Dal siracusano partono i cacciamine in azione nel dopo accordo su Hormuz. Il progetto della Marina sulla Falce messinese, invece...
L’Italia pronta alla missione navale nei teatri di guerra, ma sempre in uno scenario post conflitto e previa autorizzazione del Parlamento. L’annuncio della presidente del Consiglio Giorgia Meloni sulla questione Stretto di Hormuz arriva nelle ore cruciali delle trattative Usa-Iran. Nei delicati scenari internazionali, la Sicilia ha un ruolo strategico, dalle basi Nato ai porti, alcuni dei quali sotto la lente della Difesa, in vista di un maggiore impegno attivo del nostro paese. Così, se da Augusta si sono già mosse le prime navi, a Messina si guarda al potenziamento della zona falcata.
I nuovi assetti a Orizzonti Navali
Il progetto è della Orizzonti Sistemi Navali, partecipata Leonardo e Fincantieri, titolare delle maggiori commesse pubbliche in ambito difesa, che proprio in questi giorni ha rinnovato il Consiglio di amministrazione, affidando all’ex militare Enrico Credendino la presidenza, mentre amministratore delegato resta Giovanni Sorrentino.
Il progetto Ppx, che cos’è e cosa centra Messina
La società ha in cantiere il potenziamento strutturale della zona falcata per alloggiarvi pattugliatori d’altura di nuova generazione. I “Lavori di adeguamento infrastrutturale della Base Navale di Messina per garantire l’ormeggio di nuove unità navali tipo PPX”, si legge sul sito del Ministero dell’Ambiente e della sicurezza energetica, è fermo alla Valutazione di impatto ambientale. La Direzione valutazione ambientale a novembre 2025 ha depositato la relazione finale (responsabile del procedimento l’arch. Claudia Pieri) proponendo che il progetto venga sottoposto a Via e Vas appunto, dopo aver esposto diversi appunti. Gli ingenti volumi di materiali movimentati, l’ampliamento delle banchine, l’impatto sulla flora e la fauna marina e i reperti archeologici presenti, peraltro in un’area già molto inquinata e che presenta danni ambientali – scrive la Direzione – la durata delle opere di cantierizzazione e l’assenza di un’analisi di impatto ambientale, conducono a considerare che “…l’entità e la complessità delle opere in progetto, si ritiene che per i “Lavori di adeguamento infrastrutturale della Base Navale di Messina per garantire l’ormeggio di nuove unità navali tipo PPX”, non sia possibile escludere la sussistenza di potenziali impatti significativi e negativi legati alla realizzazione e all’esercizio delle opere previste”. Sul sito non risultano successivi passaggi.
Il progetto della nuova banchina
Il programma si chiama PPX (noto anche come programma “OPV – Offshore Patrol Vessel”) dello Stato maggiore della Marina Militare mira a rafforzare le capacità di sorveglianza navale delle acque nazionali ed internazionali e di proiezione avanzata delle forze armate italiane in ambito NATO ed extra-NATO. Ppx prevede per la base della Marina Militare di Messina mira all’alloggiamento di pattugliatori d’altura di nuova generazione in via di realizzazione dalla società OSN – Orizzonte Sistemi Navali, joint venture dei colossi del comparto militare-industriale Fincantieri SpA (51%) e Leonardo SpA (49%). Sul sito ufficiale della Orizzonti si legge di prime consegne previste per il 2027, anche se alla successiva comunicazione relativa alle prime operazioni, la consegna prevista viene indicata al 2028. “La realizzazione dell’Hub militare del Mare di Messina – scrive il giornalista Antonio Mazzeo – vede come general contractor l’Associazione temporanea di imprese (ATI) composta da Fincantieri Infrastrutture Opere Marittime di Genova e FINSO (Fincantieri Infrastrutture Sociali) SpA di Firenze e come progettista F&M Ingegneria SpA di Mirano (Venezia)”. Nella nuova banchina di 210 metri ad integrazioni delle attuali banchine del Forte, Pontile Comando e Pontile Commissariato si realizzeranno, anche attraverso interventi a terra. strutture da “destinare al mantenimento tecnico/operativo delle navi attraverso la realizzazione di magazzini/depositi, uffici, edifici destinati alla logistica quali alloggi, mense, attività ricreative ed uffici per il personale”.
I quattro pattugliatori alla Falce
I quattro pattugliatori d’altura in costruzione nei cantieri navali di Riva Trigoso e del Muggiano di Orizzonti dovrebbero essere consegnati alla Marina tra il 2030 e il 2032 anche se sul sito la prima consegna viene indicata per il 2027 in un comunicato, nel 2028 al comunicato di lancio dell’avvio delle prime operazioni vere e proprie in cantiere. Costeranno almeno 236 milioni di euro e avranno una lunghezza di 95 metri ed una larghezza di 14,2 per 2.400 tonnellate.
I cacciamine a Hormuz salpano da Augusta
Al momento a Messina è tutto fermo, quindi, mentre ad Augusta già lo scorso 15 maggio sono salpati i cacciamine Crotone e Rimini diretti Gibuti, avamposto cruciale per lo Stretto di Hormuz, nell’ambito della missione difensiva europea Eunavfor Aspides, mettendo a disposizione capacità d’eccellenza nelle contromisure mine di cui non tutti i partner dispongono. I mezzi sono fondamentali per lo sminamento dei fondali.

