I provvedimenti del sostituto Ammendola consegnati stamani dai Carabinieri. Sotto accusa i vertici dell’azienda per fatti dal 2003 al 2009: si parla di indebite appropriazioni di straordinari e “premi corse”. La Corte: «Se qualcuno ha sbagliato pagherà, ma non facciamo di tutta l’erba un fascio»
Un vero e proprio terremoto ha scosso stamani le fondamenta dell’Atm. I carabinieri, infatti, si sono recati negli uffici di via La Farina per notificare ben 23 avvisi di garanzia, che hanno colpito soprattutto i vertici aziendali. Ad essere raggiunti dai provvedimenti, firmati dal sostituto procuratore Stefano Ammendola, sono stati: Carmelo Agostino Chierchiaro, Antonio Cardia, Carlo Caruso, Rocco Centorrino, Claudio Conte, Giuseppe Currò, Armando De Gaetano, Bartolo Enea, Orazio Famulari, Ferdinando Garufi, Luigi La Caria, Francesco Lisa, Francesco Lombardo, Santo Manganaro, Salvatore Orlando, Orazio Parisi, Pietro Pasto, Emilio Prestipino, Federico Sorrenti, Pietro Tracuzzi, Salvatore Zaccone e Fortunato Zagarella. L’accusa è di associazione a delinquere finalizzata alla truffa aggravata, per fatti verificatisi dal 2003 al 2009. La Procura avrebbe puntato i riflettori, in particolare, sugli straordinari e sui cosiddetti “premi corse”. Questi ultimi sono frutto di un accordo sindacale, ratificato dal Consiglio d’amministrazione, secondo cui per un certo numero di corse veniva percepito un premio. Premio difficilmente giustificabile in quei periodi in cui erano più le macchine in azienda che quelle in circolazione, sebbene pare che una clausola interpretativa “tutelasse” i lavoratori in presenza di difficoltà oggettive riconducibili all’azienda.
Il commissario straordinario dell’Atm Cristofaro La Corte ha appreso tutto “in diretta” questa mattina quando le “gazzelle” dei Carabinieri hanno raggiunto l’azienda. «Se qualcuno ha sbagliato è giusto che paghi – ci dichiara – ma mi preme che non si faccia di tutta l’erba un fascio. Il problema dei premi era già stato evidenziato e si stavano prendendo i dovuti accorgimenti, sui quali mi confronterò con l’amministrazione: i premi dovranno essere in linea con i contratti nazionali e, soprattutto, dovranno rispondere ad una reale produzione. Da parte nostra c’è massima collaborazione con l’autorità giudiziaria, con una figura che fa da tramite, e sono fiducioso, dopo questa accelerazione, che si potranno chiarire alcuni punti oscuri per chiudere una volta per tutte questo capitolo dell’illegalità».
La Corte non ha titubanze nel parlare di «gestione approssimativa negli anni precedenti, con errori di carattere amministrativo-gestionale non sempre interamente addebitabili all’azienda. Di strettissima intesa col Comune stiamo lavorando per uscirne fuori con prospettive valide. Stiamo elaborando un piano di rientro del debito garantito dal Comune in modo da bloccare anche i crediti. Stiamo lavorando con la Comunità europea per gli investimenti e patrimonializzare l’azienda, e posso dire anche che stiamo forzando la mano per realizzare un bilancio di trasformazione. Ci crediamo, ma sarà necessario chiudere il cerchio della riorganizzazione aziendale, che fa acqua da tutte le parti. A breve, ad esempio, adotteremo dei concorsi per figure apicali tecniche che l’azienda non ha». Certi ruoli, infatti, sono ricoperti con «avanzamenti di carriera fatti furbescamente per rispondere a sollecitazioni interne ed esterne. Ma voglio dire anche che si è voluto fare del direttore Conte il capro espiatorio di tutto: posso testimoniare che ha prodotto montagne di ordini di servizio regolarmente disattesi. Quest’azienda – conclude La Corte – ha bisogno di un risanamento “morale”, non solo economico».
