Messina ha bisogno di un risveglio culturale. E l'azione dei cittadini può avere effetti benefici su istituzioni e partiti
di Marco Olivieri
MESSINA – L’espressione colorita l’ha usata ieri l’artista Lelio Bonaccorso. Durante la manifestazione per far tornare il patrimonio dell’Archivio di Stato a Messina, così si è espresso: “La cultura può essere un’occasione di crescita economica. Abbiamo bisogno di spazi pubblici idonei. Non dei privati che domani si svegliano e chiedono lo sfratto. Scriviamo tutti, giriamo video, rompiamo le palle, come faccio io dalla mattina alla sera. L’Archivio di Stato è la solo la punta di un iceberg di una situazione culturale da risvegliare. Dobbiamo batterci per la cultura e per gli spazi pubblici destinati alla cultura a Messina. Ne va del nostro futuro”.
L’espressione colorita può servire, per una volta, ad accendere i riflettori sulla necessità di un’azione civica incisiva che funga da pungolo per le istituzioni. Non a caso ha evidenziato sempre Bonaccorso: “Questa è una lotta per il futuro. Non per il passato. Sono risorse che ci servono per progettare il futuro. Il nostro voto ha un peso e chi ci rappresenta lo deve fare in maniera dignitosa. Dove sono i parlamentari? Per anni non si è fatta una progettazione. E voglio anche ricordare: secondo la legge, l’Archivio Quasimodo non si può smembrare. Noi adesso alziamo il tiro. Perché a Messina si devono fare sempre le cose a metà? Stiamo cominciando a rispondere. Non come nel passato che si accettava di tutto. E lo devono capire tutti. Trovo inaccettabile che tremila anni di storia siano stati cancellati. Una mancanza di memoria che abbiamo il dovere di recuperare. I musei e gli archivi sono luoghi che custodiscono le radici. In una città che ha perso tutto le basi sono fondamentali”.
Per Messina serve un legame fertile tra memoria e apertura al futuro
In una città spesso sonnacchiosa si stenta a dare centralità alla cultura e al suo patrimonio. Ben venga, dunque, il civismo di cittadini che pongono questioni fondamentali per il futuro di Messina. Della sua identità. Il tutto in un’ottica dinamica, non legata in modo sterile al passato. Ma la memoria può costituire un potente strumento di rinascita se s’intreccia con un’idea di futuro. Potenzialità economiche, riscatto sociale, valorizzazione culturale possono trovare una felice sintesi. E occorre agganciarsi a una prospettiva di ringiovanimento e ripopolamento che può trovare in una città universitaria dal respiro multiculturale una chiave decisiva per il cambiamento.
Non meno importanti la riforma della burocrazia, la rigenerazione urbana e il recupero di ogni zona periferica, la possibilità per le imprese d’investire nei nostri territori e l’apertura all’innovazione tecnologica. Servizi pubblici e nuove possibilità lavorative in un’idea di città aperta al cambiamento. E tutto questo ha anche a che fare con il manifestare ed esprimere un punto di vista civico utile per svegliare il lungo sonno della politica e degli agonizzanti partiti.
Un ponte culturale con le nuove generazioni
In questo contesto, serve un ponte culturale con i più giovani. Con i ragazzi delle scuole e delle Università. Con il nostro futuro, insomma. E, quando si mobilitano, lo dimostrano anche le recenti manifestazioni per Gaza e contro il genocidio, la spinta civica diventa davvero capace di produrre effetti benefici.
Dunque, buon risveglio Messina. C’è tanto lavoro da fare. E da progettare.

Rompere è il modo per ottenere dei risultati? Nessuno rompe per i cortili delle scuole primarie.