Eccellente messa in scena con la regia di Maifredi e l'interpretazione di tutto il cast. Con Mino Manni nei panni sia di Odisseo, sia di Aiace
Il 5 agosto presso il Teatro Antico, per la sezione principale “Tindari Classica” della attuale Rassegna Abumanesimo, è andato in scena “Aiace di Sofocle”. L’eroe greco dell’intitolazione è, come è noto, fra i protagonisti dell’Iliade omerica e figura nell’Odissea, nell’incontro nell’Ade, ove rifiuta di parlare con Ulisse per il tremendo rancore nei suoi confronti, mai sopito, a causa della gara per le gloriose armi di Achille, assegnate dopo la sua convincente oratoria, dai condottieri Atrei, ad Odisseo e non ad Aiace stesso: da questo accadimento è promanata la sua pazzia che, per traviamento di Atena, lo ha però indotto allo sterminio crudele del gregge e delle giovenche dell’esercito greco e indi a darsi la morte per il tremendo disonore. Si parla di Aiace Telamonio, figlio del re di Salamina, fortissimo guerriero che nella spedizione contro Troia ha capeggiato il contingente dei Salaminii.
Il furore di Aiace ne causa il disonore e Odisseo primeggia ancora
Atena, Odisseo, Aiace, Tecmessa, Menelao,Teucro e Corifeo i personaggi portati in scena in una delle tragedie odissiache (unitamente ad Ecuba e Filottete) in prima nazionale per il settantesimo Festival teatrale tindaritano.
La traduzione, in guisa consona, si è attestata alla grecista Maria Grazia Ciani che si è avvalsa della consulenza letteraria dell’esperto Giorgio Ierano; la regia, assai curata, è stata di Sergio Maifredi e le assonanti musiche originali del direttore artistico della rassegna, Mario Incudine e di Edmondo Romano, con esecuzione strumentale dal vivo di quest’ultimo, e melodie sonore, in forma di ballata, con accompagnamento della chitarra elettrica di Tommaso Imperiali quale Corifeo, che da egregio cantautore ha trascritto i testi a partire dalla poesia “Aiace” di Vincenzo Cardarelli; una produzione Teatro Pubblico Liguria/Teatro Cavour – Centro di produzione teatrale. La eccellente resa delle figure principali della tragedia è stata espressa da Mino Manni, nei panni sia di Odisseo che di Aiace, Mariella Speranza ha impersonato Atena e Tecmessa e i giovani Pietro Cerchiello,Tommaso Imperiali e Alessandro Persichella hanno infine degnamente completato il cast.
I costumi, improntati al minimalismo, con il rosso mantello del folle Aiace e le maschere a celare taluni volti, rendendoli giustamente imperscrutabili, sono stati infine riferibili a Paola Ratto; anche le scene sono apparse indovinate, con allestimento di una pedana rotonda centrale, resa quale fulcro dei funesti eventi e quattro sedie allocate più in alto, ove, via via, hanno preso posto i diversi personaggi.
L’accattivante spettacolo ha tratto la sua genesi dal ciclo ininterrotto di prove aperte al pubblico presso la sala storica di Imperia: è lì che si è delineata la figura dell’Ulisse teatrale, dalla trilogia della drammaturgia classica di Sofocle ed Euripide, ove l’eroe mitico è in maniera differenziata pur sempre al centro dei rispettivi script. Ha colpito nel segno la scelta, assai consona, di fare interpretare sia il sanguigno Aiace che il diplomatico e scaltro Ulisse, da un identico attore, a significare che i tratti identitari e caratteriali dei due eroi possono convivere fino a ritrovare composizione e sintesi nella convincente resa di entrambi ad opera di M. Manni, che ne ha saputo ben modulare le articolate caratterizzazioni. Peraltro, l’Odisseo dell’opera presenta peculiari doti di comprensione empatica ben espressa con convinzione nel confronto con Teucro, fratellastro del defunto, giunto fin lì a reclamarne la sepoltura contro Menelao che avrebbe voluto lasciarlo insepolto. Ulisse riesce allora a trovare le giuste parole, riportando una sorta di tardiva giustizia con l’ammettere che ad Aiace, nella disputa intercorsa, essendo il più valoroso fra gli Achei dopo Achille, sarebbero dovute spettare le armi di quest’ultimo.
La performance giunge cosi a compimento, gli animi si placano, pur se Tecmessa è apparsa, come da copione, figura relegata ai margini: già di stirpe regale, poi ridotta in schiavitù e andata in isposa ad Aiace, vorrebbe confortarlo e farlo desistere dai ferali propositi ma non trova in lui alcuna considerazione venendo zittita con parole trancianti tristemente note: “Alle donne si addice il silenzio”. Ella, come si intuisce, non avrà di certo nel prosieguo, insieme al piccolo figlio, una sorte felice.
Applausi scroscianti hanno sottolineato, anche a scena aperta, da parte del folto pubblico, i passaggi salienti e premiato la valente espressività attoriale, che è stata in grado di fondersi, senza che alcun interprete dominasse a scapito di altri, con la brillante direzione a fondere sapientemente il tutto.

