera psammofila (adattata alle sabbie), avifauna marina e migratoria (grazie alla posizione nello Stretto, importante rotta migratoria), e paesaggi unici sul mare. Le acque circostanti sono ricche di biodiversità marina tipica dello Stretto, anche se impattate dalle attività umane.
Il problema maggiore è l’inquinamento storico da attività industriali (ex Smeb/Degassifica, inceneritore, ecc.). Nell’area sono state riscontrate contaminazioni diffuse da metalli pesanti, idrocarburi e solventi. Le acque sotterranee sono influenzate da intrusione marina e degradazione anaerobica.

Esistono piani concreti di bonifica. I fondi stanziati sono circa 20 milioni di euro annunciati per la prima fase di rimozione fonti primarie/secondarie di inquinamento, demolizioni, con progetti di fattibilità e studi già pronti. L’obiettivo per il futuro è trasformare l’area in zone a verde, parchi e fruibili, eliminando tutto ciò che ha inquinato il sottosuolo negli ultimi decenni.
Una volta concluse le bonifiche bisognerà trasformare quest’area nella più grande attrazione naturalistica di Messina. Il recupero paesaggistico, con sentieri, aree di osservazione dello Stretto, ripristino di dune e vegetazione autoctona, potrebbe essere già un primo obiettivo per aprire questo scrigno ai flussi turistici internazionali. Inoltre un altro passo importante è quello della valorizzazione storica, con percorsi archeologici (basti pensare solo alla Cittadella, e alla Lanterna) e musealizzazione all’aperto.
Con la sua posizione unica, la forma iconica e la storia millenaria, una Falcata bonificata potrebbe diventare un parco costiero di livello internazionale, simbolo di rinascita di Messina, dopo decenni di incuria e abbandono. Un mix di natura, geologia attiva, archeologia e panorama sullo Stretto. I lavori di bonifica rappresenterebbero un passo epocale per la città.

